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CARISSIMI CARBURANTI

Con il decreto-legge 18 marzo 2026 n. 33, in vigore dall’indomani, le accise su benzina e gasolio sono state ridotte di 20 centesimi al litro (circa 25 centesimi calcolando l’IVA) per un periodo di 20 giorni. Il provvedimento mira a calmierare i prezzi, che si sono impennati in seguito alla guerra IN Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, prevedendo anche controlli sulla speculazione e aiuti al settore dei trasporti. Ma qual è la situazione reale per i consumatori, a una settimana dall’entrata in vigore del decreto, nei 22.600 distributori sparsi sul territorio nazionale?

Secondo Sky Tg 24, i prezzi alla pompa di benzina registrano valori pressoché invariati. I dati settimanali del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) mostrano che la benzina costa in media 4 centesimi in meno rispetto a prima. Situazione analoga per il diesel, meno di caro di 0,1 centesimi al litro.

Ecco un video, realizzato per la stessa emittente, da Simone Spina: https://tg24.sky.it/economia/2026/03/26/caro-benzina-prezzi-rialzo?card=1

In base a quanto segnalato dal Codacons, i dati regionali pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy riportano mediamente i prezzi del gasolio sopra la soglia di 2,1 euro al litro in tutta Italia. Il diesel viene venduto a 2,037 euro con punte registrate a Bolzano, in Valle d’Aosta e in Sicilia, tra 2,051 e 2,063 euro/litro. Oltre la soglia “psicologica” dei 2 euro è anche il gasolio, venduto in autostrada a 2,094 euro al litro.

Dall’Unione nazionale consumatori (Unc), arriva intanto un decalogo per cercare di contenere l’impatto dei rialzi dei carburanti sul portafoglio. Il primo consiglio è quello di non “accontentarsi di scegliere un distributore che ha prezzi inferiori alla media regionale”, perché potrebbe comunque essere il più caro della propria città, “vista l’estrema variabilità dei prezzi praticati da una zona all’altra”.

L’Associazione suggerisce perciò agli utenti di adoperarsi per trovare il meno caro in assoluto. Citando l’Antitrust, si ricorda che un impianto “risulta effettivamente in concorrenza soltanto con gli impianti situati a pochi chilometri di distanza” e quindi “potrebbe facilmente verificarsi che il prezzo in una determinata sotto-zona sia diverso da quello medio regionale”.

Ecco il link al decalogo predisposto da Mauro Antonelli: https://www.consumatori.it/news/carburante-decalogo/?intcmp=skytg24_schede_interlink_text

Gli effetti della guerra in Iran si ripercuotono direttamente sul comparto dell’energia, ma producono conseguenze su tutta l’economia.

Dichiara Giovanni Foresti, Responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo: “L’energia incide maggiormente in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Ue”. La nostra dipendenza energetica è del 74%. Nel 2000 eravamo all’87%. Siamo su valori più alti della media europea al 57%”.

Ma quali sono i settori produttivi più interessati? Risponde Foresti: “Alcuni, paradossalmente, ne possono trarre vantaggio: per esempio oil & gas e quello legato alla relativa componentistica. Ma anche le imprese che si occupano di economia circolare e la filiera della produzione di energia da fonti rinnovabili. I settori che invece subiranno maggiormente un impatto negativo sono diversi. Dipende da fattori come l’intensità energetica della produzione, la domanda, l’esposizione nei mercati del Medio Oriente e la continuità delle catene di approvvigionamento”.

C’è da segnalare, tuttavia, il “modello” della Spagna, leader in Europa per la transizione energetica: già nel 2023 una massiccia produzione da fonti rinnovabili (eolico e solare) ha superato il 50% del mix elettrico. Questo ha consentito di ottenere prezzi dell’elettricità spesso inferiori alla media Ue, sostenuti da un boom di installazioni e da un piano nazionale da 5 miliardi di euro per l’autoconsumo e la mobilità elettrica. In quel Paese, è stato calcolato che nei giorni scorsi l’energia costava 14 euro per MWh, mentre in Italia, Germania e Francia superava i 100 euro.

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