Parola di Premio Nobel per la Fisica. Dice il professor Giorgio Parisi in un’intervista concessa a Gabriele Beccaria per La Stampa, il quotidiano di Torino che fu della famiglia Agnelli: “Tornare all’atomo è troppo costoso, L’Italia punti su solare e geotermico”. Ed è difficile trovare una voce più esperta e autorevole della sua in questa materia.

Alla prima domanda dell’intervistatore, “Il nucleare è un’opportunità o un problema?”, Parisi risponde realisticamente: “Può essere un’opportunità, se si pensa ai reattori di quarta generazione, ma di questi abbiamo soltanto dei prototipi e non abbiamo un’idea precisa di quando saranno disponibili e di quanto possano costare, né se funzioneranno”. E poi aggiunge: “Sappiamo che, comunque, sono da preferire, perché utilizzano neutroni veloci e hanno l’enorme vantaggio di poter ‘bruciare’ come combustibile il plutonio e parte delle scorie a più lunga vita. Riducendo così il volume e la pericolosità dei rifiuti radioattivi”.
Quanto ai mini-reattori, il Premio Nobel afferma che “li conosciamo meglio perché si basano sostanzialmente sulla tecnologia di terza generazione, ma il problema c’è e sono i costi: questi impianti sono troppo cari e, quindi, oggi non li vedo come una soluzione alternativa”. A suo parere, piuttosto, “possiamo produrre tutta l’energia che vogliamo con il solare”. Si tratta di poterne disporre quando il sole non c’è, di “averla nelle ore giuste della giornata e, quindi, poterla immagazzinare: oggi si stanno sviluppando nuovi tipi di batterie di accumulo, a costi sempre più bassi”.

Secondo il professore, “in Italia abbiamo a disposizione una serie di risorse che stiamo sfruttando relativamente poco: per esempio, il geotermico e anche l’idroelettrico, grazie alle dighe”. Bisogna, però, “ridurre la burocrazia necessaria per realizzare gli impianti” e poi di “un’agenzia che funzioni a livello regionale e comunale e che si occupi dei contratti e dei costi”.

Addio al nucleare, dunque? “Al momento – afferma Parisi senza mezzi termini nella stessa intervista alla Stampa – è troppo caro, ma prima di vent’anni non se ne parla”. Il punto, allora, è che cosa fare concretamente nei prossimi 5-10 anni. Spiega ancora il professore: “Se continuiamo a basarci su petrolio, gas e carbone i costi rappresentano variabili assolutamente imprevedibili. Se ci baseremo sul solare, invece, diventeremo un Paese sempre più resistente agli shock esterni e all’incertezza”.

All’obiezione che gli impianti con i pannelli fotovoltaici possano danneggiare il paesaggio e l’ambiente, il Premio Nobel per la Fisica replica: “È possibile far convivere l’agricoltura con il solare e, anzi, in una situazione in cui aumentano le temperature e gli eventi estremi, i pannelli solari, installati a una certa altezza dal suolo, tendono anche a proteggere le coltivazioni e a migliorare la resa dei prodotti”.

Per quanto esplicita e autorevole, nell’Italia dei guelfi e ghibellini l’intervista di Parisi non metterà certamente fine alla diatriba sul nucleare tra favorevoli e contrari. Ma rappresenta, comunque, un punto di riferimento essenziale. Senza scatenare “guerre di religione”, il Premio Nobel si pronuncia nettamente a sostegno del solare, una fonte naturale e rinnovabile, praticamente inestinguibile. E non si potrà eludere queste precisa indicazione.
Tanto più che sulla stessa linea sono schierati gli ambientalisti e una gran parte dell’opinione pubblica, nonostante le legittime preoccupazioni per l’aumento della benzina, del gasolio e delle bollette elettriche. La tesi centrale di chi si oppone al ritorno dell’atomo è che i prezzi non sono saliti perché non abbiamo introdotto il nucleare, bensì perché non abbiamo sviluppato per tempo le energie rinnovabili.
A proposito della geotermia, in un Paese come il nostro ricco di vulcani, il geologo e divulgatore televisivo Mario Tozzi sostiene che “il potenziale teorico in Italia è immenso, stimato tra i 5.800 e i 116.000 TWh, a fronte di un consumo elettrico nazionale annuo di circa 310 TWh”. In un documentato saggio scritto a quattro mani, Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio parlano fin dal titolo di “illusione nucleare e rivoluzione delle rinnovabili”, ricordando fra l’altro che l’ultimo reattore francese – a 19 anni da inizio cantiere – non è ancora in produzione commerciale”. E in un post recente, a proposito di effetti collaterali della guerra in Medio Oriente, Silvestrini (ingegnere chimico e direttore scientifico di Kyoto Club) osserva che “il blocco di Hormuz sancisce la vittoria delle rinnovabili e accelera l’elettrificazione”. A sua volta, Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, avverte: “I numeri ci condannano. Non possiamo aspettare il nucleare, spingiamo sulle rinnovabili”.

Ma sono in molti a pronunciarsi sui social, esibendo anche dati e cifre di carattere economico. Su “X”, per esempio, il medico Alessandro Cavaliere, responsabile Sanità Lazio EV, che si definisce “liberale e progressista”, posta: “La verità è che basterebbe avere il senso del ridicolo per capire che il nucleare serve solo a chi lo produce usando i soldi dei contribuenti e rivendendoglielo al costo energetico che è oltre il doppio di quello che pagherebbe se comprassero energia rinnovabile”. E sotto il nickname di Gandalav, in un altro post si legge: “L’UE ha risparmiato 60 miliardi di dollari sui costi dei combustibili fossili nel 2025, secondo l’IEA. Il solare ha guidato la carica, generando oltre 340 TWh e raggiungendo il 12,5% del mix elettrico del blocco”. Altri rilevano il paradosso che la Germania, un Paese dotato notoriamente di meno sole dell’Italia, produce più energia solare di noi.


