spot_img

STANGATA CIBO: +25% NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI. ECCO COM’E’ AUMENTATO IL CARELLO DELLA NOSTRA SPESA

Negli ultimi quattro anni, dal 2021 al 2025, il carrello della spesa è aumentato del 25%. A certificare il boom dei prezzi dei beni alimentari è l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica. Lo choc energetico è stato innescato senz’altro a livello internazionale dagli effetti della guerra in Ucraina, soprattutto per quanto riguarda il gasolio e i trasporti, l’aumento delle materie prime e dei fertilizzanti. Ma hanno influito molto anche i cambiamenti climatici e gli eventi meteo estremi, colpendo la produzione agro-alimentare e favorendo la speculazione. Da qui, il caro-vita che si ripercuote sulle tasche dei consumatori.

I beni alimentari, come riporta lo stesso Istat, rappresentano oltre un quinto del valore economico complessivo dei beni e servizi consumati dalle famiglie. E quelle a basso reddito ne risentono di più, perché per loro questa è la quota di spesa maggiore rispetto al totale dei consumi. Il cibo, da solo, corrisponde al 16,6% della spesa degli italiani.

Ecco in dettaglio gli aumenti, secondo una tabella pubblicata dal Fatto Quotidiano: prodotti vegetali +32,7%; latte, formaggio e uova +28,1%; pane e cereali +25,5%; carne +23,3%; frutta +22,1%; pesce +20%. Il risultato è che a ottobre 2025 il cibo costava complessivamente il 26,8% più dell’ottobre 2021. Tant’è che “una famiglia su tre è stata costretta a ridurre la spesa alimentare” (Assoutenti).

Ora, a quanto pare, il carrello sta decelerando. Ma il Codacons è già sceso in campo: “Chiediamo l’intervento di Antitrust e Mister Prezzi per avviare un’approfondita indagine sull’andamento dei listini alimentari in Italia, volta a individuare possibili anomalie nella formazione dei prezzi a danno dei consumatori italiani”. Si allude, in altri termini, all’eventualità di speculazioni da parte dei produttori e dei commercianti.

Nel frattempo, dalla Cop 30 in corso a Belém (Amazzonia, Brasile) – a dieci anni dalla Conferenza di Parigi che nel 2015 stabilì obiettivi e vincoli nel contrasto ai cambiamenti climatici – emerge che le temperature hanno continuato a salire. E l’anno scorso è stato il più caldo registrato finora e il primo a superare il livello di 1,5° centigradi. “Ma tra buone e cattive notizie – come scrive Sara Gandolfi sul Corriere della Sera – siamo lontani dal fallimento già decretato dagli scettici”. La stessa giornalista riconosce, però, che nessuno dei “grandi inquinatori” (Cina, Stati Uniti, Unione europea e India – ha mantenuto le promesse e gli impegni assunti a Parigi.

In particolare, le emissioni di CO₂ continuano ad aumentare, anche se meno rapidamente rispetto al passato, Per il futuro, la previsione è che entro fine secolo si registrerà un incremento di 2,5-2,9 gradi. E siamo ben lontani dall’obiettivo dell’1,5° fissato nel 2015. Contro questa situazione, al summit di Belém un gruppo di indigeni nudi ha inscenato una manifestazione di protesta, sfondando i cancelli e ferendo due poliziotti.

Sull’agenda dalla Cop 30, interviene il direttore del Messaggero, Guido Boffo, con un editoriale intitolato “Il realismo che serve nella lotta sul clima”. E scrive: “È ormai assodato che il catastrofismo raffreddi il nostro morale, non il pianeta. E se rivoluzionare i sistemi produttivi in tempi troppo rapidi non è troppo non è auspicabile, se non al prezzo di un disastro sociale, l’alternativa non è rinunciare alla battaglia, ma cambiare strategia”.

Proprio durante il vertice di Belém, l’AIE (Agenzia internazionale per l’energia) ha annunciato che nel prossimo decennio la domanda globale di elettricità salirà del 40%. E questo ci costringerà a convivere con il carbone e gli idrocarburi più a lungo di quanto si pensava o sperava. Lo scenario più ottimistico è che questa situazione possa finire entro il 2050 per centrare finalmente l’obiettivo “zero emissioni”.

Related Articles

Social

5,020FansLike
205FollowersFollow

Intesa Sanpaolo Eventi

spot_img

Art Bonus

spot_img

Articoli più letti