Dal Vajont a Sarno, da Rigopiano fino a Niscemi (in alto una foto dal sito del Cern). Il conto delle catastrofi, provocate in Italia da frane e alluvioni (oltre 684mila nell’ultimo mezzo secolo), sembra un bollettino di guerra: 1.616 vittime, oltre 339mila evacuati e sfollati, 1.857 feriti. Sono più di 4.100 le località colpite, di cui oltre 2.200 Comuni, tra il 1975 e il 2024. Questo tragico bilancio è stato redatto da Cinzia Bianchi e Paola Salvati, due ricercatrici della rete Polaris-Consiglio nazionale delle ricerche, nell’ultimo Rapporto periodico pubblicato recentemente. Ed è consultabile al link: https://polaris.irpi.cnr.it/wpcontent/uploads/report_2025.pdf

La “madre di tutte le catastrofi” fu il disastro del Vajont, causato il 9 ottobre del 1963 da una frana gigantesca di 270 milioni di metri cubi che si staccò dal monte Toc e cadde nel lago artificiale del bacino idroelettrico, provocando un’onda d’urto che superò la diga e distrusse Longarone, al confine tra le Province di Belluno e Pordenone (a cavallo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia). Nei calcoli della Protezione civile, i morti furono 1.917, ma centinaia non vennero mai ritrovati. Con l’accusa di “inondazione aggravata dalla previsione dell’evento”, la magistratura rinviò a giudizio 11 persone, di cui tre decedute prima che iniziasse il processo. Alla fine, vennero condannati solo un ingegnere e un tecnico del ministero dei Lavori Pubblici.

Nella storia delle catastrofi nazionali, viene poi l’”alluvione continua” di Sarno e Quindici, in Provincia di Salerno (Campania). Il 5 maggio 1998 provocò 160 vittime e migliaia di sfollati. Ma, a 28 anni di distanza, il Comune è sempre in guerra con lo Stato per ottenere i fondi dei risarcimenti. “Abbiamo anticipato circa 10 milioni di euro – ha dichiarato Teresa Marciano, segretario generale del Municipio, in un articolo di Rita Bartolomei apparso sul Quotidiano Nazionale – ma il nostro bilancio corrente è di 20”.
Sotto il titolo “La lezione mancata della tragedia di Sarno: sterpaglie e rifiuti nei canali di sicurezza”, il Corriere della Sera ha pubblicato un ampio reportage di Gian Antonio Stella, secondo cui “lo Stato investì 400 milioni”, costruendo 11 enormi vasche e 20 chilometri di canali destinati a contenere nuovi diluvi e nuove frane. Ma anche questa è una storia di “rimpalli e ritardi”. Senza dimenticare, però, l’incuria per la montagna, il saccheggio dei boschi e l’abusivismo: nel 2018, secondo un rapporto di Legambiente, “c’erano ancora negli otto Comuni dell’agro sarnese 24.420 richieste di sanatoria e giacevano 4.091 ordinanze di abbattimento contro una quota dell’1% di demolizioni”.

Sono passati nove anni, invece, dalla strage di Rigopiano, località sciistica in Abruzzo. Il 18 gennaio 2017 una valanga di neve e di alberi precipitò dal monte Stella, sul Gran Sasso, distruggendo un hotel affollato di ospiti e provocando 31 vittime. Al processo il pubblico ministero chiese in totale 151 anni di carcere per 26 delle 30 persone rinviate a giudizio, ma l’11 febbraio 2026 la Corte d’Appello di Perugia ha condannato tre ex dirigenti della Regione, assolto cinque imputati e prescritti i reati per altri due.

Da ultimo, a fine gennaio, la frana di Niscemi (Sicilia), a cui Amate Sponde ha già dedicato vari articoli nelle scorse settimane (https://www.amatesponde.it/litalia-delle-frane/). Fortunatamente l’evento non ha causato né vittime né feriti. Ma ha distrutto mezzo paese, costringendo gli abitanti a lasciare le proprie case per trasferirsi altrove. Eppure, la frana era stata preceduta nel 1997 da un altro crollo, senza che il Comune e la Regione siano intervenuti tempestivamente per mettere in sicurezza il territorio.
Sta di fatto che, come attesta dati alla mano il Rapporto Polaris-CERN con il corredo di un’ampia documentazione fotografica, storica e d’attualità, (https://www.facebook.com/photo/?fbid=1256487756492991&set=a.453472616794513), una situazione generale di rischio idrogeologico continua a incombere sull’Italia. Se nei cinquant’anni che vanno dal 1975 al 2024 le località colpite da frane e alluvioni sono state in totale 4.164, negli ultimi cinque anni (2020-2024) risultano già 606. Un pericolo destinato verosimilmente ad aumentare, dunque, se non si varerà un piano nazionale di interventi: tanto più di fronte al riscaldamento del pianeta e ai cambiamenti climatici, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Ma ora, grazie all’ISPRA (l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), è possibile verificare facilmente se il luogo dove uno vive o lavora si trova in queste zone: basta accedere alla piattaforma IdroGEO e inserire il proprio indirizzo o geolocalizzarsi per sapere se la propria casa o la propria azienda è collocata in aree a rischio idrogeologico.
Ecco il link: https://idrogeo.isprambiente.it/app/


