Anche i sindaci della provincia di Rovigo, dopo gli ambientalisti e i vescovi, sono scesi in piazza ad Adria contro le trivelle petrolifere che dovrebbero perforare l’Alto Adriatico. Il timore, confermato da numerosi pareri degli esperti, è che questa attività rischi di far abbassare ulteriormente il Polesine (già a meno due metri) sotto il livello del mare. Da qui, la petizione popolare al governo perché fermi l’iter autorizzativo delle 34 licenze di trivellazione alla ricerca di gas e petrolio.

Per il sindaco di Adria, Fabio Bellettato, il ministero dell’Ambiente dovrebbe anche presentare una proposta legislativa che sancisca il divieto assoluto di estrazione di gas metano nel Polesine e nell’Alto Adriatico, in ragione della fragilità ambientale, idrogeologica ed economica del territorio”. Le ricerche, secondo le richieste delle società petrolifere, dovrebbe riprendere anche nei Comuni di Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Adriano Polesine e Corbola. Il rischio è che, in combinazione con l’innalzamento del livello del mare per effetto del riscaldamento globale e quindi dello scioglimento dei ghiacciai, un ulteriore abbassamento del territorio renda sempre più difficile la gestione dei Consorzi di bonifica, arrecando altri danni all’ecosistema: in particolare, al turismo, all’agricoltura e alla mitilicoltura.

A distanza di 75 anni, molti ricordano ancora la disastrosa alluvione che, in conseguenza delle forti piogge, colpì il Polesine nel 1951. Quell’evento provocò cento vittime e circa 180mila senzatetto, tra la provincia di Rovigo e in parte quella di Venezia. Già nel 1926 il rigonfiamento del fiume Po e dei suoi affluenti alimentò un carico idraulico e un’onda di piena che investì il territorio.


