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IL CASTELLO SUL MARE DI FEDERICO II IN CALABRIA MINACCIATO DA UNA NUOVA STRADA STATALE

Nel suo innamoramento per l’Italia, e in particolare per le regioni meridionali, l’imperatore-poeta Federico II di Svevia era chiamato “stupor mundi”, proprio perché ha lasciato una traccia profonda nell’ambiente e nel paesaggio: dal famoso Castel del Monte in Puglia a quello di Roseto Capo Spulico, a picco sul mare, in Calabria. Ma ora i lavori per il completamente della nuova strada statale ionica 106 getteranno il cemento su quella magnifica costa e davanti al castello federiciano.

Non a caso la realizzazione di quest’opera è affidata alla stessa società che dovrebbe costruire il “colossale scempio del Ponte sullo Stretto”, come lo definisce lo storico dell’arte Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano: e cioè al Gruppo Webuild che fa capo all’imprenditore Piero Salini. Per farsi pubblicità, e cercare di sopire le contestazioni della popolazione locale, l’azienda ha appena pubblicato un’intera pagina a pagamento sull’edizione calabrese del quotidiano l’Altravoce. In questa inserzione, compare il claim “In Calabria, il futuro si fa strada”, alludendo evidentemente a un potenziale sviluppo del turismo. Peccato, però, che il futuro si faccia strada a danno del paesaggio e del patrimonio storico-culturale della regione.

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari

Contro il progetto, Montanari richiama infatti l’articolo 9 della Costituzione che tutela proprio questi due valori. Tanto che in forza di questa norma potrebbe intervenire d’autorità lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In realtà, com’era previsto inizialmente, il percorso stradale doveva passare più in alto. Ma poi, con la motivazione della presunta presenza di gas nel sottosuolo, il “mostro” è stato spostato lungo il mare e accanto al castello di Federico II.

La pagina pubblicitaria del Gruppo costruttore

C’è un Comitato Alto Ionio che, com’è accaduto per esempio in Toscana, si mobilita per far deviare il tracciato della strada statale. A differenza di quanto avviene altrove, non ha però voce in capitolo e non viene ascoltato. Il tratto in questione non ha nulla da invidiare ad altre regioni italiane. Ma il paesaggio calabrese – conclude amaramente Montanari – “è figlio di un dio minore” e purtroppo “la Calabria è stata devastata da cemento, incompiute, speculazione”. Ed è una destino – aggiungiamo noi – comune a gran parte del Mezzogiorno d’Italia.

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