Sale il carrello della spesa. E salgono anche i rifiuti o, meglio, le tasse sulla raccolta dei rifiuti, in particolare per le regioni meno virtuose nella raccolta differenziata.
Rispetto all’anno scorso, nel 2025 le famiglie italiane hanno speso in media per la Tari 340 euro in più, secondo l’Osservatorio Prezzi&Tariffe contenuto nel Dossier Rifiuti di Cittadinanzattiva, pubblicato in anteprima dal Sole 24 Ore (https://www.ilsole24ore.com/). Parliamo di circa il 3%. Ma, come si legge in un articolo di Marta Casadei apparso sul quotidiano economico-finanziario della Confindustria, al Sud il costo medio è del 33% superiore rispetto al Nord: a Catania, per esempio, l’aumento arriva a 602 euro contro i 169 di Cremona.

Per effetto della componente perequativa introdotta dall’Arera (l’Autorità di regolazione per le Reti Energia e Ambiente), a copertura del Bonus sociale a favore delle famiglie meno abbienti, l’analisi registra rispetto all’anno scorso un aumento della spesa per i rifiuti in 95 capoluoghi, un importo stabile in un solo caso e in 14 una riduzione. Gli aumenti maggiori riguardano le seguenti città: Reggio Emilia (+15,1%), Ferrara (+13,8) e Siena (+12.9). Mentre i cali maggiori si verificano a Modena (-12,3%), Cagliari (-7,6) e Milano (-7,5).
Per il triennio 2025-2028, la stessa Arera ha introdotto un nuovo metodo tariffario, più puntuale e preciso, denominato Mtr-3, che consente di commisurare la tariffa alla produzione effettiva di rifiuti. E introduce premi per i gestori più virtuosi: quelli che raggiungono o superano gli standard di qualità, mentre penalizza quelli che invece non li rispettano. Tant’è che la spesa media più bassa si registra in Trentino-Alto Adige: 224 euro.

Al contrario le regioni dove la Tari risulta più alta sono quelle meridionali, dove la raccolta differenziata è – per così dire – più approssimativa e dove capita spesso di vedere rifiuti di ogni tipo lasciati accanto ai cassonetti, ostacolando o impedendo così il riciclo. A guidare questo elenco è la Puglia con 445 euro (+4,4% rispetto al 2024). Seguono la Campania (418 euro) e la Sicilia (402 euro). Tanto è più disordinato il deposito della spazzatura, insomma, tanto aumenta la tassa sui rifiuti.

A livello nazionale, la raccolta differenziata è arrivata al 66,6%, al di sopra dell’obiettivo imposto dall’Unione europea (55% da riciclare) ai Paesi che la compongono. Ma nella nostra Penisola risulta squilibrata a livello geografico. Le regioni del Nord sono più virtuose, con il 73,4% di media e una punta del 77,1 in Emilia-Romagna. Questi valori scendono al 62,3% al Centro e al 58,9% al Sud con la Sicilia “maglia nera” (55,2%).
Nel frattempo, come Amate Sponde ha già riferito in un precedente articolo (https://www.amatesponde.it/lexport-dei-rifiuti/) continua l’export dei rifiuti da una regione all’altra: occorrono 4,3 miliardi di euro per mettersi in regola con l’Unione Europea.


