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S.O.S. AGRICOLTURA: L’EUROPA TAGLIA I FONDI, UN MILIARDO DAL GOVERNO ITALIANO (IN TRE ANNI)

Nella filiera delle “Tre A” – Ambiente, Agricoltura, Alimentazione – l’anello centrale sta fra la protezione della natura e la produzione del cibo. Ed è, quindi, essenziale per la sopravvivenza, il benessere e la salute collettiva. Ma il nuovo bilancio finanziario 2028-2034 predisposto dalla Commissione Ue guidata da Ursula Von der Leyen minaccia di mettere in crisi tutto l’agroalimentare italiano ed europeo.

Di fronte a questa emergenza, il governo di Giorgia Meloni ha stanziato oltre un miliardo di euro, distribuito in tre anni (2026-2028), per rafforzare l’autonomia produttiva dell’agricoltura nazionale. Il fondo è suddiviso in tre voci principali: 300 milioni alla sovranità alimentare (frumento, soia e altri settori strategici, ma deficitari); 300 milioni per l’allevamento italiano, con l’intento di ridurre le importazioni e accrescere la produzione di carne bovina nazionale; e 300 milioni per il Piano olivicolo, per il reimpianto di oliveti e il ripristino della capacità produttiva. Altri 10 milioni saranno destinati alla stabilizzazione dei mercati e infine 150 serviranno a sostenere il ricambio generazionale, per promuovere l’imprenditoria giovanile e femminile.

L’intervento governativo punta anche a fronteggiare l’incognita dei dazi americani del 30%, agitati come uno spauracchio del presidente Donald Trump. “L’impatto – spiega il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – sarà particolarmente rilevante: il rischio è di perdere 2,3 miliardi di mercato negli Usa, mentre al contrario se saranno fissati sotto il 10% c’è la possibilità di una crescita fino a 9 miliardi, con la possibilità di far diventare gli Stati Uniti il primo mercato per esportazioni”. Al momento, l’agroalimentare made in Italy ha subito una brusca frenata, scendendo dal +11% del primo trimestre 2025 al +1,3 di aprile, primo mese di applicazione dei dazi aggiuntivi, fino a un misero +0,4% di maggio.

Prova a gettare acqua sul fuoco il vicepresidente della Commissione di Bruxelles, Raffaele Fitto, invocando una maggiore flessibilità nella gestione dei fondi: “Abbiamo una conferma delle risorse sul primo pilastro, pari a 294 miliardi di euro, la parte rivolta allo sviluppo rurale di 87 miliardi è all’interno dei piani nazionali e regionali, in un nuovo fondo in cui ci sono complessivamente 781 miliardi”.

In un’intervista rilasciata a Carlo Cambi per il quotidiano La Verità, il presidente di Coldiretti sottolinea la “centralità della questione agricola”. E osserva: “C’è un tema di geopolitica: il cibo è oggi uno strumento diplomatico e l’Ue non può – come ai tempi del Covid o con la guerra in Ucraina – non avere risorse proprie. La carenza di cibo è ancora più importante della questione energetica”.

Basta un esempio. La Cina oggi controlla il 60% della produzione di cereali, con una popolazione che è il 18% di quella mondiale. “È bene che Von der Leyen – incalza Prandini – si convinca che il grano è un’arma più potente dei suoi carri armati”. Per il presidente di Coldiretti, “tassare le imprese con più di 100 milioni di fatturato è come dire andate a produrre in America. L’impatto di questo schema sarebbe un taglio secco di 92 miliardi, a cui ne andrebbero sommati almeno 150 di erosione dell’inflazione”.

Con il sostegno di un milione e 600 mila soci, Prandini torna a evocare la protesta dei trattori. “Se ci sarà bisogno di scendere nuovamente in piazza, sappiamo come e cosa fare. Non accetteremo la fine della Pac che è anche la fine dell’Europa”. E di rincalzo il segretario generale dell’associazione, Vincenzo Gesmundo, avverte: “Abbiamo due anni avanti a noi per cambiare le cose e posso assicurare che Coldiretti lo farà”.

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