Il 2026 sarà un anno record per il nostro turismo. Secondo le stime dell’Istituto Demoskopika, pubblicate in anteprima dall’agenzia giornalistica Ansa, sono previsti 141,2 milioni di arrivi e 478,6 milioni di presenze, in crescita del 2,1% e dello 0,4% rispetto al 2025. Un boom che giova certamente all’economia nazionale, in particolare quella del Mezzogiorno, rischiando però di produrre un impatto negativo sull’ambiente, sulla salvaguardia del nostro patrimonio storico e artistico, sulla qualità della vita dei cittadini soprattutto nelle città d’arte e nei centri storici. Anche il turismo, come lo sviluppo, dev’essere sostenibile.

Sappiamo bene che questo comparto è, da sempre, la nostra più grande industria nazionale. Una risorsa fondamentale che rappresenta il 13% del Pil e arriva con l’indotto fino al 25%. Ma il ministro Gianmarco Mazzi ritiene che si dovrebbe bandire il termine overtourism, perché – a suo parere – l’allarmismo può danneggiare il settore, mentre bisognerebbe promuovere invece una gestione equilibrata e una comunicazione improntata all’ottimismo.
Sta di fatto, tuttavia, che un eccesso di visitatori – oltre la capacità ricettiva attuale delle nostre strutture – può nuocere allo stesso turismo. Tanto più che l’overtourism è fortemente concentrato: circa il 70-75% si riversa solo sull’1% del territorio nazionale. Le aree più affollate includono Roma, Firenze, Venezia e Napoli, oltre a località costiere o balneari come Rimini e la provincia di Bolzano.

In controtendenza sugli ultimi anni, riparte la componente domestica: quasi 64,8 milioni di italiani che generano oltre 213 milioni di pernottamenti. Sul versante degli arrivi, sono oltre 76 milioni i turisti stranieri attesi nelle località italiane, confermando il peso crescente del mercato estero che vale oltre il 55% delle presenze complessive previste.
L’Italia è considerata la prima potenza culturale al mondo, con 61 siti dichiarati Patrimonio mondiale dell’UNESCO, uno in più di un Paese molto più vasto del nostro come la Cina. Sulla gestione dei flussi nelle grandi città, il ministro Mazzi è contrario all’applicazione di un tetto unico per l’imposta di soggiorno, considerandolo penalizzante per mete economicamente trainanti come Milano.

“Le previsioni per il 2026 – affermano i ricercatori di Demoskopika – restituiscono l’immagine di un comparto turistico che continua a mostrare capacità di crescita e adattamento, pur in un contesto economico ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza”. Parallelamente, il consolidamento di una distribuzione più equilibrata dei flussi durante l’anno evidenzia un progressivo allungamento della stagione turistica. E questo fattore può contribuire a ridurre la pressione nei periodi di maggiore concentrazione e a rendere più stabile l’attività delle imprese turistiche anche nei mesi tradizionalmente considerati marginali. In questa prospettiva, “diventerebbe sempre più importante accompagnare la crescita del comparto con interventi mirati sulla mobilità turistica, con strategie capaci di incentivare i viaggi nei periodi di minore affluenza e con azioni orientate a migliorare l’accessibilità delle destinazioni meno congestionate”.


