La Corte dei Conti blocca il progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina. la più alta magistratura amministrativa del Paese vuole verificare prima i costi e il rispetto delle norme ambientali. I magistrati non approvano la delibera del Cipess e danno al governo venti giorni di tempo per rispondere a una serie di rilievi, invitando a ritirare l’atto in autotutela. Lo stop della Corte dei Conti arriva dopo il no degli Stati Uniti all’inserimento del progetto (oltre 13 miliardi di euro) nel piano di difesa che dovrebbe essere scaricato in buona parte sulla Nato.

Contro qualsiasi “contabilità creativa” da parte degli alleati europei, per raggiungere un nuovo obiettivo di spesa dell’Alleanza atlantica, s’era pronunciato recentemente l’ambasciatore Usa Matthew Whitaker, che all’agenzia di stampa Bloomberg ha dichiarato: “Ho avuto conversazioni con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa”. Per gli Stati Uniti, insomma, i costi per il maxiprogetto non possono rientrare nelle spese militari a carico dell’Alleanza. E l’ambasciatore aggiunge: “Non si trattava di scuole che, in qualche immaginario mondo di fantasia, sarebbero state utilizzate per qualche altro scopo militare”.
La questione risale alla perentoria richiesta rivolta ai Paesi della Nato dal presidente americano, Donald Trump, per aumentare al 5% del Pil la spesa per la difesa durante il vertice di giugno all’Aja. Allora, come Amate Sponde ha riferito a suo tempo, con un artificio contabile il governo italiano aveva presentato il Ponte come un’infrastruttura che, in caso di guerra, “avrebbe agevolato il movimento delle forze armate italiane e alleate”.

La tesi era stata sostenuta in primis dal nostro ministro Matteo Salvini, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Tra gli argomenti a sostegno di questa posizione, era stato addotto il fatto che la Sicilia ospita diverse basi militari, tra cui quelle utilizzate dalle forze della Nato. E perciò il Ponte avrebbe avuto un ruolo di «importanza strategica per la sicurezza nazionale e internazionale, facilitando il movimento delle forze armate italiane e alleate”.
Attraverso il suo ministero, Salvini ha fatto sapere che “l’opera è già interamente finanziata con risorse statali e non sono previsti fondi destinati alla Difesa” e quindi “non è in discussione”. Tuttavia, il problema non è risolto, come scrive Miriam Di Pieri su repubblica.it: “L’accordo siglato con la Nato, infatti, prevede che gli Stati membri dell’Unione europea accantonino il 5% per cento del Pil per le spese militari. Per l’Italia la stima è di 113 miliardi di euro, all’interno dei quali il governo guidato da Giorgia Meloni aveva inserito anche i 13,5 miliardi destinati all’infrastruttura di collegamento tra Sicilia e Calabria, motivandola come opera d’interesse pubblico e militare. Adesso che la Nato dice, sostanzialmente, che – no – quella non può essere considerata tra le spese militari, il Mef di Giorgetti e la Difesa di Crosetto dovranno trovare un piano B per raggiungere la soglia del 5%”.
L’ipotesi avanzata inizialmente dal governo aveva suscitato subito dubbi e polemiche. Il 21 aprile scorso Amate Sponde aveva già pubblicato un articolo su questo tema, intitolato “Il Ponte del riarmo” (https://www.amatesponde.it/il-ponte-del-riarmo/). “Doveva essere “l’ottava meraviglia del mondo”, si leggeva: “Ma ora il controverso Ponte sullo Stretto di Messina diventa un’”opera strategica nell’ottica della difesa europea e della Nato”. E in caso di guerra, la sua funzione sarà “fondamentale” per il passaggio di truppe e mezzi. Perciò la premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini hanno sottoscritto un documento, appena inviato alla Commissione di Bruxelles, definendo la realizzazione del progetto “imperativa e prevalente per l’interesse pubblico”.

Aveva protestato per primo il verde Angelo Bonelli, leader di Avs: “Vogliono approvare un progetto che non ha le verifiche sismiche dovute”. E, in polemica aperta con Meloni e Salvini, annuncia una denuncia al Cipess, l’organismo a cui spetta dare il via libera definitivo: “Ho trasmesso una diffida formale affinché il Cipess non diventi complice di una forzatura politica vergognosa”.
Sull’onda di questa iniziativa, sono scesi in campo anche il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Contro “il Ponte del riarmo”, s’è schierato l’ex premier Giuseppe Conte: “E’ uno stratagemma per forzare e accelerare la realizzazione dell’opera nonostante le già segnalate criticità sul piano ambientale e sismico”. E Annalisa Corrado, eurodeputata del Pd e responsabile della Conversione ecologica nella segreteria nazionale, aveva ironizzato: “Forse Meloni e Salvini hanno nostalgia dell’infanzia, quando passavano i pomeriggi a giocare s Risiko”. E contesta la contraddizione che “il Ponte servirebbe in caso di calamità naturale, visto che l’area è soggetta ad alto rischio sismico e idrogeologico”.

Poi è arrivato un ampio e documentato articolo del Sole 24 Ore su “tutti i numeri del Ponte”, ripreso anche su questo stesso sito (https://www.amatesponde.it/il-ponte-in-cifre/). Alla voce “pedaggi”, è scritto: I ricavi dell’opera sono attesi a quota 162,8 milioni di euro nel 2033 e a 336,4 nel 2062. Quest’ultima cifra sarà composta per 300,4 milioni dai pedaggi stradali e per il resto dal canone ferroviario”. Ma non si parlava ancora del No di Trump al “Ponte del riarmo” né tantomeno dello stop imposto dalla Corte dei Conti.


