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L’EXPORT DEI RIFIUTI DA UNA REGIONE ALL’ALTRA: 4,5 MILIARDI DI EURO PER METTERSI IN REGOLA CON L’UE

All’Italia occorrono 4,5 miliardi di euro per allinearsi ai target fissati dall’Unione europea che prevedono il 65% di riciclaggio effettivo sul totale dei rifiuti urbani raccolti. L’investimento servirebbe a colmare il deficit degli impianti: al momento il nostro Paese si attesta al 51%. Il ricorso allo smaltimento in discarica, secondo la normativa Ue, non dovrebbe superare invece la quota del 10%, mentre noi siamo ben 6 punti percentuali oltre quel livello.

Le stime formulate da Utilitalia, la federazione delle aziende speciali che operano nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, denunciano una carenza di infrastrutture in questo settore nevralgico per l’economia e per la nostra vita collettiva. Ne ha dato conto Il Sole 24 Ore, il quotidiano della Confindustria da cui è ripresa la foto in alto, in un puntuale articolo a firma di Celestina Dominelli, sottolineando il divario fra il Nord e il Centro-Sud. E, ciò nonostante, i 2,1 miliardi di euro stanziati dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, attraverso le infrastrutture per la raccolta differenziata, l’ammodernamento o lo sviluppo di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti e la realizzazione di progetti altamente innovativi per filiere strategiche.

Il fatto è che questa carenza di impianti continua ad alimentare “l’export dei rifiuti”, con le conseguenti implicazioni economiche e ambientali. Secondo Utilitalia, circa 3,15 milioni di tonnellate di rifiuti sono state trattate in regioni diverse da quelle in cui sono stati prodotte. Il Nord ha importato dal Centro-Sud 1,79 milioni di tonnellate e con i propri impianti ha quasi raggiunto i target di conferimento in discarica previsti dall’Ue: il 14,6%. In particolare, il Centro ha dovuto esportare quasi un milione di tonnellate, pari al 16% della propria produzione di rifiuti. Ancora peggio il Sud che ha trasferito 1,38 milioni di tonnellate (23%), continuando a utilizzare le discariche per il 39,5%.

L’”export dei rifiuti”, tra le nostre regioni e perfino all’estero, ha richiesto così 140mila viaggi di camion lungo tutta la Penisola, pari a 76 milioni di chilometri percorsi, con un aggravio di 75 milioni di euro sulla Tari, per il 90% a carico delle amministrazioni regionali del Centro-Sud. E, soprattutto, con l’emissione di oltre 50mila tonnellate in più di CO₂ che inquina l’ambiente e danneggia la salute collettiva. Per non parlare del traffico su strade e autostrade.

Per Utilitalia, come spiega il suo presidente Luca Dal Fabbro al Sole 24 Ore, occorre realizzare nuovi impianti, a partire dai tanto contestati termovalorizzatori che “bruciano” i rifiuti e producono energia. A Roma è stata già aggiudicata una gara e altre due sono previste in Sicilia. Il controverso termovalorizzatore della Capitale sarà realizzato da un consorzio di imprese composto da Acea, quale capogruppo, Hitachi Zosen AG, Suez Italy, Vianini Lavori e RMB. Questa struttura, secondo le previsioni, dovrebbe risolvere la gestione dei rifiuti non riciclabili e degli scarti delle raccolte differenziate nell’area di Roma Capitale, consentendo al Lazio di avvicinarsi all’autosufficienza in questo campo.

Al momento, l’Italia avvia a discarica in media il 18% dei rifiuti urbani, mentre l’Unione europea prescrive di scendere al di sotto del 10% entro il 2035. In caso contrario, l’Italia rischierà di incorrere in nuove procedure d’infrazione. Soltanto nel 2022, ultimo dato disponibile, il nostro Paese ha pagato per inadempienze multe per circa 50 milioni di euro.

Al di là delle carenze infrastrutturali, resta da dire che è anche una questione di educazione civica. Accade spesso, anche nelle grandi città e non solo al Sud, di vedere cassonetti stracolmi di che si ammassano sui marciapiedi e non vengono ritirati regolarmente. E tra questi, anche vecchi mobili, televisori, frigoriferi rotti, materassi, reti da letto e perfino wc o altri apparecchi sanitari.

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