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MUSEO DEL RISPARMIO DI INTESA SANPAOLO: APP GRATUITA CONTRO L’ANSIA FINANZIARIA

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Il Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo presenta “Chill&Skill – Relax, it’s just money!”, la nuova app gratuita pensata per aiutare le persone a migliorare il proprio rapporto con il denaro, sviluppando maggiore consapevolezza, equilibrio emotivo e capacità decisionale. L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto di ricerca applicata “Studio per la riduzione del fenomeno dell’Ansia Finanziaria in una prospettiva neuroscientifica”, realizzato da Intesa Sanpaolo Innovation Center in collaborazione con il partner scientifico Scuola IMT Alti Studi Lucca a supporto del Museo del Risparmio. Un’iniziativa multidisciplinare che ha integrato neuroscienze, psicologia ed economia comportamentale per comprendere e contrastare un fenomeno sempre più diffuso e rilevante (nella foto in alto, la sede del Museo del Risparmio in via S. Francesco d’Assisi 8/a – Torino).

Museo del Risparmio, sala Capire

Negli ultimi anni, la crescente instabilità economica e sociale – dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, fino all’aumento del costo della vita – ha alimentato un diffuso senso di incertezza. In questo scenario, l’ansia finanziaria rappresenta una condizione che può compromettere il benessere delle persone, influenzando la capacità di affrontare con lucidità decisioni legate al denaro, dalla gestione del bilancio familiare alle scelte di risparmio e investimento.

La ricerca ha evidenziato come l’ansia finanziaria non dipenda esclusivamente dalle disponibilità economiche, ma sia il risultato dell’interazione tra fattori psicologici, cognitivi e comportamentali. Da questa evidenza nasce l’esigenza di offrire strumenti innovativi, accessibili e fondati su solide basi scientifiche. Chill&Skill – Relax, it’s just money! rappresenta uno dei principali risultati del progetto: uno strumento digitale gratuito che accompagna gli utenti in un percorso di allenamento autonomo, semplice e di breve durata, progettato per rafforzare le competenze che favoriscono decisioni economiche più consapevoli.

Museo del Risparmio, sala Conoscere

Il cuore dell’app è un allenamento innovativo sviluppato in una prospettiva neuroscientifica, che integra contributi della psicologia, della neuropsicologia e dell’economia comportamentale. Il percorso si articola su quattro dimensioni fondamentali:

1) allenamento cognitivo, attraverso esercizi per stimolare attenzione, memoria e capacità di prendere decisioni consapevoli;

2) consapevolezza dei bias cognitivi (distorsioni o errori sistematici nel nostro modo di elaborare le informazioni), con attività dedicate a riconoscere gli automatismi mentali che possono influenzare le scelte economiche;

3) metacognizione e self-confidence, per rafforzare l’autoefficacia e la fiducia nelle proprie capacità decisionali;

4) gestione psico-fisica dell’ansia, mediante tecniche di respirazione e rilassamento che favoriscono una maggiore serenità nell’affrontare situazioni finanziarie.

Attraverso questo approccio multidimensionale, l’app (scaricabile su App Store per dispositivi iOS e su Google Play Store per quelli Android) offre un percorso pratico per sviluppare competenze personali che aiutano a prendere decisioni economiche più equilibrate, migliorando il benessere individuale e la qualità del rapporto con il denaro. Con Chill&Skill – Relax, it’s just money!, il Museo del Risparmio conferma così il proprio impegno nella promozione dell’educazione finanziaria attraverso strumenti innovativi, accessibili e basati sulla ricerca scientifica, con l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una maggiore cultura del benessere finanziario.

OSTUNI, CEMENTO SULLA COSTA

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A pochi giorni dalla revoca del permesso per la costruzione di un mega-resort di fronte all’isola di Tavola, in Sardegna, scoppia un caso analogo sulla costa pugliese davanti a Ostuni, “la perla del Salento”, in provincia di Brindisi. Anche qui il governo, come denuncia Il Fatto Quotidiano, ha autorizza attraverso la struttura commissariale e il ricorso alla Zes (Zona unica speciale) un altro complesso turistico extralusso, nell’area incontaminata di protezione faunistica “Oasi Villanova-Punta Penna Grossa”, nonostante il parere negativo della Regione Puglia e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

(dal “Fatto Quotidiano”)

Si tratta di progetto da circa cento milioni di euro con il marchio Four Seasons, la catena alberghiera che ha tra i principali azionisti il magnate statunitense Bill Gates. Ed è finanziato anche da Omnam Investement Group, l’immobiliare israeliana fondata da David Zisser che aveva già tentato di realizzare un resort sulla Costa Ripagnola, ai piedi della Valle d’Itria.

