A sei anni dall’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 all’Italia, e a due mesi dall’inizio dei Giochi in calendario dal 6 al 22 febbraio a Milano e Cortina d’Ampezzo, poco più di un terzo dei lavori (36%) sarà completato in tempo. Per il resto, pari al 64%, tutto è rinviato a dopo la conclusione delle gare. In Veneto, la regione più interessata alla manifestazione sportiva, sono state realizzate solo tre opere su 25, pari al 12%, altre sette (28%) sono ancora in fase di progettazione, mentre la quota rimanente (60%) risultano in esecuzione ma solo per il 40% di queste si prevede l’ultimazione entro febbraio.
A scattare questa impietosa fotografia, non sono gli ambientalisti o i residenti delle zone coinvolte. Bensì il Centro studi regionale di Ance, l’Associazione dei costruttori. E tuttavia, il presidente Alessandro Gerotto, si consola così: “La pista da bob di Cortina è stata un simbolo dell’efficienza realizzativa delle imprese, nonostante le notevoli difficoltà iniziali”. Peccato, però, che si tratti dell’intervento più controverso – destinato a rimanere largamente inutilizzato dopo la fine di queste Olimpiadi – che ha portato all’abbattimento di centinaia di alberi e all’ulteriore cementificazione del territorio.

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, il giornalista Giuseppe Pietrobelli, autore del libro inchiesta “Una montagna di soldi”, fa i conti in tasca all’organizzazione. Il valore complessivo delle opere previste in Veneto per i Giochi Milano-Cortina 2026 ammonta a 1,4 miliardi di euro: di cui 215 milioni per quelle legate alle competizioni e 1,2 miliardi per quelle infrastrutturali che costituiranno la cosiddetta “eredità olimpica”.
Tra queste ultime, quattro funzionali ai trasporti sono state completate in tempo utile: le stazioni ferroviarie di Belluno, Feltre, Ponte nelle Alpi e Longarone. Ma le due principali, cioè la variante stradale di Longarone e quella di Cortina, restano ancora sulla carta per un valore di 1,1 miliardi di euro. “L’elenco delle incompiute olimpiche è preoccupante”, commenta Pietrobelli.
L’Ance Veneto rileva, inoltre, che solo nel 60% dei casi sono state esperite gare d’appalto, con una procedura aperta e una media di ribasso intorno all’8%. Le procedure negoziate sono state il 27,8% del totale, con un ribasso medio del 13.4%, mentre gli affidamenti diretti sono stati due. In complesso, il ribasso medio è pari all’8,9%, mentre la maggior parte delle gare (76,5%) prevede il subappalto.

Ma ora arriva un altro report, redatto da Libera e da altre 20 associazioni aderenti alla rete civica Open Olympics 2026, secondo cui sono pronte solo 42 opere su 98 previste e il 57% degli interventi sarà completata a Giochi finiti (il testo integrale si può consultare sul sito: https://www.libera.it/it-schede-2792-open_olympics_2026_il_terzo_report_di_monitoraggio_civico). E, come riferisce il quotidiano La Notizia, l’investimento complessivo salirebbe a 3,54 miliardi di euro: il 13% dedicato alle strutture sportive e l’87% alla “legacy”, cioè ai lavori opere sul territorio. “Nel solo 2025 – scrive Andrea Sparaciari – la data di fine lavori è stata posticipata per il 73% delle opere del Piano, spesso in modo rilevante, con slittamenti che in alcuni casi superano i tre anni”.
“Sul fronte economico – come si legge ancora nell’articolo – nei primi mesi del 2025 il valore del Piano è cresciuto di 157 milioni (+4,6%), con aumenti che riguardano 34 opere già presenti, uno sdoppiamento e tre nuove opere”. Ma solo per la Lombardia il portale della Regione elenca 78 interventi per 5.17 miliardi, di cui 3,82 miliardi non presenti nel portale Open Milano Cortina 2026”.
Quanto all’impatto ambientale, “l’unico valore noto è la stima della Fondazione: 1.005.000 tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento”. Una specie di nube tossica, insomma, destinata a riversarsi sulle aree interessate e in particolare sulla Conca d’Ampezzo intorno alla “perla delle Dolomiti”.


