A 40 anni dal disastro di Chernobyl, dove il 26 aprile 1986 l’esplosione di un reattore della centrale provocò il più grave incidente nella storia dell’energia nucleare, Legambiente ha diffuso un nuovo report intitolato “Il prezzo della dipendenza”, che fotografa un’Italia in grande difficoltà energetica, confrontandola con Spagna, Germania, Olanda e Francia. Il nostro Paese è, da questo punto di vista, la maglia nera dell’Europa. E perciò paga lo scotto di avere un sistema elettrico incentrato per quasi il 50% sul gas (nella foto in alto, una centrale).

IMPORTAZIONI – L’Italia importa ben il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma. Tra i suoi principali fornitori, l’Algeria (23.267 milioni di metri cubi di gal nel 2024) e l’Azerbaigian (10.314 milioni); poi Qatar, Russia e Libia. Dagli Stati Uniti acquistiamo 5.186 milioni di metri cubi, pari all’8,2% del gas importato.
Negli ultimi 24 anni, tra il 2000 e il 2025 il nostro Paese ha consumato annualmente una media di 73.816,6 milioni di metri cubi di gas fossile, con il picco maggiore di consumo registrato tra il 2006 e i 2008 (consumi medi pari a 84.695 milioni di metri cubi), di cui mediamente il 90% coperto dalle importazioni arrivate da almeno 26 Paesi diversi.
CARO BOLLETTA – Tra gennaio e aprile 2026, con una media di 130,5 euro a MWh, l’Italia ha registrato il costo maggiore dell’energia elettrica all’ingrosso rispetto ai quattro paesi europei presi in esame da Legambiente: seguono la Germania con una media di 99,8 euro/MWh, l’Olanda con una media di 100,1 euro/ MWh e la Francia con 70,4 euro/MWh. Meglio di tutti fa la Spagna che registra il costo più basso con 42,5 euro/MWh. In sintesi, in Italia il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica per l’89% delle ore dei primi 69 giorni del 2026, contro il 15% delle ore in Spagna, il 42% delle ore in Olanda e il 40% in Germania.

RINNOVABILI – Sono dati tanto più preoccupanti considerano che in Italia la produzione da rinnovabili è cresciuta, negli ultimi 5 anni, solo del 10% contro il 41,9% della Spagna. Oltre 1.700 progetti a fonti pulite sono in attesa di valutazione e fermi al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Tra ritardi e iter autorizzativi troppo lenti, continua intanto la corsa verso nuovi approvvigionamenti di gas e il nucleare. I
La Spagna fa scuola in Europa, con le rinnovabili che generano il 56% della produzione totale di energia elettrica. Anche Germania e Olanda puntano sempre di più sulle rinnovabili che producono rispettivamente il 58,8% e il 51,3% del totale della produzione elettrica.
LE PROPOSTE – Per Legambiente occorre innanzitutto definire un Piano, fino al 2030, per eliminare e rimodulare i sussidi ambientalmente dannosi, recuperando risorse da dedicare alla transizione energetica e al sostegno di imprese e famiglie. Poi è necessario uno stop immediato delle nuove infrastrutture relative al gas fossile e l’abbandono delle politiche pro-nucleare. L’associazione ambientalista chiede infine il rispetto dei tempi autorizzativi per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili e una seria politica di riqualificazione degli edifici residenziali, in linea con la Direttiva EPBD sulle case green.

“A quattro anni dall’invasione militare della Russia in Ucraina e di fronte a quadro geopolitico internazionale sempre più difficile – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili, inquinanti e climalteranti, e con una politica energetica miope che punta su rigassificatori, nuovi fornitori di gas e un surreale ritorno al nucleare. Intanto in tutto il mondo sempre più imprese, comprese quelle americane, stanno investendo quasi esclusivamente sulle fonti pulite: nel 2025 secondo l’Agenzia IRENA l’85% degli investimenti nel mondo sugli impianti di produzione di elettricità sono andati alle fonti pulite, percentuale che sale al 92% negli Stati Uniti (fonte: SEIA Solar Energy Industries Association)”.
IL TESTO INTEGRALE DEL RAPPORTO: Il prezzo della dipendenza


