Seconda puntata dell’inchiesta di Tommaso Rodano sugli ecomostri d’Italia, puBblicata dal Fatto Quotidiano. Dopo “il pontile di ruggine” (https://www.amatesponde.it/il-pontile-di-ruggine-nel-mare-della-calabria-la-denuncia-in-un-articolo-del-fatto-quotidiano/) che si protende sul mare di Lametia Terme (Calabria), i riflettori puntano su una città-fantasma di 48 chilometri quadrati. Un milione e mezzo di metri cubi di cemento su terreno demaniale. Siamo a Castel Volturno, in provincia di Caserta, a mezz’ora da Napoli. Il villaggio abusivo fu costruito dai fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola, due palazzinari di Casal di Principe: avevano ottenuto 500 licenze edilizie rilasciate prima della “legge Galasso” (tutela paesaggistica) e tirarono su più di 12mila edifici. “Uno dei più immensi, inconcepibili, terrificanti abusi nella storia d’Italia”, lo definisce lo stesso autore dell’articolo.

Noto anche come “Pinetamare”, il villaggio è situato sul litorale domizio. Sorse dove si trovavano le dune costiere di Castel Volturno, con lo scopo di creare un centro turistico balneare polivalente. La costruzione iniziò a metà degli anni Sessanta: le 8 torri, le villette vista a mare, il centro commerciale, le strade di accesso al villaggio e tutte le vie interne; la rete fognaria ed elettrica e il depuratore, unico all’epoca esistente su quel litorale.
La crisi scoppia nei primi anni Ottanta. Il terremoto e i fenomeni di bradisismo provocano il trasferimento in massa di circa cinquemila persone. Con la requisizione da parte del governo delle abitazioni private per ospitare i terremotati, inizia il degrado del territorio. I privati svendono nel giro di pochi anni le loro proprietà e la manutenzione delle infrastrutture – curata fino ad allora curata dai privati – viene trascurata. I politici dell’epoca videro nel terremoto l’occasione per risolvere i problemi della elevata pressione sociale nella città di Napoli.

Nel 1998 fu nominato un commissario straordinario per definire un accordo transattivo per chiudere tutte le vertenze in atto. Nel 2001 venne costituito il “Consorzio Rinascita”, a cui seguì la firma del protocollo di intesa con Regione Campania, Provincia di Caserta, Comuni di Castel Volturno e Villa Literno per la realizzazione di un articolato piano di risanamento, riqualificazione ambientale e rilancio socioeconomico del Litorale Domizio. Ma nel frattempo era iniziata l’infiltrazione della criminalità organizzata, in collusione sempre più organica con la politica, come ha raccontato lo scrittore Roberto Saviano nel suo romanzo Gomorra.
Tra maggio 2001 e aprile 2003 furono abbattuti con gli esplosivi gli otto grattacieli in riva al mare, dall’impresa Siag sotto la direzione del tecnico Danilo Coppe. Questa operazione è rappresentata nel film documentario L’Esplosione di Giovanni Piperno. Dal 2017 l’area è in fase di rilancio sotto la guida del “Consorzio Rinascita”, presieduto dal magistrato Felice Di Persia che dal 2000 al 2005 ha coordinato la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli.

“Il Villaggio Coppola – racconta il cronista del Fatto Quotidiano – oggi è una cittadella corrosa, scrostata, fatiscente. Convivono palazzine deserte e spazi vivi. Case occupate, liberate e poi occupate ancora. I suoi palazzi-simbolo non esistono più: gli otto grattacieli che i Coppola avevano gettato sulla spiaggia, ecomostri di 14 piani, affittati agli americani della base Nato di Carinola, sono stati demoliti nel 2023 fra gli applausi di chi festeggiava la vittoria dello Stato”.
Parco Saraceno è l’altro grande mistero di cemento. Ora è un corpo senza vita: 30 palazzine di tre piani completamente abbandonate. È tutto chiuso, le si osserva da dietro le recinzioni: immondizia e scarti edili, balconi rotti, finestre senza vetri. Sono state sgomberate definitivamente a dicembre, dopo decenni di inseguimenti tra i vigili e gli occupanti.

È amara la conclusione del giornalista: “Dopo un accordo con lo Stato alla fine degli anni 90, gli eredi Coppola, ora in crisi, restano proprietari di immobili e terreni nel loro villaggio. Anche dei campi dove si allena il Napoli, campione d’Italia.”


