Era un gioiello. Dava lavoro a 320 perone, serviva 12 Comuni molisani, ma era una struttura sanitaria importante anche per i paesi limitrofi dell’Abruzzo. Negli ultimi quindici anni, è stato smontato pezzo a pezzo e ora è diventato un “ospedale fantasma”: reparti chiusi, personale ridotto a un centinaio di persone, abbandono dei medici addetti al servizio d’emergenza notturno del 118. Questa è la fotografia dell’Ospedale Caracciolo di Agnone (provincia di Isernia), scattata da Tommaso Rodano nella quarta puntata della sua inchiesta sugli ecomostri d’Italia, pubblicata sul Fatto Quotidiano.

“Il nuovo ospedale di Agnone – si legge nell’articolo – fu progettato alla fine degli anni Settanta, parte di un piano che prevedeva strutture pubbliche moderne in tutto il Molise. Avrebbe dovuto affiancare e poi sostituire il vecchio Caracciolo con reparti d’avanguardia per servire un bacino di trentamila persone fino alla provincia di Chieti”. Ma i lavori. Iniziata negli anni Ottanta, si fermarono di colpo nel 1992, all’epoca di Tangentopoli. “Sprechi, omissioni, gare fallite: dieci miliardi di lire buttati, seguiti da altri finanziamenti inghiottiti dal nulla”, come racconta lo stesso giornalista.

Dello scheletro di cemento restano in piedi quattro piani di pilastri nudi, scale di servizio prive di ringhiera, finestre quadrate aperte sulla campagna e sui monti circostanti. Per completare l’opera, servirebbero oggi 40 milioni di euro. Ma è stata accantonata anche l’ultima idea di trasformare il rustico in un carcere. E c’è il solito rimpallo di responsabilità tra il Comune di Agnone e la Regione, a cui spetterebbe la competenza: in mancanza di fondi, occorrerebbe l’intervento di un imprenditore privato disposto a investire sul territorio.

A un’ora di macchina dall’ospedale fantasma, nel paese di Pozzilli, si trova Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo (foto sopra), una “cattedrale della sanità privata” di alta specializzazione, dove si curano patologie infiammatorie e neurodegenerative del sistema nervoso. Funziona sia in convenzione con il Ssn sia in regime di solvenza. Fattura circa 100 milioni di euro all’anno, attingendo alle risorse regionali e intercettando i fondi europei. Spiega l’inviato del Fatto Quotidiano: “Una creatura di Aldo Patriciello, ras berlusconiano passato alla Lega, eurodeputato alla quinta legislatura e macchina da preferenze”. È lui a incarnare, in questa situazione locale, il conflitto tra una sanità pubblica che agonizza e una privata che invece prospera, a danno dei cittadini meno abbienti. E con il governo di Giorgia Meloni, purtroppo, i tagli continuano…


