VENTOTENE, LE MANI SUL CARCERE DI PERTINI

VENTOTENE, LE MANI SUL CARCERE DI PERTINI

S’intitola così, “Le mani su Ventotene”, un’inchiesta di Giuliano Santoro pubblicata sul quotidiano il manifesto, che rivela l’apertura di un’indagine della magistratura per abuso d’ufficio, abuso edilizio e falso in atto pubblico a carico del sindaco Gerardo Santomauro, insieme ad alcuni consiglieri di maggioranza e funzionari del Comune. Tutto è partito da un esposto del vice-sindaco, Modesto Sportiello, secondo cui negli ultimi tre anni la vita politica e amministrativa dell’isola sarebbe stata inquinata da illeciti e favori. La vicenda riguarda uno stanziamento di 70 milioni di euro disposto nel 2016 dall’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per il recupero del vicino isolotto di Santo Stefano, dove nel 1941 Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero il famoso “Manifesto di Ventotene” considerato l’atto di nascita dell’Europa unita.

Dopo la sconfitta di Renzi nel referendum sulla riforma costituzionale e le sue dimissioni, la pratica passò al governo guidato da Paolo Gentiloni e affidata alla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Toccò a lei portare avanti il contratto istituzionale di sviluppo fra Palazzo Chigi, il ministero dell’Ambiente, l’Agenzia del Demanio, la Regione Lazio, il Comune di Ventotene e la Riserva naturale delle due isole. Si prevedeva, fra l’altro, il restauro, la valorizzazione e la messa in funzione dell’antico carcere in disuso, costruito dai Borboni nel 1795 e chiuso nel 1965, in cui durante il regime fascista furono imprigionati alcuni oppositori politici, tra i quali anche il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Nei mesi scorsi, Amate Sponde s’era già occupato della vicenda, scrivendo: “Ora, mentre l’Unione europea cerca affannosamente di riprendersi e rifondarsi dopo la pandemia da coronavirus, una colata di cemento minaccia di deturpare l’isola di Santo Stefano. Per ristrutturare il carcere, in modo da favorire l’arrivo di ospiti e turisti, un progetto affidato a Invitalia e guidato dal commissario straordinario Silvia Costa prevede di costruire un molo sulla costa a cui possano attraccare barche e traghetti. Un simbolo dell’Europa rischia così di essere sfregiato per sempre”.

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Una veduta dall’alto del carcere di Ventotene

L’inchiesta della Procura di Cassino punta i riflettori sulla realizzazione di strutture edilizie prive di autorizzazione da parte di alcuni familiari del sindaco e su alcune manovre che avrebbero consentito a Santomauro di controllare la maggior parte delle strutture ricettive dell’isola. Secondo i magistrati, come si legge nell’articolo di Santoro, “il sindaco avrebbe girato la testa dall’altra parte ed evitato di vigilare”. E il capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale, Raffaele Sanzo, ha dichiarato al manifesto che Santomauro “non ha mai risposto a nessuna delle trenta interrogazioni che gli abbiamo rivolto”.

Il caso è stato ripreso da due interrogazioni parlamentari presentate rispettivamente al Senato da Loredana De Petris (Leu) e alla Camera da Rossella Muroni (Gruppo Misto-Verdi), rivolte al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e a quello della Cultura Dario Franceschini. “Tutti i soggetti istituzionali – accusa la senatrice De Petris – hanno disatteso il loro mandato nel verificare che le decisioni assunte rispettassero le leggi, provocando in tal modo gravi danni all’erario dello Stato attraverso l’autorizzazione di spese non ammissibili”. Qui nacque l’Europa, si potrebbe dire a ottant’anni di distanza, ma qui rischia di morire.    

 

 

 

 

 

 

 

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