ACQUA & ENERGIA, UN’ALLEANZA PER SALVARE L’AGRICOLTURA, IL CLIMA E L’AMBIENTE

ACQUA & ENERGIA, UN’ALLEANZA PER SALVARE L’AGRICOLTURA, IL CLIMA E L’AMBIENTE

È adesso, durante l’inverno, che bisogna pensare all’estate. Non solo per organizzare le vacanze. Ma anche per contrastare i cambiamenti climatici. Bisogna pensare a quando farà più caldo, a quando mancherà l’acqua e lo spettro della siccità incomberà di nuovo sulle nostre campagne, sulla produzione agricola e sui costi della frutta e verdura. E quindi a provvedere per tempo ad ammodernare e potenziare le nostre infrastrutture per la raccolta dell’acqua piovana che disperdiamo quasi per metà con reti obsolete e acquedotti colabrodo.

Al momento, la situazione non è affatto rassicurante. E le (poche) piogge del mese di gennaio non la cambieranno granché. Secondo il report dei consorzi di bonifica e irrigazione, in provincia di Piacenza la portata del fiume Po è scesa sotto il minimo storico mensile (332,38 metri cubi al secondo). E i grandi bacini del Nord registrano  200 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso. Di questo passo, il lago di Garda non “salverà” il Po come accadde l’anno scorso. Mentre la neve è a -40% dell’attesa stagionale. Questo si ripercuoterà sulle filiere d’eccellenza di agricoltura e allevamento.

landscape of dry earth ground and viaduct, extreme drought in Entrepenas reservoir, in Guadalajara, Castilla, Spain Europe

Ma il “piano invasi”, predisposto dall’Anbi (l’Associazione dei consorzi bonifica per gli usi irrigui in agricoltura) insieme a Coldiretti per realizzare 10mila laghetti artificiali, è fermo al palo. Neppure il record della siccità nel 2022 è stato sufficiente a mettere in moto il progetto, a causa dei ritardi delle amministrazioni pubbliche e delle solite pastoie burocratiche. Finora è partito solo il 2% dei bacini previstiti. E di questo passo, l’Italia non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di riutilizzare il 35% delle acque piovane entro il 2030.

Al momento il sistema nazionale di gestione delle acque è in grado di ad accumulare e rendere disponibile appena l’11% della pioggia che cade sul territorio della Penisola (in media fra i 300 e i 320 miliardi di metri cubi all’anno). “È su questa percentuale che dobbiamo incidere per modificarla in maniera sensibile”, spiega il direttore generale dell’Anbi, Massimo Gargano, in un articolo a firma di Giorgio dell’Orefice su Il Sole 24 Ore.

Il 60% di questi invasi sono aziendali e quindi devono essere realizzati da privati con finanziamenti pubblici. I primi 223 progetti sono già esecutivi e alcuni sono stati inaugurati. Ma si tratta, appunto, di una piccola percentuale. “Serve l’attenzione delle istituzioni e degli locali – aggiunge Gargano – per imprimere una forte accelerazione e arrivare finalmente all’obiettivo di raccogliere la risorsa acqua nel corso dell’anno per renderla disponibile nei periodi in cui c’è invece carenza”.

Il costo stimato ammonta complessivamente a 3,2 miliardi di euro rispetto ai 6 di danni stimati dalla Coldiretti solo per la siccità dell’anno scorso. Un investimento, insomma, più che una spesa, con la creazione di circa 16mila posti di lavoro. Il piano non prevede la posa di cemento, bensì in gran parte il riutilizzo di cave abbandonate: aree che una volta dismesse diventano in genere discariche a cielo aperto per ogni genere di rifiuti o teatro di rave party. Non saranno costruire neppure altre dighe, fonte principale di energia idroelettrica, ma “casse di espansione” lungo il corso dei fiumi in modo da contenere gli effetti delle piene.

ENEL centrali idroelettriche 2

Il piano Ambi-Coldiretti prevede anche l’installazione di pannelli fotovoltaici galleggianti, poggiati su almeno il 30% della superficie di questi laghetti da massimo 5 milioni di metri cubi d’acqua, per la produzione di energia pulita. Questa fonte alternativa, insieme all’idroelettrico ricavato dove possibile dai “salti d’acqua”, potrebbe aiutare le imprese del territorio a ridurre i costi energetici rafforzando la competitività del sistema agroalimentare italiano. Impianti di questo genere sono stati già realizzati in Emilia Romagna, Lazio, Campania e Calabria.

L’anno scorso a soffrire meno la siccità sono state proprio le regioni del Sud d’Italia, dove esistono già bacini di riempimento realizzati a suo tempo dalla Cassa del Mezzogiorno. In Sardegna, per esempio, questo tipo di infrastruttura ha consentito di salvare la stagione turistica in Gallura. Quella fra acqua ed energia, insomma, è una “santa alleanza” che può giovare nello stesso tempo all’agricoltura, al clima e all’ambiente.

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