Sono 973.881 i minuti di ritardo, pari in totale a 16.231 ore, a 676 giorni e a quasi due anni, che i treni delle Ferrovie dello Stato hanno accumulato nel corso del 2025, provocando rimborsi per 90 milioni di euro. Sta in questo cifre il disastro ferroviario che l’anno scorso ha investito la rete nazionale e soprattutto i passeggeri italiani e i turisti stranieri. Ma il paradosso è che il treno è o dovrebbe essere il mezzo di trasporto più affidabile, sicuro e anche “ecologico”.

I dati sono stati raccolti ed elaborati da Europa Radicale, in un dossier intitolato “AltraVelocità 2025”, per offrire uno “strumento di conoscenza” ai cittadini e agli utenti della rete ferroviaria. Chi vuole consultare il testo integrale, può cliccare sul link qui sotto:
“Esattamente un anno – scrivono gli autori del dossier – eravamo di fronte al Ministero dei trasporti per consegnare il primo dossier relativo a un solo trimestre, l’ultimo del 2024, al Ministro Salvini. Portavamo con noi il proverbiale carbone in occasione dell’Epifania, da dare nelle mani di un Ministro che tutto fa meno quel che dovrebbe fare. La Digos ci impedì di consegnare personalmente la documentazione, che poi inviammo al Ministero ribadendo la piena disponibilità a collaborare. Come era facile prevedere nessuno ci ha contattato”.
Spiegano i rappresentanti di EuropaRadicale che “i dati di questa analisi non sono liberamente accessibili in forma aggregata e per trasparenza dovrebbero esserlo. Ecco il primo dei nostri obiettivi: fornire le informazioni agli utenti che il ministero non vuole dare. In più i dati fanno riferimento unicamente a Trenitalia perché Italo non consente di accedere ad alcun dato affidabile, ed è un’aggravante. Quello che emerge è che la rete ferroviaria italiana non regge e che vi sono settori, identificati con precisione nel nostro dossier, che di frequente collassano letteralmente”.

Il dossier individua, inoltre, le specifiche tratte e i treni con le performance peggiori, evidenziando casi in cui singole corse hanno impiegato quasi 7 ore per percorrere appena 28 chilometri. Ma l’obiettivo politico di Europa Radicale non è quello di raccontare episodi isolati, dato che il problema è evidentemente strutturale: con questo lavoro, s’intende fornire una base di dati solida per comprendere come i ritardi si distribuiscono nel tempo e lungo la rete, quali aree risultano più fragili e quali sono le implicazioni per i passeggeri e per il sistema nel suo complesso”.

Ha commentato su “X” Constantine MorningStar, allegando la foto satirica di Matteo Salvini con in testa il cappello da capostazione, pubblicata qui sopra: “Il dossier “Altravelocità”, restituisce con chiarezza un quadro che chi viaggia in treno conosce fin troppo bene. Un sistema in cui il ritardo non è più una fastidiosa eccezione, ma una terribile consuetudine, che lascia migliaia di cittadini in balia dell’incertezza”.
In un altro post, l’ex direttore del Tg 1 ed ex senatore di Forza Italia, Augusto Minzolini, ha scritto: “Ormai prendere un Freccia Rossa in Italia è un’impresa: sali su un treno e poi ti accorgi che era quello precedente che ha accumulato un’ora di ritardo. Farebbe ridere se non fosse tragico”.


