Per celebrare la notizia, è stato illuminato con il tricolore il Colosseo, il monumento nazionale più rappresentativo. E diversi quotidiani hanno pubblicato la foto in prima pagina, annunciando che la cucina italiana è diventata Patrimonio culturale dell’umanità Unesco. Un riconoscimento senz’altro prestigioso per il nostro Paese che si aggiunge ora ai 61 siti – il più alto numero al mondo – già riconosciuti sul nostro territorio dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
A “spararla” più grossa è stato Il Messaggero di Roma (https://www.ilmessaggero.it/), con un titolone in prima che urla “Primi al mondo” e un editoriale di Mario Ajello che recita “Il modello vincente del cibo italiano”. Non esagera il quotidiano diretto da Roberto Napoletano a rivendicare un primato mondiale, perché la nostra alimentazione e la nostra cucina sono il prodotto di un ambiente e di un’agricoltura che tutti ci invidiano. E nelle pagine interne, in un articolo firmato da Carlo Ottaviano, si spiega che questo “è il nostro petrolio: sul piatto ci sono 700 miliardi di euro”. Si tratta di un volume d’affari dietro il quale lavorano tre milioni di addetti, con una leadership mondiale che vanta 900 registrazioni di Dop e Igp.

Ma l’eccellenza del cibo italiano è – per l’appunto – un fatto culturale, come riconosce l’Unesco, prima ancora che economico. Perché deriva dalla biodiversità del nostro territorio, per quella che il giornalista Giovanni Valentini, già direttore del settimanale L’Espresso, ha definito in un suo libro “la filiera delle tre A”: ambiente, agricoltura, alimentazione. Ai fattori di cui madre natura ha dotato l’Italia, come il clima, il mare e le montagne, si somma poi la capacità di lavorare la terra, di trarne i frutti i migliori e quindi di fornire prodotti di alta qualità: pasta, olio, vino, formaggi, frutta e verdura.
Con la fantasia e la creatività, due doti tipiche degli italiani, la nostra cucina è assurta a modello globale: dalla classica pizza agli spaghetti, dal Parmigiano al Pecorino, dal Chianti al Prosecco. E i nostri chef stellati sono noti ormai in tutto il mondo. Neppure i dazi americani riusciranno a fermare la richiesta di cibo italiano, simbolo di genuinità e di originalità, da un capo all’altro del pianeta.

Ecco perché è tanto più opportuno salvaguardare questo straordinario patrimonio enogastronomico, contrastando l’inquinamento atmosferico e proteggendo l’assetto idrogeologico. L’Italia, oltre a essere un immenso deposito di bellezze naturali, possiede anche beni storici e artistici che nessun altro Paese al mondo può vantare. Ed è proprio questo insieme di caratteristiche che ne fanno una méta turistica privilegiata, alimentazione la più grande industria nazionale con tutto l’indotto che ne deriva in termini di occupazione.


