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LA TERZA ENERGIA: OLTRE AL SOLE E AL VENTO, C’E’ ANCHE L’IDROELETTRICO CHE PUO’ CONTRIBUIRE ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Quando si dice rinnovabili s’intende innanzitutto il sole e il vento, cioè il fotovoltaico e l’eolico. Ma c’è un’altra energia naturale, disponibile in Italia, che invece si tende a sottovalutare: quella idroelettrica. Scaturisce dai ghiacciai che, purtroppo, vanno sempre più riducendosi a causa del riscaldamento globale; ma anche dai fiumi e dagli altri corsi d’acqua (complessivamente diverse migliaia di chilometri) che scendono a Nord dalla catena delle Alpi e al Centro dalla dorsale degli Appennini. E, attraverso le dighe e i bacini di raccolta, alimentano le centrali che producono energia “pulita”.

Su un totale di 4.700 impianti, disseminati sul territorio della nostra Penisola, quelli piccoli e medi sono 4.400 e contribuiscono al 7-8% di tutta l’energia rinnovabile. Ma, come spesso accade nel Malpaese, sono gli iter e le lungaggini della burocrazia a ostacolare lo sviluppo di questo settore. “L’idroelettrico è una delle fonti rinnovabili più preziose”, dichiara Paolo Taglioli, direttore generale di Assoidroelettrica, in un articolo a firma di Anna Marino pubblicato Sole 24 Ore. E lui stesso aggiunge: “Questo settore però è frenato da una serie di ostacoli normativi e burocratici che bloccano investimenti stimato in circa 15 miliardi di euro”.

Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo che bandisce gare competitive per riassegnare le concessioni. E ciò penalizza i vecchi titolari che hanno già investito in questi impianti. Senza garanzie e certezze sulle procedure di assegnazione, nessun imprenditore spende soldi per rinnovarli o potenziarli. Così, mentre l’acqua scorre dai monti, il settore invece resta fermo.

Al contrario, se le concessioni fossero sbloccate, potrebbero generare un aumento della produzione energetica da fonte idrica nazionale dell’11%, pari a circa 5 Terawattora aggiuntivi rispetto agli attuali 46. E questa percentuale raddoppierebbe addirittura al 22% per le piccole e medie centrali, contribuendo così alla transizione energetica ed ecologica. Un doppio beneficio, dunque, per l’economia e per l’ambiente.

L’80% degli impianti idroelettrici, come scrive il quotidiano della Confindustria, si trova nell’Italia settentrionale, fra Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, oltre che nelle due Province autonome di Trento e Bolzano. In Piemonte, per esempio, rappresenta un modello la riconversione del gruppo siderurgico Ferrero che ora gestisce 17 centrali idroelettriche.

Da segnale in positivo, anche i casi della Val d’Aosta, dove la produzione idroelettrica è superiore di 2-2,5 volte al fabbisogno regionale; dell’Emilia Romagna, i bacini di raccolta contribuiscono anche a contrastare il dissesto idro-geologico che tanti danni ha provocato negli ultimi anni con alluvioni, frane e smottamenti; delle Marche, dove le centrali medio-piccole forniscono il 40% del fabbisogno totale. In Toscana, questi impianti – con l’occupazione locale e le comunità intorno – costituiscono un antidoto allo spopolamento delle aree interne.

Scendendo a Sud, in Sicilia le centrali idroelettriche di medie dimensioni producono il 60% del totale. In Campania, la società Cornea Energia ne gestisce altre due: la centrale Cornea Energia, costruita nel 2012 in provincia di Salerno, e la Centrale San Benedetto dal 2022.

Allo stato degli atti, la maggior parte delle grandi concessioni idroelettriche scadrà nel 2029, mentre le piccole sono quasi tutte in corso di validità. le centrali medio-piccole, dunque, potrebbero alimentare da sole investimenti stimati nell’ordine di 4,3 miliardi di euro. “E potrebbero garantire – conclude l’articolo del Sole 24 Ore – un mix energetico green a un prezzo congruo per le imprese manifatturiere, riducendo la dipendenza dall’estero e diventando un volano per l’occupazione del territorio”.

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