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COMUNITA’ ENERGETICHE:  2,2 MLD DISPONIBILI, MA SOLO 25 MILIONI CONCESSI FINORA ALLE PARROCCHIE

I fondi previsti dal Pnrr ammontano a 2,2 miliardi di euro, ma i contributi concessi finora sono appena 25 milioni. A oggi, le comunità energetiche ammesse alla tariffa incentivante risultano 600, per una potenza complessiva degli impianti per circa 50 megawatt. Sono i dati riferiti da un articolo di Paolo Lambruschi, pubblicati su Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana (https://www.avvenire.it).

Le Comunità Energetiche (CE) e le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono associazioni di cittadini, imprese, enti territoriali e autorità locali che producono e condividono energia da fonti rinnovabili per ottenere benefici ambientali, economici e sociali. Attraverso la condivisione dell’energia prodotta localmente e immessa in rete, i membri possono ridurre i costi energetici, promuovere la sostenibilità, diminuire l’impronta di CO₂ e rafforzare così l’indipendenza energetica del territorio. Finora la loro diffusione è concentrata soprattutto nelle parrocchie e nei piccoli Comuni. Si tratta, insomma, di una struttura integrativa che dovrebbe dare un contributo rilevante alla transizione energetica.

Ma, come si legge nello stesso articolo, secondo i dati rilevati dall’Agenzia internazionale dell’energia “la corsa globale verso le rinnovabili sta perdendo slancio e il traguardo fissato a Cop 28 – triplicare la capacità entro il 2030 – appare ora fuori portata”. Recentemente è stata superata la soglia di due milioni di impianti fotovoltaici funzionanti, ma sono ancora troppo pochi quelli di grande scala pe sostituire le centrali a gas. Ecco perché sarebbe utile aumentare la produzione di energia delle CER, a vantaggio di tutto il sistema.

Spiega il giornalista di Avvenire: “Chi produce energia con un impianto fotovoltaico, ne consuma di norma solo una parte e quella eccedente la immette in rete. Se l’energia viene consumata da un altro socio, alla Cer viene riconosciuta una tariffa incentivante”. Gli importi così ricavati vengono poi redistribuiti agli stessi soci e destinati a scopi sociali: per esempio, a favore delle famiglie a rischio di povertà energetica.

 

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