Angelo Bonelli

“Siamo di fronte a un nuovo scempio annunciato, in un’area paesaggisticamente integra e di grande valore ambientale: presenterò un’interrogazione parlamentare su questa vicenda”, annuncia Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. Per questo motivo varie associazioni, tra cui Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni, Legambiente, Italia Nostra e Geos Ostuni, avevano presentato a gennaio scorso un ricorso al Tar contro la concessione della Zes. Gli ambientalisti contestano un “rilevante consumo di suolo” in una zona sottoposta a diversi vincoli, tra cui quello della “Costa del Comune di Ostuni” e le tutele del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Punta Penna Grossa, la spiaggia

L’Oasi Villanova – Punta Penna Grossa è un’area protetta di grande valore naturalistico situata lungo la costa di Ostuni, all’interno del Parco naturale regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo. Ed è nota per la sua biodiversità. Comprende tratti di costa incontaminata, dune sabbiose, aree umide e macchia mediterranea. È un habitat fondamentale per la sosta e la nidificazione di numerose specie di uccelli migratori.

Veduta di Ostuni, “la perla del Salento (Foto di Ladiras – iStock images)

La Soprintendenza aveva già espresso parere negativo una prima volta a dicembre 2024, sostenendo che la realizzazione del progetto “costituirebbe un importante elemento di pressione antropica e urbanizzazione per l’area che conserva ad oggi un altro grado di ruralità e naturalità, determinando un considerevole consumo di suolo”. A suo giudizio, inoltre, Il paesaggio subirebbe “un’alterazione irreversibile del carattere morfologico e funzionale del sistema rurale costiero dell’agro di Ostuni, fondato sul rapporto tra gli insediamenti rurali permanenti, più o meno storicizzati, e i mosaici dei territori rurali e storico culturali di interesse paesaggistico”. Il parere contrario era stato ribadito poi anche a maggio 2025.

A luglio dello stesso anno, la sezione Urbanistica della Regione ha manifestato osservazioni negative rilevando che l’intervento sottrae superfici, non è conforme al Piano Regolatore Generale e non rispetta il Piano Paesaggistico Territoriale. Queste osservazioni sono state ribadite e integrate nel successivo mese di settembre, aggiungendo che il resort ricadrebbe nell’area di protezione faunistica “Oasi Villanova-Punta Penna Grossa”.

In una dichiarazione rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano di Bari, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, replica: “Sul progetto turistico di Costa Merlata non esiste alcuna autorizzazione Zes alla costruzione di un Resort”. E spiega: “La Struttura di missione Zes, con il parere favorevole degli enti territoriali competenti, ha autorizzato soltanto la richiesta di modifica al Piano di lottizzazione del Comune di Ostuni”. Ma anche questo primo step non è incondizionato. Lo stesso sottosegretario precisa che la validità della modifica urbanistica è strettamente “condizionata all’acquisizione della valutazione di impatto ambientale (Via)”.

 

UN PROGRAMMA DI INTESA SANPAOLO CONTRO LA POVERTA’ EDUCATIVA DEI GIOVANI

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In Italia solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, a fronte di una media europea del 43%: un divario strutturale le cui radici affondano nei primi anni di vita, quando le condizioni socioeconomiche della famiglia cominciano a orientare le aspettative dei figli, contribuendo a consolidare nel tempo disuguaglianze che poi risultano difficili da colmare. Per questi motivi, Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo e Fondazione Ufficio Pio realizzano congiuntamente “Scelte future”: un programma di lungo termine che per la prima volta nel nostro Paese, partendo dai bambini più piccoli, integra accesso alla formazione superiore, risparmio incentivato ed educazione finanziaria in un unico dispositivo rivolto alle famiglie, anche quelle a basso reddito.

