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SPIAGGE “NO SMOKING”: PARTE DAL LITORALE ROMANO LA CAMPAGNA PER LO STOP AL FUMO NEGLI STABILIMENTI BALNEARI

“Stop al fumo in spiaggia: approvata la delibera che vieta tutte le sigarette”, annuncia il quotidiano romano Il Messaggero. Alla vigilia della stagione estiva, l’Assemblea della Capitale ha ratificato all’unanimità la delibera già varata dalla Commissione Ambiente a fine marzo, con il voto compatto del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle. Sugli arenili di Ostia, Castel Porziano e Capocotta non si potranno accendere più neppure le sigarette elettroniche a tabacco riscaldato, oltre a quelle tradizionali e ai sigari.

Si tratta di un “cambiamento culturale”, dichiara il consigliere pentastellato Paolo Ferrara: “Il 40 per cento dei rifiuti rintracciati in mare sono mozziconi”. E, allargando il discorso, aggiunge che “ogni anno ne vengono dispersi nell’ambiente 4 miliardi e 500 milioni, circa 140mila al secondo”.

Si apprende intanto che è stato bocciato l’emendamento che prevedeva la proroga delle concessioni, scadute ormai da tempo. Commenta Assobalneari: “E’ il caos amministrativo: da Comune a Comune regole difformi”.

Il provvedimento di Roma Capitale che vieta il fumo sulle spiage delega proprio ai concessionari e ai gestori degli stabilimenti balneari la realizzazione di spazi riservati ai fumatori che “siano opportunamente segnalate” e ben visibili con cartelloni anche in lingue straniere. È previsto un periodo di prova che servirà ai privati per adeguarsi ai nuovi divieti e installare le aree.

Nel 2003, con l’emanazione della legge n. 3 del 16 gennaio, in Italia è stato introdotto il divieto di fumo al chiuso, in tutti i locali pubblici e privati. La normativa in questione (“Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione”) autorizza a fumare solo in abitazioni private o in locali specificamente dedicati ai fumatori. Questi luoghi devono rispettare alcune caratteristiche precise, tra cui un adeguato sistema di ventilazione. L’articolo 51 della stessa legge (intitolato “Tutela della salute dei non fumatori”) definisce i posti in cui è vietato fumare nei luoghi pubblici al chiuso e nei luoghi di lavoro, indicando le eccezioni nei luoghi privati non aperti a utenti o al pubblico e in quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati.

Dieci anni dopo, il divieto viene esteso alle aree all’aperto di pertinenza degli istituti scolastici, a protezione in particolare dei minori (art. 4 del D.L. 12/9/2013 n. 104), introducendo questo comma al già citato art. 51 della legge della legge n.3 del 2003: “Il divieto di cui al comma 1 è esteso anche alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche statali e paritarie”. Diventa vietato fumare sia nei locali interni che nei cortili delle scuole.

Nel 2016, infine, il divieto di fumo all’aperto arriva anche negli spazi esterni di ospedali, istituti di ricovero e case di cura, in base alla Direttiva europea 2014/40/UE, aggiungendo due nuovi divieti: negli autoveicoli, in presenza di minori e donne in gravidanza; nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pediatrici, nonché nelle pertinenze esterne dei singoli reparti pediatrici, ginecologici, di ostetricia e neonatologia.

Negli ultimi anni, molti Paesi all’interno e all’esterno dell’Unione Europea hanno iniziato a vietare il fumo delle sigarette tradizionali anche all’aperto, in diverse situazioni. La Svezia punta a diventare un paese “smoking free” entro il 2025. Al di fuori dell’Europa, poi, la città di New York ha approvato nel 2002 lo “Smoke Free Air Act”, che ha bandito il tabacco in tutti i locali pubblici e in tutti gli uffici. Il divieto è stato poi esteso nel 2011 anche a strade, piazze, parchi e spiagge.

Il modello più virtuoso, su scala mondiale, è quello dell’Australia. Qui il divieto di fumo negli spazi pubblici all’aperto è stato introdotto più di vent’anni fa, nel 2000: perciò Melbourne si vanta di essere la prima città al mondo senza fumo.

Per quanto riguarda l’Italia, il sindaco di Milano, Beppe Sala, punta a rendere il capoluogo lombardo “smoking free” entro il 2030. Tra i provvedimenti attuati a gennaio 2021, compresi nel nuovo Regolamento per la qualità dell’aria, è stato inserito il divieto di fumare anche all’aria aperta se ci sono persone nel raggio di 10 metri, in questi luoghi e situazioni: fermate dei mezzi pubblici, parchi, aree riservate ai cani, cimiteri, stadi e altre strutture sportive, code per accedere ai servizi comunali o ai musei. Dal 2030, il divieto sarà esteso a tutti i luoghi pubblici all’aperto della città.

A gennaio del 2020, infine, alcuni senatori dell’allora maggioranza hanno proposto un disegno di legge, primo firmatario Giuseppe Auddino (M5S), per vietare in tutta Italia il fumo all’aperto in queste aree: spazi esterni di bar, pub e ristoranti; spiagge e lidi; parchi, aree di gioco e giardini pubblici; stadi e altri campi sportivi. Secondo questa proposta, il divieto viene esteso anche nelle piazze dove si svolgono manifestazioni e concerti, sulle banchine di attesa dei treni e alle fermate degli autobus e dei tram, nei pressi di monumenti di valore storico e artistico.

Se volete esprimere un parere sulle “Spiagge no smoking”, sì o no, potete intervenire sulla nostra pagina Facebook oppure inviarlo a: info@amatesponde.it

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