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UNA MORÌA DI TARTARUGHE PER IL NUOVO DISSALATORE SULLA SPIAGGIA DI MONTALBANO

A metà maggio, riprendendo un’inchiesta di Alan David Scifo apparsa sul Fatto Quotidiano (www.ilfattoquotidiano.it), Amate Sponde aveva pubblicato un articolo intitolato “L’ecomostro di Montalbano: il caso del nuovo dissalatore di Porto Empedocle”. L’impianto, installato sulla spiaggia del paese in cui nacque lo scrittore siciliano Andrea Camilleri, “padre” letterario del commissario interpretato in tv da Luca Zingaretti, ha suscitato le proteste della popolazione locale per l’impatto paesaggistico e ambientale. Arriva ora la conferma da un altro articolo in cui lo stesso autore denuncia una morìa delle tartarughe Caretta che avevano nidificato su quell’arenile, disturbate dai rumori per i lavori del dissalatore che dovrebbe risolvere la crisi idrica dell’isola.

“Di tutte le uova deposte sulla spiaggia di Marinella – racconta il giornalista – solo una quindicina sono riuscite a vedere la luce”. Le ruspe le hanno disorientate e la maggior parte delle tartarughine sono morte poco dopo la schiusa. Dopo il ritrovamento delle carcasse, sono seguite le denunce dei comitati e delle associazioni impegnate nel censimento dei nidi.

 

Scrive Scifo: “La beffa è doppia se si pensa che poco più in là un altro dissalatore, costruito durante la presidenza Cuffaro, è stato abbandonato per i costi di gestione”. E, nonostante fosse dotato di tutte le opere di urbanizzazione, il governo regionale di Renato Schifani ha deciso di collocarne un altro proprio nella stessa area.

Ovviamente, qui non è in discussione la necessità di risolvere la crisi idrica della Sicilia. Causata, peraltro, dalla malagestione delle infrastrutture, come le dighe e la rete. Quanto piuttosto la localizzazione dell’impianto sul litorale, sottovalutando o ignorando – appunto – le conseguenza per l’ambiente e per la collettività.

“Se l’impatto ambientale causato dalla struttura – conclude l’articolo del Fatto – era già violento, adesso a pagarne le spese sono pure le tartarughe per cui quella spiaggia era casa”. Da qui, un’interrogazione della deputata del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina, rivola al ministero dell’Ambiente: “Questa vicenda – sostiene – è la prova che l’impianto è stato collocato nel posto sbagliato, in violazione della natura, delle norme e del buon senso”.

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