Attraverso piccoli versamenti mensili di un importo a scelta compreso tra i 5 e i 30 euro, effettuati sin dalla prima infanzia e lungo tutto il percorso di crescita dei figli, le famiglie piemontesi a basso reddito (ISEE ≤ 15.000 euro) di 2.000 bambini tra 0 e 6 anni potranno costruire gradualmente un capitale dedicato alla loro formazione superiore. Con un’erogazione liberale iniziale pari a 10 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro stanziati da Fondazione Compagnia di San Paolo e 5 milioni di euro da Intesa Sanpaolo, il risparmio versato dalle famiglie a basso reddito viene raddoppiato con un contributo equivalente.

Si moltiplica così la capacità di accumulo e si promuove una logica di corresponsabilità e investimento sul futuro dei figli, con risvolti positivi in termini di promozione della consapevolezza finanziaria e di contrasto alla povertà educativa. La Fondazione Ufficio Pio interviene per realizzare operativamente il progetto, apportando le sue forti competenze nell’affiancamento a famiglie in situazione di vulnerabilità e la sua consolidata esperienza nella gestione di programmi di risparmio incentivato.

“Scelte future” prende avvio in Piemonte con una fase sperimentale nella seconda metà del 2026 per poi valutare l’estensione nel 2027 ad altri territori. L’iniziativa è una delle prime applicazioni strutturate del modello di asset building applicato all’educazione lungo tutto il ciclo di crescita e ripercorre le esperienze di Fondazione Ufficio Pio come i programmi Will Torino e Percorsi, finora circoscritti al territorio torinese e a target più specifici.

Promuovere accesso alle opportunità educative e di istruzione terziaria per tutti significa investire nel futuro delle persone e dei territori”, dichiara Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. E prosegue: “Investimenti di lungo periodo sul capitale umano, sulla mobilità sociale e sulla capacità delle nuove generazioni di affrontare le sfide del futuro contribuiscono sia al contrasto delle diseguaglianze, sia alla crescita e alla competitività del Paese.  contrasto delle diseguaglianze, sia alla crescita e alla competitività del Paese”.

Da sinistra a destra, il consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, con gli altri promotori dell’iniziativa (Foto credits Andrea Guermani)

Afferma Carlo Messina, Consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo: “Nel programma per il sociale di Intesa Sanpaolo, uno dei filoni chiave è il contrasto alla povertà educativa dei giovani. Oggi i nostri programmi si arricchiscono di un’importante iniziativa promossa con un partner che per noi ha un significato speciale, la Fondazione Compagnia di San Paolo, nostro azionista storico, determinante per la crescita della Banca. Con ‘Scelte future’ vogliamo rivolgerci alle comunità piemontesi per un progetto di lungo termine che porterà i bambini e le bambine di oggi ad essere adulti formati, padroni del loro presente, in grado di costruire una vita famigliare e professionale soddisfacente e contribuire così al progresso del Paese”.

Aggiunge Davide Porporato, Presidente della Fondazione Ufficio Pio: “Con Scelte Future realizziamo un’ambizione che la Fondazione Ufficio Pio coltiva da molti anni: offrire alle famiglie strumenti concreti per progettare il futuro dei propri figli fin dai primi anni di vita unendo al contributo economico educazione finanziaria e accompagnamento nei percorsi di crescita”.

Il progetto di asset building è finalizzato a promuovere l’accesso all’istruzione di terzo livello e a contrastare la povertà educativa di bambine e bambini, incoraggiando e sostenendo l’impegno di lungo periodo delle famiglie a favore dello sviluppo formativo dei figli.

Con Scelte Future la Fondazione Compagnia di San Paolo rafforza un impegno che da anni la vede investire nella prima infanzia come leva strategica per contrastare le disuguaglianze educative”, sottolinea Alberto Anfossi, Segretario Generale Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il Programma “Scelte Future” prevede un percorso digitale strutturato di formazione e accompagnamento che coinvolge l’intero nucleo familiare, secondo una logica progressiva e coerente con le diverse fasi di crescita. Per rafforzare la fiducia, Intesa Sanpaolo mette a disposizione le proprie filiali come punto di primo contatto informativo, con un ruolo di accoglienza e indirizzamento verso la Fondazione Ufficio Pio.

