Nel cuore del Friuli, lungo la statale 52 Carnica, c’è un paese che sprofonda – letteralmente – di giorno in giorno. È Quinis, frazione di Enemonzo, un Comune di circa 1.200 abitanti nella vallata del Tagliamento, in provincia di Udine. Il simbolo di questo degrado è il campanile pendente che svetta ancora nel centro del borgo. Ma spesso si aprono fratture nelle strade che poi vengono chiuse, l’avvallamento del terreno arriva fino alla statale, gli edifici si inclinano, le pareti si crepano e le tubature dell’acqua si spezzano (la foto in alto è ripresa dal fattoquotidiano.it)
Tutto dipende dal sottosuolo, attraversato da vene di gesso, un minerale molto solubile soprattutto nei punti in cui c’è la fluttuazione della falda idrica. Le piogge forti e improvvise, provocate dal cambiamento climatico, lo penetrano e lo dissolvono. Quando il gesso si scioglie provoca la formazione di sinkholes, cioè di vuoti nelle profondità del terreno responsabili dei cedimenti e dello sprofondamento del centro abitato.

Il fenomeno carsico, a cui il Local Team del fattoquotidiano.it ha dedicato recentemente un servizio, viene monitorato in tempo reale attraverso diversi sensori installati sulle case e da una centralina dell’Università degli Studi di Trieste posizionata nella piazza di Quinis. Al momento, sono sette gli edifici sotto osservazione, compreso il campanile su cui è stata montata anche una sirena, da far scattare in caso di emergenza per segnalare eventi anomali e lanciare l’allarme agli abitanti in modo che possano mettersi al riparo dal rischio di crolli. Ma la popolazione è in attesa di risposte efficaci e risolutive da parte degli enti preposti alla salvaguardia del territorio. Il timore diffuso è quello di una catastrofe che potrebbe cancellare il paese.
Gli studi effettuati finora documentano che le variazioni del livello dell’acqua sotterranea modificano la stabilità della roccia e del terreno. E questo crea piccoli vuoti nel sottosuolo che fanno lentamente sprofondare la superficie. Per maggiori dettagli tecnici, si può consultare lo studio sull’Idrogeologia di Quinis, avviato nel 2012 a cura dell’ISPRA (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/memdes99/memdes_99_zini.pdf
I tecnici addetti al monitoraggio usano inclinometri per controllare l’inclinazione del terreno ed estensimetri per misurare eventuali allontanamenti o fratture. La situazione viene controllata giorno e notte per prevenire pericoli per le case e per le persone. Le autorità locali e la Protezione civile si incontrano regolarmente per valutare l’eventuale demolizione degli edifici pericolanti e la gestione del rischio.


