Con gli “Stati Generali delle isole minori”, promossi dal ministro della Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci a Lipari (foto in alto), il governo ha lanciato un segnale forte e chiaro a favore di questa realtà spesso trascurata ed emarginata. Bisognerà vedere ora se dalle belle parole (e dalle promesse) si passerà ai fatti concreti. Ma intanto il programma merita di essere sostenuto e sviluppato.

Su un patrimonio complessivo di 800 isole (720 disabitate) sparse sui mari italiani, oltre alle lacustri, quelle considerate “minori” – rispetto alla Sicilia e alla Sardegna – sono 30 distribuite in 36 Comuni. Per una popolazione complessiva di circa 200mila abitanti. Un numero che sale vertiginosamente durante la stagione estiva, quando le presenze dei turisti si moltiplicano a dismisura, mettendo sotto pressione l’equilibrio ambientale e il rendimento dei servizi locali.
Si tratta di isole singole o raggruppate in piccolo arcipelaghi. Per esempio, nel mar Tirreno l’Arcipelago Toscano comprende l’Elba, il Giglio e la Capraia. Mentre nell’Arcipelago napoletano figurano Ischia, Capri e Procida. Ancor più a Sud, nel mar di Sicilia, abbiamo le Eolie (tra cui Lipari, Stromboli e Salina); le Egadi (Favignana e Marettimo); e più isolate, le Pelagie (Lampedusa e Linosa).

Chiunque abbia mai messo piede su una di queste isole, per una vacanza o per latri motivi, sa bene quanto siano accoglienti e affascinanti. Al di là del mare e del paesaggio, regna un’atmosfera particolare di “distacco” e serenità che ritempra il visitatori dalla vita frenetica (e inquinata) delle città grandi o piccole. In totale, le isole minori rappresentano lo 0,3% del territorio nazionale a altrettanto della popolazione. Ma proprio per questo costituiscono un patrimonio naturale da tutelare e valorizzare.

Il primo problema da risolvere, insieme a quelli dei servizi scolastici e sanitari, è quello dell’energia. L’assenza di una connessione elettrica con il continente impone che la produzione di elettricità avvenga interamente sul territorio dell’isola. E, di conseguenza, dev’essere imperniata sulle fonti rinnovabili: sole e vento, innanzitutto. Ma, per poter garantire agli abitanti la fornitura di energia 12 mesi all’anno, le Aziende associate all’UNIEM (Unione nazionale delle imprese elettriche minori) hanno optato per la costruzione in parallelo di numerosi generatori alimentati a gasolio da autotrazione. E così sono state in grado di gestire la crescente domanda di energia elettrica negli ultimi due decenni, assicurando la continuità della di fornitura.
Questo si ripercuote, tuttavia, sulla qualità dell’aria e sull’ambiente: soprattutto nei mesi estivi, quando il flusso turistico aumenta e la domanda cresce per l’intero sistema energetico, dai frigoriferi ai condizionatori. Tanto più che i costi sono circa tre volte superiori a quelli sostenuti dalle aziende elettriche sulla terraferma che in gran parte utilizzano impianti a gas: basti pensare alle spese di trasporto del carburante dal continente all’isola. Per ragioni di equità sociale, vige un meccanismo di compensazione – tra i maggiori costi sostenuti dalle aziende non coperti dai ricavi derivanti dalla vendita dell’energia elettrica – che viene effettuata dalla CSEA (Cassa per i Servizi energetici ambientali (CSEA), a carico della fiscalità generale.
La possibilità di connettere le isole minori alla rete elettrica nazionale è stata più volte valutata da Terna, l’azienda che opera sulla trasmissione di energia. Ma molte di queste isole sono localizzate a distanze notevoli rispetto alla nostra Penisola. E ciò comporta un elevatissimo costo d’investimento per le infrastrutture che dovrebbero essere realizzate, come elettrodotti o cavi sottomarini, a fronte di un basso numero di utilizzatori.

È per tutti questi motivi che le isole minori possono diventare un “laboratorio energetico” per sviluppare le fonti rinnovabili, anche sfruttando il moto del mare che le circonda: come si sta facendo – per esempio – in Portogallo, con le turbine subacquee che sfruttano l’andamento delle maree. Nel rispetto del territorio e del paesaggio, i pannelli fotovoltaici e gli impianti eolici sono al momento la risposta più efficace alle esigenze delle rispettive popolazioni. Ma qui, per ragioni di necessità, si possono sperimentare nuove tecnologie ancor più e meglio che sulla terra ferma.


