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GLI ECOMOSTRI DELLE OLIMPIADI DI TORINO 2006: CINQUE TRAMPOLINI E UNA PISTA DA BOB COME A CORTINA 2026

A 180 giorni dall’inaugurazioni delle Olimpiadi invernali 2006 Milano-Cortina, un’altra storia di ecomostri ricorda purtroppo quelle di vent’anni fa. Sono cinque gli impianti abbandonati di Torino 2006 sulla montagna di Pragelato: due grandi trampolini da competizione per le gare di salto, tre più piccoli da allenamento. A cui va aggiunta una pista da bo, anch’essa dismessa. I trampolini costarono 35 milioni di euro, la pista da bob Cesana Pariol circa 110. Lo racconta Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano, nella terza puntata che il giornale dedica al Malpaese.

“La Corte dei Conti piemontese – si legge nell’articolo – li ha messi in fila in un rapporto di 91 pagine. I cantieri e le infrastrutture, scrivono i giudici, sono costati oltre 2 miliardi di euro “quasi integralmente a carico della finanzia pubblica”. Dopo la fine dei Giochi, la gestione delle opere era stata affidata alla Fondazione XX marzo 2006, un ente che raccoglie Regione, Provincia, Comune di Torino e Coni. I bilanci in rosso hanno azzerato il patrimonio iniziale. Costi pubblici, ma guadagni privati: nel 2009 la Fondazione ha messo in vendita il 90% di Parcolimpico, la società creata ad hoc, agli americani di LiveNation. Una gara vinta a condizioni speciali: cancellando la clausola che imponeva di usare la pista del bob e i trampolini del salto per almeno ottanta giorni l’anno. Messaggio chiaro: possono anche marcire. E, infatti, così è stato.

“All ’epoca – ricorda Francesco Pastorelli, presidente di Cipra (la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) – chi protestava contro le opere veniva mandato via con una pedata”. Oggi la follia è sotto gli occhi di tutti: “Hanno sfasciato due montagne per impianti di discipline che non pratica quasi nessuno. Chissà cosa si aspettavano”. L’obiettivo, tanto ambizioso quanto infondato, era quello di costruire una “Coverciano dello Sci”.

Racconta al giornalista del Fatto Quotidiano l’ex sindaco di Cesana, Roberto Serra: “Sono venuti tutti, per convincerci a fare la pista da bob: ministri, governatori, sindaci; Frattini, Pescante, Ghigo, Chiamparino, pure Alberto di Monaco (all ’epoca presidente della Federazione di bob slittino)”. Appena al di là del confine, a La Plagne in Francia, c’era una pista già in uso che avrebbe potuto evitare uno tale scempio all’ambiente e al paesaggio. Ma l’ex ministro Franco Frattini e l’ex presidente del Coni, Mario Pescante, ne pretendevano una italiana. E ora, a vent’anni di stanza, anche Cortina nel 2026 ne avrà una nuova, da 81 milioni di euro.

Per demolire la struttura olimpica, come spiega il sindaco di Pragelato, Marcello Marchisio, servirebbero adesso più soldi di quanti ne furono spesi per costruirla. La parte alta dei trampolini, secondo il suo progetto, potrebbe rimanere come memoria dell’evento. Mentre la parte bassa delle piste, rimosse le coperture di plastica verde, ospiterebbe un’area dedicata a installazioni di arte contemporanea. Ma occorrono cinque milioni di euro e dovrebbe stanziarli la Città Metropolitana, proprietaria dell’impianto.

Il tracciato della pista da bob a Cortina d’Ampezzo

Al posto della pista da bob, invece, il sindaco di Cesana Daniele Mazzoleni vorrebbe realizzare una ski dome, un impianto coperto per lo sci alpino. Ma sarebbe anche questa una struttura ad alto impatto ambientale, consumando enormi quantità di energia e di acqua per trasformarla in neve artificiale. E costerebbe tra i 50 e i 60 milioni.

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