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LA VITTORIA DI TAVOLARA: REVOCATO IL PERMESSO PER IL PROGETTO DEL MEGA-RESORT DI FRONTE ALL’ISOLA SARDA

È la vittoria dei sardi, degli ambientalisti e di tutti coloro che amano e vogliono difendere la Sardegna, con il suo territorio, il suo paesaggio e il suo mare (l’immagine in alto è stata diffusa su “X” dal Coordinamento nazionale dell’associazione Mare Libero).

Prima è stato il consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo a revocare la delibera con cui l’amministrazione aveva riclassificato la zona di Cala Finanza, di fronte all’isola di Tavolara, per autorizzare la costruzione di un mega-resort proposto dalla società italo-brasiliana che fa capo al gruppo Jhsf. Poi, è arrivato anche la revoca del Dipartimento Sud di Palazzo Chigi che il 6 febbraio scorso aveva acconsentito al progetto, già bocciato dal ministero della Cultura, dalla Soprintendenza e dalla stessa Regione.

Si tratta di una svolta improvvisa, proprio all’indomani della manifestazione popolare di protesta inscenata il 1° luglio da centinaia di persone con decine di bandiere dei quattro mori. E sull’onda della campagna d’informazione e di denuncia a cui ha partecipato anche il nostro sito Amate Sponde, con due articoli pubblicati nelle scorse settimane.

Il controverso progetto della società Tavolara Bay prevedeva la realizzazione di un resort extra-lusso di 4.350 metri quadri, con un edificio a due piani, 47 metri di larghezza per ogni lato, mentre la normativa regionale vieta di costruire a meno di 300 metri di distanza dal mare. Un nuovo “ecomostro”, insomma, concepito in nome dello sviluppo turistico e dello sfruttamento del territorio.

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Un’operazione immobiliare del genere non poteva non suscitare le reazioni e le proteste a livello locale, soprattutto da parte degli ambientalisti. “Sarà battaglia ricorso dopo ricorso al Tar, al Consiglio di Stato. In Cassazione, fino alla Consulta e alla Corte europea”, avevano annunciato gli agguerriti esponenti del Gruppo di Intervento Giuridico che hanno guidato la protesta.

Gli attivisti di Legambiente e del Wwf hanno invocato l’articolo 9 della Costituzione: vi si legge che la Repubblica italiana – oltre a promuovere la ricerca scientifica e tecnica – “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, con l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.

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