LA BEFFA DEL SUPERBONUS

Valgono oltre 2 miliardi di euro i lavori finanziati dal controverso Superbonus 110% e rimasti incompleti: per la maggior parte (1,6 miliardi) sono relativi a opere condominiali. Lo scrivono i giornalisti Giuseppe Latour e Giovanni Parente in un dettagliato articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, il quotidiano economico-finanziario di Confindustria (la foto in alto è di Luliila Kornilevych – iStock images). 

In questa graduatoria stilata da Enea, l’Agenzia pubblica per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, si trova in testa la Campania con 349,1 milioni di interventi non realizzati; seguita dal Lazio con 315,4 e dalla Lombardia con 301,7. La regione più virtuosa, invece, risulta la Val d’Aosta che vanta un “residuo” di appena 3,9 milioni di lavori non ancora conclusi. A ruota il Trentino-Alto Adige con 23 milioni in sospeso.

Foto di Mr_Twitter – iStock images

Su un totale di 170 miliardi di euro spesi per la maxi-agevolazione fiscale, introdotta per un anno dal governo Conte 2 e poi prorogata dai governi Draghi e Meloni, questo “lascito” di cantieri a metà si configura con ponteggi ancora montati, contenziosi aperti, problemi di gestione amministrativa e vertenze con il fisco. “L’ultimo caso – come si legge nello stesso articolo – si è verificato ad Ascoli: decine di famiglie hanno dovuto fare i conti con un’impresa fuggita prima di completare i lavori preventivati per accedere al 110 per cento”.

La “maglia nera” della Campania appare tanto più significativa perché questa regione è soltanto la quinta per investimenti a norma del Superbonus (in totale 9,591 miliardi), dietro la Lombardia (24,1), il Veneto (11,2), l’Emilia-Romagna (11,7 miliardi) e il Lazio (10,4). Come si spiegano, allora, questi ritardi e questi dati apparentemente contrastanti?

Spiegano i due giornalisti del Sole: “A pesare, probabilmente, è stata anche la scarsa qualificazione delle imprese che hanno realizzato le opere: nella prima fase del Superbonus non c’erano regole su questo punto. Poi, gli stretti costruttori dell’Ance hanno spinto per introdurre dei sistemi per disciplinare l’accesso a questi lavori: l’obbligo di aver l’attestazione Soa (Società organismo di accettazione – ndr) è scattato nel corso del 2023, quando però molti problemi erano stati già creati”.

Foto di Ralf Leithe – iStock images

Che cosa accadrà adesso per queste “incompiute”? Che fine faranno i fondi non spesi? Rispondono gli autori dell’articolo: “I lavori non completati non portano necessariamente a una perdita delle agevolazioni. È possibile, ed è stato fatto in molti casi, proseguire comunque i cantieri, convogliandoli su altri sconti fiscali”. Non potranno più beneficiarne, invece, quelle imprese che hanno abbandonato i lavori a metà per sfruttare il meccanismo della cessione dei crediti. Al danno, insomma, si aggiungerà la beffa degli “scheletri” di ferro e cemento, abbandonati nelle città, che deturperanno il paesaggio urbano come i ruderi abusivi che punteggiano le nostre campagne.

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