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IL PONTILE DI RUGGINE NEL MARE DELLA CALABRIA: UN’INCHIESTA DEL “FATTO QUOTIDIANO”

È una carcassa arrugginita, costruita nel 1971 e collassata nel 2012, che si protende per 640 metri nel mare della Calabria a Lametia Terme. Oltre a deturpare l’incantevole paesaggio del Golfo di Sant’Eufemia, l’ex pontile della Sir (Società italiana resine) inquina l’acqua e l’ambiente ormai da più di dieci anni, nonostante le proteste della popolazione locale. E così ha danneggiato e continua a danneggiare anche il turismo.

Con un articolo di Tommaso Rodano si apre sul Fatto Quotidiano una serie dedicata agli ecomostri, sparsi per tutta la Penisola come quello del nuovo dissalatore di Porto Empedocle (Agrigento) di cui abbiamo parlato recentemente su Amate Sponde  (https://www.amatesponde.it/lecomostro-di-montalbano/). Questo di Lametia Terme, come scrive il giornalista, è “un monumento alla storia della Calabria, del Sud e del capitalismo italiano”. Un capitalismo predatorio, finanziato dallo Stato nel tentativo di rilanciare il Mezzogiorno che ha beneficato invece gruppi di imprenditori e speculatori privati.

Nei progetti, il pontile avrebbe dovuto servire gli impianti della Sir per far attraccare le navi. Ma nell’arco di cinquant’anni non ne ha accolta nemmeno una. In seguito agli scandali finanziari e alle inchieste della magistratura, il complesso calabrese di Nino Rovelli non è mai entrato in funzione. Eppure, con un investimento di 230 miliardi di lire, era destinato ad alimentare l’occupazione con circa tremila posti di lavoro.

L’operazione era stata concepita a suo tempo per sedare la rivolta dei “boia chi molla”, promossa nel 1970 dalla destra neofascista e guidata dal capopopolo missino Ciccio Franco. Con 43 attentati dinamitardi, 11 morti e migliaia di feriti, s’intendeva protestare contro il governo che aveva assegnato a Catanzaro, piuttosto che a Reggio Calabria, il titolo di capoluogo della regione. Da qui, la pioggia di denaro pubblico che avrebbe dovuto creare in totale 15mila occupati.

Scrive Rodano sul Fatto: “Il gigantesco cadavere dell’industria calabrese rimane disteso tra la sabbia e il mare. Ha reso infrequentabili l’una e l’altra: c’è un divieto di balneazione perpetua”. Gli ultimi dati diffusi da Goletta Verde, la storica nave-laboratorio lanciata da Legambiente a metà degli anni Ottanta con il settimanale L’Espresso, registrano alte concentrazioni di “Escheria coli”, il batterio del colera, quasi cento volte superiori al limite di legge.

 

 

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