Non c’è stato bisogno di cambiare il titolo dell’articolo pubblicato nei giorni scorsi su questo sito, “Maxi-Ponte, maxi-stop”, per registrare ora l’altolà della Corte dei Conti al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La delibera della più alta magistratura amministrativa del Paese ha suscitato l’immediata reazione del governo guidato da Giorgia Meloni (“Invasione dei giudici”) che ha subito convocato il Consiglio dei ministri con l’intenzione di proceder ugualmente e in particolare quella del titolare dei Trasporti, Matteo Salvini (“Risponderemo punto per punto”).
In una nota diffusa attraverso gli organi d’informazione, la Corte replica che la delibera che affossa il progetto della maggioranza è basata su “profili strettamente giuridici”, senza “alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera”. E richiama al rispetto della propria funzione istituzionale, sancita dalla Costituzione, al di fuori di qualsiasi considerazione di carattere politico.

In attesa di conoscere le motivazioni della delibera, il giornalista Nicola Borzi riferisce in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano che sarebbero due i punti più critici della questione: traffico e costi di manutenzione. Il progetto del Ponte ipotizza 4,5 milioni di utenti, ma oggi sono appena 2,6 milioni i mezzi che attraversano lo Stretto via mare. Negli ultimi trent’anni, s’è registrato un calo del 46% dovuto al forte aumento dell’uso dell’aereo. Quanto alle tariffe, si ipotizzavano pedaggi pari a 10 euro per le auto e 20 per i camion. Con volumi di due milioni nel primo caso e di un milione nel secondo, i ricavi annui arriverebbero a circa 40 milioni di euro, contro i 70 milioni dei costi di gestione a cui vanno aggiunti quelli per la manutenzione straordinaria (quasi 44 milioni l’anno), per un totale di 113: le tariffe, insomma, ne coprirebbero appena il 35%, mentre il resto ricadrebbe sulle casse statali.
Dalle 23 pagine redatte in precedenza dalla giudice istruttrice Valeria Franchi, risulta che le risposte fornite dal Ministero delle Infrastrutture, dal Cipess e dalla concessionaria pubblica “Stretto di Messina, “non hanno fugato i dubbi avanzati a settembre ma, anzi, le contestazioni sono aumentate”. Nel frattempo, la delibera del Comitato interministeriale è stata sospesa e l’avvio dei cantieri rinviato.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi che aveva consultato il primo documento, i rilievi della magistratura contabile riguardano innanzitutto la concorrenza sul bando di gara, anche alla luce delle “significative modifiche intervenute nel progetto originario” e delle “sostanziali modificazioni rispetto alle modalità di finanziamento dell’opera”. Sul piano formale, la Corte dei conti chiede di verificare la conformità alle direttive europee e l’effettiva interlocuzione con la Commissione di Bruxelles. Quanto al costo complessivo del Ponte, stimato in 13,5 miliardi di euro, bisogna verificare invece il mutamento della compagine societaria e il conseguente passaggio dall’originario finanziamento misto a uno interamente pubblico.

“La Corte – ha scritto il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria – richiama la soglia del 50%, fissata dalla direttiva europea 2014/24 per gli affidamenti senza gara e osserva che permangono dubbi in ordine alla conformità della complessiva operazione ai principi di concorrenza”. Non è chiaro, insomma, se questo limite sia stato rispettato o meno: solo le modifiche progettuali valgono 787 milioni di euro. E le norme europee impongono di rifare una gara se i costi del nuovo progetto superano la metà del vecchio appalto. Un’infrastruttura del genere rischia poi di essere concentrata prevalentemente nelle mani del costruttore Eurolink, guidato dal colosso Webuild che fa capo all’amministratore delegato Pietro Salini.

Lo stop al maxi-ponte, a cui tiene il ministro Salvini, aveva già riacceso naturalmente le polemiche nel campo politico. “La Corte conferma tutte le nostre perplessità”, ha dichiarato a caldo il capogruppo del Pd in Commissione Trasporti e segretario di quel partito in Sicilia, Anthony Barbagallo. E ha aggiunto: “Il Ponte e Salvini sono in un vicolo cieco”. Il portavoce di Avs, Angelo Bonelli, ha polemizzato: “Gravissima la richiesta di deferimento della Corte dei conti: Meloni chiarisca subito e fermi il progetto”. Ma il ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, ha provato a gettare acqua sul fuoco: “Il lavoro fatto dal ministerio dei Trasporti e dal Dipartimento di programmazione economica di Palazzo Chigi è un lavoro molto complicato e se ci sono delle cose da perfezionare si perfezioneranno”. Su una linea di rispetto per le competenze e il lavoro dei giudici contabili, si schiera ora il governatore leghista della Regione Veneto, Luca Zaia: “La Corte dei conti interviene nello spazio che le è proprio”.


