Non ci sono soltanto la pista da bob e la cabinovia di Socrepes, progettate per le Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo che si sono concluse ormai da tre mesi, fra le opere pubbliche più o meno grandi rimaste incomplete. La pista intitolata al glorioso campione Eugenio Monti, su cui si sono disputate le competizioni, provocherà debiti milionari all’amministrazione comunale per chissà quanto tempo. E la cabinovia è finita nel mirino della Procura. Ma l’elenco delle “incompiute olimpiche” è lungo e l’ha stilato voce per voce il giornalista Giuseppe Pietrobelli, autore del libro-inchiesta Una montagna di soldi (PaperFirst), in un dettagliato articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano. Quella “montagna” si sta trasformando ora in una valanga di debiti: le promesse dicevano “Giochi a costo zero”, mentre gli organizzatori hanno speso circa 2 miliardi di euro e per le opere pubbliche ne sono stati impiegati altri 4 o 5.

Sulla struttura della pista da bob, dopo la conclusione delle gare, l’impresa Pizzarotti ha ripreso i lavori per completarli e trasformare definitivamente il cantiere in un impianto moderno. La scadenza è fissata al 10 luglio prossimo, ma mancano ancora 10mila piante per sostituire quelle abbattute del bosco di Ronco. L’impianto, “consegnato a regola d’arte” secondo l’azienda costruttrice, sarà gestito dal Comune di Cortina, con una previsione di 700mila euro di “buco” all’anno, 14 milioni in vent’anni.

A Fiames, appena rimossa la ghiaia che ricopriva il campo di calcio per ospitare i parcheggi, hanno scoperto che il manto erboso su cui si allenava la Fiorentina s’è bruciato. Ed è tutto da rifare.
“Lo stadio De Rigo – riferisce lo stesso Pietrobelli – è inutilizzabile perché l’uso per la logistica olimpica ha compromesso la pista di atletica” che ora è piena di buchi: Tant’è che è stato rinviato il Criterium Cadorino di corsa previsto per il 24 maggio.
Sulla piana dove era stato installato il Villaggio Olimpico, lo smantellamento delle casette in legno è incompiuto. I prefabbricati saranno ricollocati a valle, nelle destinazioni turistiche marine.

A Zuel, ai piedi del trampolino olimpico, il prato dove si giocava a calcio è stato asfaltato ed è diventato un’area di atterraggio per gli elicotteri. Anche qui bisognerà ripristinare l’assetto originario.
E infine, le “strade dei sogni” – previste in funzione delle Olimpiadi per migliorare la viabilità – sono ancora da realizzare o completare. Per quella di accesso a Cortina manca la data di apertura del cantiere. Mentre le gallerie sotto le Tofane non hanno neppure il progetto.

“A dominare la scena – spiega il giornalista del Fatto – ci sono due soggetti. Da una parte Fondazione Milano Cortina 2026, che ha speso almeno 2 miliardi, con i conti che non tornano per 300 milioni rispetto all’atteso pareggio di bilancio. Dall’altra, Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) controllata dal ministero di Matteo Salvini, gonfia di un portafoglio da quasi 4 miliardi per opere sportive e di collegamento”.
La prima, di cui è presidente Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e ora candidato all’ambita presidenza della Federcalcio, cesserà fra sei mesi con il rischio di portarsi dietro uno strascico di problemi irrisolti. Mentre Simico avrà vita lunga, in virtù alla proroga di sette anni disposta fino al 31 dicembre 2033 dal ministro dello Sport, Andrea Abodi, per la rendicontazione dei cantieri tuttora aperti. Le attività dell’ente sono tracciabili sul Portale Open Milano-Cortina 2026, gestito dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2026.


