TAVOLARA, STOP AL CEMENTO! IL PROGETTO IMMOBILIARE DI FRONTE ALL’ISOLA, MANIFESTAZIONE DI PROTESTA IL 1° LUGLIO

“Neanche un metro cubo di cemento a Cala Finanza”: in questi termini s’è pronunciato pubblicamente il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, in merito al progetto della società sardo-brasiliana Tavolara Bay per la costruzione di un resort di lusso di fronte all’isola di Tavolara, in Sardegna. Ne ha dato notizia il quotidiano L’Unione Sarda con un articolo di Andrea Busia. “Se non fossero rispettate le nostre prescrizioni, saremmo disposti a tornare in Consiglio per ritirare in autotutela la delibera”, ha assicurato il sindaco (in alto, foto di Bernard Bialorucki).

Alla riunione ha partecipato anche la presidente della Regione, Alessandra Todde, dichiarando che su questo caso potrebbe aprirsi un conflitto istituzionale con il governo nazionale. È stato, infatti, il Consiglio dei ministri a “resuscitare” con una variante urbanistica in forza della Zes (zona economica speciale) il progetto già bocciato dal ministero della Cultura, dalla Soprintendenza e dalla stessa Regione. “No a scorciatoie sulle regole”, ha ribadito alla fine lei stessa.

Per il prossimo 1° luglio, intanto, è stata indetta una manifestazione popolare di protesta, all’insegna dello slogan Defendemus sa terra sarda! “Nel tentativo di giustificarsi, per aver proposto il 25 novembre 2025 al Consiglio comunale una delibera favorevole al progetto della ‘Tavolara Bay’ su Cala Finanza, il sindaco Lai ha cercato ancora una volta di confondere le acque, con affermazioni spericolate e facilmente confutabili”, si legge in un polemico comunicato del Gruppo di Intervento Giuridico. E la stessa fonte spiega spiega: “Come ormai tutti sanno, Cala Finanza è solo una piccola parte, con una superficie di 10 ettari, del progetto del resort JHSF Fasano Sardegna, pubblicizzato da Tavolara Bay, che si estende su un’area complessiva di ben 100 ettari. Ed è su questa ulteriore superficie che questa intende realizzare l’hotel di lusso a cinque stelle, le ville e quant’altro. Ma, almeno per ora, l’autorizzazione è stata chiesta solo per Cala Finanza, che costituisce una specie di “avamposto” del resort”.

In effetti, come si può evincere anche dal rendering del progetto ripreso qui sopra dal quotidiano La Nuova Sardegna, nell’autorizzazione per Cala Finanza “è prevista la ristrutturazione di Villa Joy e delle relative dipendenze, con alcune sistemazioni esterne, e la realizzazione di un glamping (che significa glamour camping) costituito da sette moduli abitativi dichiarati ‘amovibili’ a uso camere, più due a uso ufficio, comprensivo di un percorso di collegamento con pedane di legno, lungo circa 175 m, e delle relative opere di urbanizzazione (rete idraulica ed elettrica), in mezzo alla boscaglia e a pochi passi dal mare”.

Il controverso progetto prevede, inoltre, la realizzazione di un resort extra-lusso di 4.350 metri quadri, con un edificio a due piani, 47 metri di larghezza per ogni lato, mentre la normativa regionale vieta di costruire a meno di 300 metri di distanza dal mare. Tant’è che, come ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, “i soci della ‘Tavola Bay’ – hanno illustrato fin dal 2024 il Fasano Hotel Sardegna, on-line e sui dépliant, con toni mirabolanti”.

(Foto di Tore65)

Finora quel promontorio ospitava solo un’abitazione privata, chiamata “Villa Joy”, denunciata nel 2022 per un pontile irregolare. Secondo il progetto, l’hotel comprenderebbe invece 51 alloggi di lusso, con un beach club, un club di tennis e un campo da golf; più 26 lotti edificabili con una superficie da 350 a 750 metri quadrati ciascuno. I ricavi totali sono stimati in circa 141 milioni di euro. Tutto ciò di fronte alle isole di Tavolara e Molara, sulla costa nord-orientale della Sardegna che affaccia su un’area marina protetta.

“Sarà battaglia ricorso dopo ricorso al Tar, al Consiglio di Stato. In Cassazione, fino alla Consulta e alla Corte europea”, annunciano gli agguerriti esponenti del Gruppo di Intervento Giuridico”. Mentre gli attivisti di Legambiente e del Wwf invocano l’articolo 9 della nostra Costituzione, in cui si legge che la Repubblica italiana – oltre a promuovere la ricerca scientifica e tecnica – “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, con l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.

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