Rispetto a una rete ferroviaria congestionata, com’è oggi quella italiana, l’ingresso di treni di alta velocità a due piani potrebbe contribuire a risolvere il problema. Ecco perché le ferrovie francesi, dopo aver acquistati 15 Tgv (Train à Grand Vitesse), si affacciano sul nostro mercato per fare concorrenza al gruppo Ferrovie dello Stato e a Italo. Sarà una sfida al ribasso, dal momento che i nuovi competitor punta ad attirare tra i sette e i dieci milioni di passeggeri all’anno, con tariffe in media inferiori del 20%.

Il guanto l’ha lanciato Christophe Fanichet, presidente e direttore generale di Sncf Voyageurs, incontrando già a luglio i ministri Matteo Salvini (Infrastrutture) e Adolfo Urso (Sviluppo), prima di recarsi nei giorni scorsi a Palazzo Chigi insieme a Caroline Chabrol, dg della società francese. Lo scrive in un’intervista apparsa su Repubblica il giornalista Aldo Fontanarosa, sotto il titolo “Regole certe per lanciare il Tgv in Italia, più posti e prezzi bassi”.
Le regole sono quelle che i francesi devono concordare con il governo italiano e con la Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FSA). Tant’è che la pratica è all’esame dell’Antitrust dal marzo scorso che ha pubblicato una serie di impegni per far rispettare la normativa europea sulla concorrenza. “Noi – dichiara Fanichet – reclamiamo un accordo quadro di lungo periodo, 15 anni. Solo un orizzonte di questo tipo può giustificare gli investimenti in treni, in manutenzione, nel personale e nella promozione”.

Per avviare un programma del genere, Sncf prevede almeno nove viaggi di andata e ritorno da Torino a Napoli e cinque da Torino a Venezia. “I nostri Tgv a due piani – aggiunge il presidente dell’azienda francese – offrono il 40% di posti in più rispetto ai convogli oggi attivi in Italia: in una rete già sovraccarica, un treno così capiente farà viaggiare più persone senza aumentare di molto il numero dei convogli in circolazione”.


