A 17 anni dal terremoto che colpì l’Aquila nel 2009, dopo un articolato intervento di recupero, consolidamento e restauro avviato nel 2013 ha riaperto al pubblico lo storico Palazzo Farinosi Branconi, come nuova sede del Polo culturale della Galleria BPER (nella foto in alto). Uno tra gli edifici i più rappresentativi del capoluogo abruzzese, gravemente danneggiato dal sisma, è tornato così a vivere con una nuova funzione museale.
Il progetto riporta in città una parte significativa delle opere appartenute alla raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e restituisce alla fruizione pubblica le sale decorate dell’edificio, tra cui la Sala di San Clemente. L’esposizione permanente, la mostra temporanea dedicata alla storia del Palazzo, le attività didattiche e il programma culturale hanno ottenuto il patrocinio del Comune dell’Aquila e si inseriscono nell’ambito delle iniziative di L’Aquila 2026 – Capitale italiana della Cultura.

Lungo un arco di cinque secoli, tra Abruzzo, Centro e Sud Italia, il nuovo percorso permanente – intitolato Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione – riunisce opere provenienti da nuclei differenti della Corporate Collection BPER. E racconta le relazioni artistiche che hanno attraversato l’Italia centrale e centro-meridionale dal Quattrocento al primo Novecento.
Il punto di partenza è il ritorno all’Aquila di una parte della storica collezione abruzzese, formatasi attraverso acquisizioni, ordinamenti e studi successivi e legata in modo determinante alla visione dello storico dell’arte Ferdinando Bologna. Fu lui che contribuì a costruire un nucleo in grado di documentare la complessità della cultura figurativa del territorio e i suoi rapporti con i principali centri artistici italiani. A queste opere, si affiancano dipinti provenienti da altre raccolte confluite nel patrimonio BPER, selezionati per ampliare il racconto e mettere in luce la circolazione di artisti, committenze, modelli figurativi e linguaggi tra Abruzzo, Marche, Umbria, Roma, Napoli e il Mezzogiorno.
Il percorso documenta la vitalità dell’Aquila tra il Quattrocento e il Cinquecento, con opere di Cola dell’Amatrice e del Maestro dei Polittici Crivelleschi. In seguito, tra il Seicento e il Settecento, i rapporti con Napoli e l’Italia meridionale s’intensificano con dipinti di Luca Giordano, Mattia Preti, Salvator Rosa, Francesco De Mura e Francesco Solimena. Fino all’Ottocento e al primo Novecento, quando la collezione si apre al paesaggio, al lavoro e alla vita delle comunità, con Teofilo Patini, Francesco Paolo Michetti e le opere di Filippo e Nicola Palizzi.

In una città impegnata tuttora nel proprio sforzo di ricostruzione, Palazzo Farinosi Branconi ritorna a essere così un luogo vissuto e condiviso, nel quale patrimonio, memoria e identità territoriale concorrono a generare nuove relazioni. Il cambio di destinazione d’uso, da palazzo privato in rovina a sede di un museo, “rappresenta – come scrive ArtsLife – il passaggio decisivo di un intervento che alla necessità della ricostruzione post-sisma ha affiancato una scelta culturale, trasformando il recupero di un monumento nella restituzione di un luogo alla città”.


