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“CITTA’ E CLIMA”: RAPPORTO DI LEGAMBIENTE SUGLI EVENTI METEO ESTREMI (811 IN 11 ANNI). ROMA LA PIU’ COLPITA (93). LA CLASSIFICA

Piogge intense, allagamenti, trombe d’aria ed esondazioni di fiumi. Negli ultimi 11 anni, dal 2015 a oggi, sono stati 811 gli eventi estremi che hanno investito i 136 centri urbani con oltre 50mila abitanti: di questi, appena il 39,7% ha adottato un piano di adattamento al cambiamento climatico. Soltanto nel 2025, da gennaio a settembre, ne sono stati registrati 97. Segno che il fenomeno, purtroppo, è in aumento. E Roma Capitale è la metropoli più colpita.

I dati raccolti e diffusi da Legambiente per il suo nuovo Rapporto “Città clima” documentano un quadro allarmante per tutta l’Italia. Più in dettaglio, nel periodo considerato, gli allagamenti provocati da piogge intense sono stati 371, le raffiche e trombe d’aria 167, le esondazioni fluviali 60. Sono 55 le infrastrutture danneggiate dall’acqua e dal caldo, con un impatto soprattutto sulla rete dei trasporti, a cui s’aggiungono 33 grandinate da grandine.

La Capitale, da sola, conta 93 eventi meteo estremi; seguita da Milano con 40, di cui 16 esondazioni; e quindi Genova (36), Palermo (32), Napoli (20) e Torino (13). Tra le grandi città, il capoluogo della Campania è l’unico a non aver adottato finora un piano o una strategia per proteggersi dalle calamità naturali. Così pure, nei Comuni fra 150mila e 500mila abitanti, anche Bari, Reggio Calabria, Prato e Perugia. E, tra quelli entro i 150mila abitanti, Como, Lamezia Terme, Massa, Potenza e Fiumicino.

 

È la mappa aggiornata del Malpaese. L’associazione ambientalista ribadisce perciò al governo la necessità e l’urgenza di stanziare le risorse per finanziare la completa attuazione del Pnacc (Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico). A due anni dalla sua approvazione, restano ancora 361 misure da adottare a livello nazionale e regionale. Un ritardo inaccettabile, di fronte a questa emergenza meteorologica che, a questo punto, è diventata ormai cronica.

Per Legambiente, è necessario poi istituire un Osservatorio nazionale per monitore e tenere sotto controllo il fenomeno. L’altra grande priorità è quella di approvare una legge per fermare il consumo di suolo che interessa il nostro territorio: nel 2024 il cemento ha ricoperto ben 84 chilometri quadrati della Penisola, come risulta dal Rapporto Ispra di cui Amate Sponde ha riferito in un recente articolo (https://www.amatesponde.it/litalia-del-cemento/). E infine, occorre vietare l’edificazione nelle aree a rischio idrogeologico.

Dichiara il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, al quotidiano Avvenire in un articolo a firma di Daniela Fassini: “La crisi climatica in atto e i pesanti imbatti a livello ambientale, economico, sociale e sanitario ci ricordano l’urgenza di azioni concrete. In Italia al momento l’unica urgenza sembra essere quella legata al Ponte sullo Stretto di Messina, dimenticando la sicurezza delle persone esposte agli effetti del cambiamento climatico. Oggi occorre, invece, investire in interventi che incrementino la capacità di resilienza delle città in termini di mitigazione e adattamento”.

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