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ACQUA, OPERE FERME: LE RETI DISPERDONO IL 42%. PAGAMENTI SOTTO IL 20%, IN EMILIA ROMAGNA PROGETTI BLOCCATI ALL’1%

Reti idriche, alluvioni e frane. Nella “catena” dell’acqua, le opere in cantiere già finanziate sono ferme al palo. Gravi ritardi si registrano nelle spese previste sia dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sia dal Fondo europeo di sviluppo regionale. E in vista dell’autunno, con il ritorno della stagione delle grandi piogge, la situazione appare allarmante: soprattutto in Emilia, la regione a cui la premier Giorgia Meloni in stivali, camicia e maniche arrotolate (nella foto sotto) aveva promesso interventi rapidi per il dissesto idrogeologico e dove invece i progetti sono sotto l’1%.

La denuncia proviene da un articolo di Marco Palombi pubblicato in prima pagina sul Fatto Quotidiano. L’Italia, insomma, stanzia soldi per queste opere ma poi non riesce a spenderli. Il Pnrr scade fra dieci mesi e i pagamenti sono poco sopra il 20%. Si tratta in primo luogo della rete idrica nazionale, obsoleta e piena di buchi, che – è proprio il caso di dirlo – “fa acqua da tutte le parti”: secondo i dati Istat relativi al 2022, le infrastrutture attuali ne disperdono circa il 42%. Ma sono indietro anche le opere per la realizzazione dei bacini di raccolta e quindi per la prevenzione delle alluvioni che flagellano la Penisola.

A documentarlo è una ricerca del Centro studi Enti locali, su dati Opencoesione, l’iniziativa coordinata dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sarà presentata in ottobre alla Fiera Accadueo di Bologna e mostra le basse percentuali di realizzazione delle opere idriche in programma. Alla data del 1° maggio scorso, solo l’11% dei 2.023 progetti finanziati dal Fesr nel ciclo di programmazione 2014-2020 è stato effettivamente completato; il 3% non è neppure iniziato; il resto è in corso.

Nel complesso, alle reti idriche erano stati destinati 4 miliardi di euro. A quali obiettivi erano destinati questi fondi? Lo spiega l’autore dell’articolo sul Fatto: “Manutenzione, miglioramento tecnologico o allargamento delle reti idriche urbane, opere per lo smaltimento delle acque reflue, domestiche o industriali, impianti di trattamento delle acque reflue, opere per migliorare/ridurre l’uso dell’acqua in agricoltura”. Un programma di ammodernamento, dunque, destinato a preservare una risorsa fondamentale come l’acqua e, nello stesso tempo, a tutelate l’assetto del territorio per evitare – appunto – gli allagamenti, le alluvioni e di conseguenza le frane, con tutti i danni che comportano per la popolazione.

“Ancor più desolante – secondo lo stesso giornalista – è la situazione dei fondi per il rischio idrogeologico rimasti nel Pnrr: si tratta di 944 milioni in tutto, destinati per la grandissima parte all’Emilia Romagna, alla Toscana e alle Marche, cioè ai territori colpiti dall’alluvione del 2023”. E qui, nel primo caso, i pagamenti in totale sono al di sotto dell’1%, nonostante gli annunci e le promesse del governo. Mentre le altre due regioni on risultano aver contabilizzato ancora un euro.

L’elenco dei lavori che non sono stati svolti in questi due anni è impressionante: si va da decine di appalti per “interventi di ripristino di modesta entità e ripristino dei piani viabili” a quelli più specifici per la riapertura di strade sprofondate o la messa in sicurezza di scarpate, torrenti e argini franati fino alla creazione di varchi e alvei per lo sfogo dell’acqua in eccesso. Un elenco di buone intenzioni di cui – come si sa – è lastricata la via dell’inferno.

Ha protestato nei giorni scorsi in un post su “X” Frankie Woody, allegando un’immagine dell’alluvione di due anni fa (foto sopra): “La Meloni di mise gli stivali e si fece riprendere in Emilia dopo l’alluvione promettendo 5 miliardi subito per i danni subiti…Non è mai arrivata una lira!”.

 

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