Sul suggestivo promontorio di Cala Finanza, di fronte alle isole di Tavolara e Molara sulla costa nord-orientale della Sardegna, una speculazione edilizia minaccia di deturpare l’ambiente e il paesaggio nel territorio di Olbia, in Gallura. Proprio sulle rive di una delle più belle riserve marine “protette”, il progetto – già bocciato dal ministero della Cultura, dalla Soprintendenza e dalla Regione – viene ora resuscitato dal Consiglio dei ministri, con una variante urbanistica in forza della Zes (zona economica speciale). Per il 1° luglio, intanto, è stata indetta una manifestazione popolare di protesta, all’insegna dello slogan “Defendemus sa terra sarda!” (in alto, foto di Bernard Bialorucki).

Il controverso progetto prevede la realizzazione di un resort extra-lusso di 4.350 metri quadri, con un edificio a due piani, 47 metri di larghezza per ogni lato, mentre la normativa regionale vieta di costruire a meno di 300 metri di distanza dal mare. Un nuovo “ecomostro”, insomma, in nome dello sviluppo turistico e dello sfruttamento del territorio.

“Cala Finanza – spiega Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera – è finita dritta nel mirino di un gruppo turistico brasiliano fondato nel 1902 a San Paulo dall’italiano Vittorio Fasano”. Dal 2007, questo gruppo sarebbe in rapporti d’affari con la società Jhsf che fa capo a José Auriemo Neto, erede di un altro immigrato italiano, che controlla una catena di alberghi di lusso a Rio de Janeiro, New York, Londra, Cascais Miani e Punta del Este , la località balzata recentemente alle cronache per la vicenda dell’affido familiare ottenuto in Uruguay e della grazia ricevuta in Italia da Nicole Minetti, 41 anni, ex igienista dentale di Silvio Berlusconi e compagna dell’imprenditore Giuseppe Cipriani.
Scrive ancora il giornalista del Corriere, riferendosi ai promotori dell’iniziativa: “E come se avessero già in tasca tutti i terreni e tutti gli accordi sull’uso del porticciolo comunale e tutte le autorizzazioni paesaggistiche, i soci della ‘Tavola Bay’ hanno illustrato fin dal 2024 il Fasano Hotel Sardegna, on-line e sui dépliant, con toni mirabolanti”. Finora quel promontorio ospitava solo un’abitazione privata, “Villa Joy”, denunciata nel 2022 per un pontile irregolare. Secondo il controverso progetto, l’hotel comprenderà invece 51 alloggi di lusso, con un beach club, un club di tennis e un campo da golf; più 26 lotti edificabili con una superficie da 350 a 750 metri quadrati ciascuno. I ricavi totali sono stimati in circa 141 milioni di euro.
Naturalmente, un’operazione immobiliare del genere non poteva non suscitare le reazioni e le proteste a livello locale, soprattutto da parte degli ambientalisti. Per il Gruppo Intervento giuridico, il caso non è ancora chiuso: “Sarà battaglia ricorso dopo ricorso al Tar, al Consiglio di Stato. In Cassazione, fino alla Consulta e alla Corte europea”, dichiarano i suoi responsabili al Corriere della Sera. A loro parere, “l’assalto a Cala Finanza” è il grimaldello per scardinare la legge che tutela le coste sarde e non solo”. E molti invocano l’articolo 9 della nostra Costituzione, in cui si legge che la Repubblica italiana – oltre a promuovere la ricerca scientifica e tecnica – tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, con l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.

“In un momento in cui le sfide ambientali, sociali ed economiche sono sempre più complesse e interrelate dobbiamo difendere con orgoglio, a tutti i livelli, le scelte pianificatorie che ci consentiranno di consegnare alle future generazioni territori integri, ecosistemi vitali, paesaggi dall’alto valore testimoniale”, affermano Stefano Ciafani, presidente di Legambiente e Marta Battaglia, presidente regionale dell’associazione. E i due dirigenti aggiungono: “Richiamiamo tutte le istituzioni a un grande senso di responsabilità e al rispetto di quella traiettoria tracciata con le norme urbanistiche regionali e il PPR, consolidata con le Strategie regionali per lo sviluppo sostenibile e per l’adattamento ai cambiamenti climatici che punta alla tutela del bene”.
Sul progetto presentato dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay s.r.l. sul litorale di Cala Finanza (Loiri Porto San Paolo), anche Italia Nostra Sardegna esprime – come si legge in un comunicato – “una ferma e totale condanna verso una manovra urbanistica opaca, tesa a scardinare le norme di tutela delle coste sarde ed a defraudare la Sardegna delle prerogative costituzionali e statutarie. La salvaguardia di una delle aree a più alto pregio ambientale della Gallura, situata a ridosso dell’Area Marina Protetta di Tavolara, non può essere soggetta a cedimenti di amministratori locali, a stravolgimenti normativi da parte di Strutture di Missione, ad imposizioni governative lesive dell’autonomia regionale”.
Per l’associazione ambientalista, “l’assalto ai 300 metri sarebbe un danno irreversibile”. E spiega: “Il progetto ricade integralmente all’interno della fascia di massima tutela dalla battigia, un’area ad altissima valenza paesaggistica, tutelata con molteplici vincoli, dove leggi statali e il Piano Paesaggistico Regionale vietano tassativamente ogni tipo di edificazione. Il pretesto della valorizzazione turistica non può giustificare la progressiva privatizzazione e cementificazione della macchia mediterranea di Punta La Greca e dell’insenatura di Cala Sedalis”.


