BASILICATA, PISTA DA SCI ARTIFICIALE IN AREA PROTETTA: TAGLIO DI 951 ALBERI. STOP DI LEGAMBIENTE

Una pista da sci sintetica in un’area protetta, con l’abbattimento di 951 alberi nel cuore della Basilicata. Lo prevede il progetto di riqualificazione (sic!) del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfaone, nel Comune di Abriola (Potenza). Per fermare questo scempio, Legambiente ha inviato una richiesta di intervento urgente al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin (e per conoscenza al Presidente della Regione Basilicata e al Commissario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano). Ne dà notizia la rivista mensile La Nuova Ecologia, diretta da Francesco Loiacono, in un articolo redazionale da cui è tratta la foto sopra (https://www.lanuovaecologia.it/pista-da-sci-sintetica-e-abbattimento-di-951-alberi-in-area-protetta-legambiente-scrive-al-ministro-pichetto-fratin/).

Presentata come “una rivoluzione verde e turistica”, l’opera dovrebbe costare 8 milioni di euro, di cui 6 dal Programma Operativo Complementare al Por Fesr Basilicata. Ma l’associazione ambientalista denuncia, invece, che l’intervento si sta realizzando in un contesto di straordinario valore naturalistico, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e al confine con la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Faggeta di Monte Pierfaone” (IT9210115) della Rete Natura 2000.

In sintesi, riassumiamo qui le contestazioni di Legambiente contro il progetto:

Tempistiche anomale e assenza di confronto pubblico. L’iter autorizzatorio, dall’avvio della Valutazione di Incidenza Ambientale (19 maggio 2026) al parere favorevole (22 giugno) fino all’apertura dei cantieri in pieno agosto, si è concluso in meno di tre mesi. Una rapidità “del tutto inusuale per le pubbliche amministrazioni lucane” che, secondo Legambiente, ha impedito un dibattito informato e trasparente con i cittadini.

Pesante impatto ambientale. Per realizzare la nuova seggiovia, la nuova pista sintetica da 480 metri (definita la più lunga d’Italia), i parcheggi e le infrastrutture connesse, è previsto l’abbattimento di 951 alberi di ontano e faggio, in un’area protetta. Un controsenso ambientale ed economico, soprattutto in piena crisi climatica.

Pianificazione paesaggistica obsoleta. Il progetto si basa su un Piano Territoriale Paesistico del 1990, aggiornato solo nel 2005, che ignora completamente l’istituzione del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano (DPR 8 dicembre 2007) e le attuali sensibilità ambientali. La Regione Basilicata, ad oggi, non ha ancora adottato un Piano Paesaggistico Regionale aggiornato.

Contrasto con le norme di salvaguardia del Parco. Le opere previste appaiono in contraddizione con le disposizioni del DPR istitutivo del Parco, che tutela gli ecosistemi forestali e prevede solo attività turistiche e ricreative compatibili, autorizzando esclusivamente piste per lo sci di fondo e non impianti di risalita di nuova realizzazione.

Per tutti questi motivi, Legambiente chiede con urgenza al ministro Pichetto Fratin di attivare tutte le prerogative del ministero per:

  • garantire la massima trasparenza delle procedure, affinché cittadini e associazioni possano esercitare il diritto di informazione e monitoraggio;
  • promuovere un riesame della Valutazione di Incidenza Ambientale, considerato l’anomalo iter con cui è stata rilasciata e l’evidente contraddizione tra la tutela della ZSC e l’impatto del progetto (abbattimento di centinaia di alberi ad alto fusto);
  • richiedere alla Regione Basilicata un’istruttoria interna per chiarire le ragioni di un iter così poco trasparente e la compatibilità dell’opera con gli obiettivi al 2030 su clima, foreste e biodiversità;
  • sollecitare l’Ente Parco a un approfondimento istruttorio, che non può limitarsi a un parere basato su uno strumento di gestione provvisorio (il DPR del 2007), in assenza del Piano del Parco (mancante da 19 anni).
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente

In attesa della risposta del ministro, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani dichiara: “Il progetto Sellata-Monte Pierfaone – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Ciafani, in attesa della risposta del ministro – rischia di diventare un simbolo di come l’opacità e la superficialità dei procedimenti autorizzatori possano trasformare un’opportunità di sviluppo turistico in un danno ambientale irreversibile”.  E Antonio Lanorte presidente di Legambiente Basilicata aggiunge: “La montagna lucana merita un modello di turismo dolce, diffuso, sostenibile e comunitario, che valorizzi le peculiarità locali senza stravolgerle. Occorre puntare sulla fruizione turistica che tenga conto del valore intrinseco dei boschi, veri patrimoni da tutelare nell’era dei cambiamenti climatici, piuttosto che sacrificarli sull’altare di un modello anacronistico, artificiale e superato”.

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