Da Milano a Capri, il maltempo imperversa sull’Italia e da un capo all’altro della Penisola è alluvione continua: “Bosco verticale, palude orizzontale” ironizza Simone Lenzi (@Simone_Lenzi), autore di una foto emblematica postata su “X” in polemica con la proliferazione dei grattacieli nella metropoli lombarda e pubblicata qui sopra.
Ricordate quell’altra foto della premier Giorgia Meloni in stivali di gomma, camicia verde e maniche rimboccate, che camminava nell’acqua dopo l’alluvione dell’Emilia Romagna nel 2023? E il volo in elicottero con la presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen, sulle zone allagate? E l’annuncio che il governo avrebbe stanziato oltre due miliardi di euro per il soccorso e l’assistenza alle popolazioni e alle aziende? E ancora, la promessa di 4,5 miliardi per la ricostruzione post-alluvione?

A due anni di distanza, mentre il maltempo si accanisce ancora sull’Emilia Romagna, la situazione non è migliorata granché. È vero che il dissesto idrogeologico dura da molti anni e chiama in causa le responsabilità delle amministrazioni di centrosinistra che hanno governato la Regione. Ma che cosa ha fatto da due anni a questa parte il governo centrale di centrodestra? E la nuova amministrazione regionale di centrosinistra? Quanto e come è stato speso di tutto quello che era stato annunciato e promesso?

È impietoso il bilancio pubblicato nei giorni scorsi da un giornale come La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, certamente non sospetto di pregiudizi o di ostilità nei confronti di questo governo. In un articolo a firma di Patrizia Floder Reitter, intitolato “Argini dei fiumi romagnoli in rovina. Con le prime piogge è già disastro”, si legge fra l’altro: “Dopo la terribile alluvione del 2023 erano state promesse delle bonifiche, interventi al minimo. E i risultati si vedono”. Nello stesso testo, si riferisce la polemica reazione del comitato Amici del Santerno: “Non hanno fatto i lavori i lavori sui fiumi. Abbiamo firmato interrogazioni regionali, senza risposte”. E qui va precisato che l’attuale presidente della Regione, dal 13 dicembre 2024, è Michele De Pascale, sostenuto dalla coalizione fra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, eletto con il 56,77% dei voti.
All’inizio di agosto, lo stesso governatore dichiarava: “Chi fa parte delle istituzioni, a qualunque livello, ha il dovere di rispondere con trasparenza, concretezza e rispetto alle cittadine e ai cittadini, soprattutto quando si parla della ricostruzione post-alluvione, un impegno che riguardava la vita quotidiana e la sicurezza delle persone e il futuro dei territori”. E commentava positivamente la presenza stabile a Bologna della struttura commissariale, una sede messa a disposizione dalla Regione.

Ma già in precedenza un articolo di Marco Palombi, pubblicato sul Fatto Quotidiano e ripreso da Amate Sponde (https://www.amatesponde.it/acqua-opere-ferme/), denunciava la paradossale situazione di soldi stanziati e non spesi. “Il Pnrr scade fra dieci mesi e i pagamenti sono poco sopra il 20%”, si leggeva nel testo. E in particolare, per quanto riguarda l’Emilia Romagna, “i progetti sono sotto l’1%”.
Fatto sta che, purtroppo, le piogge sono arrivate e la regione si trova di nuovo nella stessa situazione di due anni fa, in un intreccio di responsabilità fra governo centrale e governo locale. La prima necessità è quella di rinforzare gli argini dei fiumi per evitare che straripino. Poi, occorre completare le casse di espansione che consentono di raccogliere e trattenere l’acqua che esonda. Ma la realizzazione di queste opere di sicurezza è risultata lenta e tardiva. E di tempo, finora, se n’è perso già troppo.


