Tra le scosse di terremoto che fanno tremare il territorio e le scorie superstiti dell’ex Italsider che inquinano ancora il mare, Bagnoli non trova pace (in alto, una foto tratta dal sito del FAI). A oltre trent’anni anni di distanza dalla legge che aveva disposto la bonifica, il tormentato quartiere occidentale di Napoli aspetta ancora di essere risanato. E, intanto, il progetto di un porto temporaneo per ospitare la 38esima edizione della Coppa America di Vela, in programma dal 10 luglio 2027 nel Golfo del Vesuvio, incombe sul prossimo futuro. Tanto che la popolazione scende in piazza per protestare, inscenando una manifestazione durante la quale è rimasto ferito alla testa un poliziotto.

L’area interessata – come spiega Marco Palombi in un ampio e dettagliato articolo apparso sul Fatto Quotidiano – è quella della vecchia “colmata a mare”: una montagna di pietra, terra e rifiuti industriali con cui lo stabilimento siderurgico si prese un pezzo di mare, rubando alla città la sua ultima spiaggia. Si tratta di 195mila metri quadrati di cemento e scarti dell’altoforno, dei quali 38mila di costiera e 157mila di riempimento, costruita con una spesa di 70 miliardi di lire per una vagheggiata espansione della fabbrica oltre i confini naturali. Quello sfregio fu cancellato nel 1996 ma soltanto sulla carta: in realtà è rimasta dov’era, nonostante che risulti inquinata per il 40% della sua superficie da idrocarburi e altre sostanze cancerogene.

Ma è proprio in quell’area che si prevede di realizzare “in via temporanea” il porto per la Coppa America 2027 e gli hangar per ospitare barche ed equipaggi che poi, alla fine della manifestazione, dovrebbero essere rimossi. Fatto sta, però, che questo è un Sito di interesse nazionale (Sin) e i lavori, autorizzati dalla Conferenza dei servizi, partiranno senza la Valutazione d’impatto ambientale e senza un progetto definitivo. “Nella baia, invece, viene creato un ‘bacino i calma’ con tre barriere lunghe un chilometro e 300 metri e con dragaggi fino a oltre 6 metri di profondità”, come si legge nell’articolo del Fatto, in modo da consentire alle barche iscritte alla competizione di raggiungere i pontili e di ormeggiare in sicurezza.
Eppure, in sede di valutazione, il progetto originario aveva già sollevato numerose perplessità. L’Arpa, l’Istituto superiore di sanità, il ministero della Cultura, l’Ispra, la Regione e perfino la Città metropolitana presieduta dallo stesso sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, avevano manifestato obiezioni e riserve. Ma per la fretta di iniziare i lavori, definiti di “carattere temporaneo e reversibile”, sono state tutte respinte o superate in quanto “prescrizioni non accoglibili”.

Secondo un autorevole geochimico che scrive su riviste internazionali, come Benedetto De Vivo, “nella colmata ci sono Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) e Pcb (policlorobifenili). Se i terreni contenenti Ipa e Pcb vengono movimentati in prossimità del mare queste sostanze cancerogene possono combinarsi con il cloro marino e formano diossine”. A suo parere, possono combinarsi anche con il mercurio, generato da sorgenti termali come quelle di Bagnoli, e con lo stagno (presente nelle rocce vulcaniche), formando sostanze ancora più cancerogene”.

Ecco, dunque, che il rischio ambientale di questa “Operazione Coppa America” si aggiunge al rischio tellurico della zona. E il rinvio della bonifica suscita perciò un doppio allarme per la sicurezza del territorio e del suoi abitanti.
Su questa situazione pre-esistente, Amate Sponde aveva già pubblicato due articoli nel 2024: uno, il 20 aprile, intitolato “Allarmi vulcani: terremoto ai Campi Flegrei, paura anche a Napoli” (https://www.amatesponde.it/allarme-vulcani/) e un altro il 5 giugno dello stesso anno sotto il titolo “Scossa continua: dai Campi Flegrei fino a Napoli, la terra trema ancora” (https://www.amatesponde.it/scossa-continua/).


