Non c’è solo Niscemi, purtroppo. Ha ragione il geologo Mario Tozzi a scrivere su La Stampa di Torino che il disastro annunciato della cittadina siciliana “è anche la rappresentazione plastica e simbolica di un intero Paese esposto a ogni tipo di evento naturale e assolutamente impreparato culturalmente a incorporare il rischio nei propri orizzonti quotidiani” (la foto in alto è di “Italia Nostra”). E, come spiega lui stesso, “alla base c’è la costituzione del territorio: l’Italia è un Paese geologicamente giovane e particolarmente attivo, fatto di rocce spesso friabili, molli che compongono pianure, colline e parte delle catene montuose”. Per di più, il nostro è un paesaggio sismico, fatto di rocce vulcaniche, sabbie e argille instabili.

Sostiene Tozzi che il 95 per cento dei Comuni è esposto a rischi idrogeologici e perciò l’Italia detiene il triste primato europeo di crolli. A suo giudizio, dunque, serve un passo indietro: spostarsi dalle zone troppo pericolose. Non possiamo ingessare il territorio”. Il geologo raccomanda perciò agli otto milioni di cittadini che abitano in queste zone di guardare le previsioni del tempo e l’andamento del clima. Il riscaldamento del pianeta genera più energia termica e più vapore acqueo, per cui aumentano gli effetti devastanti di 40-50 centimetri di piogge in poche ore su un territorio che asfalto e cemento hanno reso impermeabile.

Nella sezione Economia del Corriere del Mezzogiorno, Emanuele Imperiali scrive che “il 97% del Sud è a rischio” delle frane. A questo pericolo sarebbero esposti 7 milioni di cittadini e più di 1,2 milioni di edifici. “Si tratta di più di un terzo del territorio, per il 91% in Calabria, l’89% in Basilicata, l’86% in Campania e l’80% in Sicilia. Va un po’ meglio solo in Puglia, dove le aree a rischio sono il 62%”.
Sono proprio le regioni meridionali, e in particolare la Calabria, le più colpite dal maltempo degli ultimi giorni. A Cassano allo Ionio (Cosenza), il sindaco ha informato i circa 500 residenti di alcune frazioni che “in via precauzionale è necessario evacuare e allontanarsi temporaneamente dalle proprie abitazioni”. E intanto, a Formello (nei pressi di Roma, il crollo di un muro di contenimento – causato dalle forti piogge – ha provocato un morto e due feriti.
Sta di fatto che noi consumiamo due metri quadrati di territorio al secondo. E in passato la sola Sicilia ha divorato la stessa quantità di suolo dell’intera Gran Bretagna. Una devastazione operata nel corso del tempo dalla mano dell’uomo, con la cementificazione delle coste e l’abusivismo edilizio che hanno provocato il dissesto idrogeologico. A cui s’aggiungono l’incuria, la mancata prevenzione e l’assenza pressoché totale di manutenzione ordinaria.

Per denunciare questa situazione, Amate Sponde aveva già pubblicato due articoli: il primo, intitolato “Frane d’Italia”, il 15 novembre 2022 (https://www.amatesponde.it/frane-ditalia/); l’altro, sotto il titolo “Emergenze d’Italia: 193 in dieci anni”, l’8 aprile 2024 (https://www.amatesponde.it/emergenze-193-in-10-anni/).
Secondo una fonte ufficiale come l’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), sono due milioni e 115mila gli edifici e 727mila le imprese che si trovano nelle aree più esposte. Di quest’ultime, oltre 84 mila ricadono nelle aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata, con oltre 220 mila addetti esposti a rischio; più di 640 mila imprese sono ubicate in aree a pericolosità per alluvioni nello scenario medio. Non mancano i beni culturali: quelli a rischio sono 13.966, pari al 6,1%.
Oltre un milione e 300 mila abitanti, e circa 548 mila famiglie, vivono in zone a rischio frane e quasi 7 milioni di abitanti in aree soggette ad alluvione. Ma ora è possibile verificare facilmente se il luogo dove uno vive o lavora si trova in queste zone: basta accedere alla piattaforma IdroGEO e inserire il proprio indirizzo o geolocalizzarsi per sapere se la propria casa o la propria azienda è collocata in aree a rischio.
Ecco il link: https://idrogeo.isprambiente.it/app/


