Questa volta è una vera e propria bocciatura. Dopo i primi due stop provvisori lanciati dalla Corte dei conti al Ponte sullo Stretto di Messina, la nostra più alta magistratura amministrativa ha bocciato il progetto per tre motivi. E ora il governo fa sapere che è intenzionato a riscrivere gli atti censurati, per cui slitterà di mesi l’apertura dei cantieri. A Messina, intanto, 15mila persone hanno partecipato il 29 novembre a un’altra manifestazione di protesta contro la maxi-opera (foto sotto).

“Il Ponte sullo Stretto viola l’habitat e le direttive Ue”, annuncia in un titolo di prima pagina il Corriere della Sera (https://www.corriere.it/ ). E nel suo articolo Ilaria Sacchettoni spiega che, oltre alla legge sulla tutela dell’habitat (1992), sono state disattese le norme sugli appalti. A giudizio della Corte, inoltre, sarebbe “approssimativo” il parere sul piano tariffario per l’utilizzo del Ponte. Da qui, la bocciatura della delibera con cui il Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione Economica e lo Sviluppo sostenibile aveva approvato la maxi-opera.
“La conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e fauna selvatica è disciplinata da legge europee. E il Ponte a una campata verrebbe meno a quei principi”, riferisce la stessa giornalista, dato che l’opera coinvolgerebbe tre siti comunitari tutelati. Perciò la delibera viene ritenuta “illegittima”.
Il secondo rilievo della Corte dei conti riguarda il codice degli appalti. Scrivono i magistrati contabili: “La delibera Cipess si limita a prendere atto, sotto l’aspetto finanziario, del costo totale dell’opera ma non svolge alcuna considerazione sulla procedura di aggiornamento dei costi, con particolare riguardo al compiuto rispetto della direttiva europea”. Qui si richiamano i principi di “trasparenza e concorrenza”.

Terzo elemento di contestazione, il piano tariffario per l’utilizzazione del Ponte relativamente ai pedaggi per auto e camion. Secondo la Corte, appare “lacunoso e contraddittorio”. Da qui, l’incognita sulla sostenibilità economica dell’opera.
“Il Ponte è in un vicolo cieco. La gara dev’essere rifatta”, titola il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/), diretto da Marco Travaglio. In un articolo firmato da Carlo Di Foggia, si legge che le motivazioni con cui la magistratura amministrativa ha bocciato la delibera del Cipess “pesano come un macigno”. E il giornalista spiega: “La più importante riguarda la violazione della direttiva europea sugli appalti che impone di rifare la gara se i costi dovessero superare del 50% quelli dell’appalto originario, ma anche se quest’ultimo dovesse subire modifiche sostanziali”. Nel caso del nuovo progetto, si è arrivati a 13,5 miliardi di euro. Né la società Stretto di Messina né il ministero delle Infrastrutture sarebbero stati in grado di dimostrare che questa soglia non è stata superata.
La concessione originaria, infatti, prevedeva che il 60% dell’opera sarebbe arrivato da finanziamenti privati, senza una garanzia pubblica. “Mentre ora Salvini ha imposto che siano tutti a carico dello Stato”. E, in questo caso, “avrebbero attirato ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”.

Per La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, si tratterebbe invece di “tre cavilli”. Da un articolo a firma di Carlo Cambi e Nino Sunseri, risulta: “Nessun riferimento al rischio sismico o al presunto spreco di denaro pubblico”. E quindi “il governo sceglie la via del dialogo” e annuncia che “ci sarà un confronto costruttivo”.
A margine di queste polemiche, da registrare un ampio reportage di Anna Lombardi, con foto di Paolo Leone, pubblicato su il Venerdì di Repubblica. È intitolato “Sulla strade della Sicilia” e descrive la situazione delle principali arterie dell’isola, da Messina a Palermo, Catania, Caltagirone e Gela. Ed è un quadro disastroso che rimette in discussione l’utilità e soprattutto la priorità del Ponte sullo Stretto.


