Per una di quelle singolari coincidenze che nei giornali possono anche capitare, il Corriere della Sera di venerdì 7 novembre ha pubblicato a firma di Paola Pica un’intervista alla prima rettrice dell’Università Statale, Marina Brambilla, la quale annuncia che “Milano diventerà un laboratorio europeo di conoscenza e sviluppo sostenibile”; e nell’inserto settimanale “7” un lungo articolo di Ferruccio De Bortoli, già direttore del quotidiano di via Solferino, intitolato “Milano, io ti amo ma non mi piaci più”. E trattandosi della cosiddetta “Capitale morale”, la questione assume un interesse nazionale. Molti anni fa, sulle pagine locali di Repubblica, furono Giorgio Bocca e Camilla Cederna a incrociare le loro penne sul tema “Milano, bella o brutta?”. Ma, evidentemente, il tempo passa e i problemi socio-ambientali restano e anzi aumentano.

Scrive De Bortoli: “L’educazione sentimentale di questa città, che si è sempre sentita diversa dal resto d’Italia, proibisce di apparire troppo e anche di lamentarsi più di tanto. È una regola antica, frutto della saggezza popolare, ma anche di un tratto elegante e peculiare della cittadinanza ambrosiana venuto sciaguratamente meno negli ultimi tempi”.
A suo parere, “la recente inchiesta giudiziaria sul settore immobiliare è un acceleratore di questo malessere. Ma anche la spia di qualche patologica esondazione degli interessi privati su quelli pubblici e la dimostrazione che, quando si è troppo celebrati, si cade nell’equivoco di pensare che il benessere tocchi tutti”.
Più avanti, l’ex direttore del Corriere aggiunge: “Milano si è sviluppata verso l’alto, con grattacieli di famose archistar, apprezzati e comprati soprattutto dalle persone che possono permettersi di abitare in alto”. E perciò, la metropoli lombarda “ha bisogno di cambiare”.

Di rimando, la rettrice della Statale, in carica da un anno, prima donna in 101 anni ad assumere questo ruolo, manifesta un maggiore ottimismo sulle sorti della città. “Qui c’è una comunità viva, consapevole della sua storia e proiettata sul futuro”, dice la professoressa Brambilla. E parla del progetto Mind che sta per diventare “Milano Innovation District”, il grande distretto dell’innovazione nato sull’area dell’Expo 2015. Un investimento da 458,2 milioni di euro, il 51% privato e il 49% pubblico, sostenuto dalla Regione Lombardia e dal governo.
Si tratta di “un eco-sistema pubblico-privato dove convivono ricerca, formazione, sanità e impresa”. Qui si trovano l’Human Technopole, il nuovo Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, il Cnr e, dal 2027, si aggiungerà il nuovo campus scientifico della Statale”. I master di questo polo riguarderanno settori strategici come bioemergenze e la salute globale, business innovation, internazionalizzazione del Terzo settore, editoria e comunicazione.


