Capannoni industriali e parcheggi al posto di alberi centenari. Contro il progetto che minaccia il grande bosco golenale sulla sponda destra del fiume Isarco, a Bressanone (provincia di Bolzano), il Wwf Trentino-Alto Adige/Sudtirol ha fatto ricorso al Tar. E in attesa dell’udienza, fissata per il 7 aprile, i lavori sono stati sospesi. Ne ha dato notizia il fattoquotidiano.it in un articolo a firma di Manlio Lilli (l’immagine in alto è stata ripresa da TV 33).
“L’ultimo grande bosco golenale dell’intera Valle Isarco, con alberi alti fino a 40 metri, tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza e un’età che raggiunge i 100 anni, stava già cadendo sotto le lame”, denuncia l’associazione ambientalista. E tutto ciò nonostante che i boschi ripariali siano tutelati da una legge provinciale del 2010 come habitat prioritari da proteggere secondo la direttiva habitat dell’Unione Europea.
Sarebbe doppio sfregio alla natura e alla fauna, a danno di un’area in cui sono state identificate 66 specie vegetali, alcune delle quali inserite nell’elenco delle “Piante protette” dalla Ripartizione Natura e Paesaggio della Provincia Autonoma di Bolzano. Finora, sulle cime degli abeti, nidificavano ogni anno dalle 9 alle 13 coppie di airone cenerino. Ben 64 le specie di uccelli osservate in quest’area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di chirotteri. Tre di rettili, a rischio di scomparsa.

Il progetto punta all’ampliamento della zona industriale di Bressanone, già allagata nel 1966. Motivo per cui, secondo gli ambientalisti, si rischia di compromettere l’assetto idrogeologico del territorio circostante. Ora la Progress Holding Ag, un gruppo che realizza impianti e software per produttori di elementi prefabbricati in calcestruzzo, si potrebbe espandere su oltre 9mila metri quadrati dei complessivi 20mila e su 7mila metri quadrati di prato, acquistati per 9 milioni di euro nel 2019 dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone.
“La modifica al piano urbanistico – come si legge sul portale del Comune – prevede la riclassificazione di una parte dell’area agricola e della foresta con collegamenti paesaggistici speciali all’area industriale e serve ad espandere il sito produttivo”. Una scelta motivata con il “rafforzamento della posizione commerciale locale, nella promozione dell’innovazione e nel garantire posti di lavoro nel lungo termine”.
Ai confini dell’area, è prevista anche una compensazione che interesserà circa 17mila metri quadrati di terreni coltivati a frutteto e arativi. Ma, in difesa di questo “polmone verde”, gli ambientalisti ribattono: “Non si compensa un albero di cent’anni con un appezzamento da rinaturalizzare. Non si compensano le colonie di aironi, i chirotteri nelle cavità, il picchio rosso minore”.


