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QUANDO “LA DONNA È IL PAESAGGIO”: UNA MOSTRA DI PAOLO FLORES D’ARCAIS A ROMA (DAL 21/4 AL 15/5)

“La donna è il paesaggio”, con l’accento sulla “e”: questo il titolo dell’originale mostra di Paolo Flores d’Arcais, filosofo, politologo, fondatore della rivista MicroMega e scrittore prestato alla pittura, in programma a Roma presso la Fondazione Primoli (via G. Zanardelli, 1), dal 21 aprile al 15 maggio. L’esposizione presenta un nuovo ciclo di opere inedite, curato da Virginia Monteverde, che segna un’evoluzione radicale rispetto all’esordio pubblico dell’autore, esplorando il tema del desiderio e del paesaggio antropomorfo, inteso qui in senso di ambiente umano.

Ecco una presentazione, tratta dal testo in catalogo di Matteo Fochessati:

“In questa visione di Paolo Flores d’Arcais risiede il nucleo incandescente di questo inedito ciclo di opere realizzato appositamente per la nuova mostra romana, una ricerca che trova il suo naturale approdo nel titolo: ‘La donna è il paesaggio’. Questo appuntamento segna un momento di radicalizzazione rispetto all’esordio avvenuto allo Spazio 46 di Palazzo Ducale a Genova. Quella prima mostra — ‘Pittura pittura! Femmine, pugili e anche un Papa’ — rappresentò la rottura dei sigilli di un laboratorio rimasto a lungo segreto, un’officina privata dove il pensiero si faceva colore lontano da ogni sguardo ufficiale. A Genova avevamo assistito all’emergere di una ricerca viscerale: il ring dei pugili, il trono del potere e la vitale energia delle ‘femmine’ apparivano come i segni di una lotta necessaria”.

Prosegue la presentazione: “La nuova produzione romana non intende chiudere il cerchio in una sintesi, ma al contrario spingere il gesto ancora più a fondo, trasformando quelle intuizioni in un’immersione totale. La donna, in queste nuove tele, cessa di essere un soggetto isolato per farsi ambiente, orizzonte e geografia stessa del reale, dove il desiderio non conosce confini né schermi. In questo paesaggio antropomorfo, la verità dell’atto sessuale, la vibrazione del piacere e l’urgenza del desiderio emergono con una forza brutale, trasformando la superficie pittorica in una geografia dei sensi. […].

“Dalla scena genovese a quella romana, la pittura di Flores d’Arcais diventa il superamento della parola scritta: un punto di non ritorno dove la donna si fa orizzonte primordiale della vita. È una celebrazione dell’esistenza che riconosce nel desiderio l’unico vero centro dell’universo, trasformando ogni pennellata in un’affermazione prepotente che restituisce al colore la temperatura del sangue e la sovranità irriducibile dei sensi”.

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