MILANO, ALLE GALLERIE D’ITALIA LA MOSTRA “BELLEZZA E BRUTTEZZA”: OLTRE CENTO OPERE SUL RINASCIMENTO

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Si apre al pubblico dal 10 luglio al 18 ottobre alle Gallerie d’Italia – Milano (piazza della Scala), polo museale di Intesa Sanpaolo, la mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”: il percorso espositivo è dedicato a uno dei temi più affascinanti della storia dell’arte occidentale, la dialettica tra bellezza e bruttezza, paradigma indissolubile fin dall’antichità classica. Un viaggio nel cuore del Rinascimento per esplorare il sottile confine tra bello e brutto, tra armonia ideale e deformazione grottesca, tra natura e artificio.

L’esposizione, curata da Chiara Rabbi Bernard con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli e realizzata in partnership con il Bozar – Centro per le Belle Arti di Bruxelles, è stata presentata per la prima volta nel febbraio 2026 nella Capitale belga e giunge ora a Milano con nuovi importanti prestiti. La mostra riunisce oltre 100 opere tra sculture, dipinti, disegni, manoscritti e arti decorative, provenienti da prestigiosi musei internazionali, tra cui i Musei Vaticani, il Musée du Louvre, il British Museum, il Museo Nacional del Prado, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e la National Gallery of Art di Washington. Tra gli artisti presenti figurano Ludovico Carracci, Bernardino Luini, Paolo Veronese, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Sandro Botticelli, Tintoretto e Michelangelo Buonarroti.

Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo

Afferma Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo: “Dopo il successo riscosso al Bozar di Bruxelles, la mostra ‘Bellezza e Bruttezza’ approda alle Gallerie d’Italia di Milano. Frutto dei prestiti concessi da autorevoli musei nazionali ed esteri, l’esposizione presenta oltre cento opere del Rinascimento italiano e nord-europeo, che trattano uno dei temi più suggestivi e universali della cultura occidentale. Grazie all’impegno profuso da Intesa Sanpaolo a favore dell’arte e della cultura risulta confermato anche da questa iniziativa il ruolo di rilievo ormai acquisito dalle Gallerie d’Italia nel panorama museale nazionale e mondiale”.

Attraverso una selezione di opere provenienti dal panorama italiano e nord-europeo, in particolare fiammingo, la mostra indaga l’evoluzione del concetto del bello e del suo opposto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento. E mette in luce così continuità, differenze e trasformazioni culturali.

Il percorso espositivo, progettato dallo Studio Lucchi & Biserni, si apre con una sezione dedicata all’eredità dell’antichità classica nel Rinascimento, fondamentale per la definizione dei concetti di bellezza e bruttezza. Nel XV secolo gli artisti seguono il modello dell’antichità, vedendo la bellezza come armonia tra le parti, basata su proporzioni precise. La bruttezza, invece, è ciò che si allontana da queste regole e si avvicina alla realtà naturale. Con la scoperta della Domus Aurea si diffonde anche un’idea diversa di bruttezza, più fantastica e legata al grottesco.

La mostra prosegue con un approfondimento sul tema della bellezza femminile e del ritratto realistico nel Rinascimento. Il ritratto riflette il rapporto tra ideale e naturale: i profili ispirati all’antico sono realistici, mentre le “Belle” incarnano un ideale perfetto e, con l’influenza fiamminga e la posa a tre quarti, le figure diventano più dinamiche ed espressive.


According to Edward H. Wouk

Un’ulteriore sezione è dedicata a Muse, Mostri e Prodigi, ovvero figure reali o leggendarie dal carattere eccezionale, che diventano modelli iconografici. Personaggi come Simonetta Vespucci, celebrata per la sua bellezza, o il nano Morgante, percepiti come “mostruosi”, si trasformano in veri archetipi della cultura figurativa rinascimentale. Nel XVI secolo il concetto di artificio diventa sempre più importante: l’arte può non solo correggere la natura, ma anche trasformarla fino a renderla mostruosa. A questo si affianca l’idea di grazia, una qualità che supera i rigidi canoni della proporzione e coinvolge anche l’interiorità e il comportamento, aprendo a una forma di bellezza alternativa.

Ampio spazio è dedicato al tema del “farsi bella”, con la diffusione di trattati e ricettari cosmetici che definiscono e perseguono un ideale estetico preciso. In mostra pettini, specchi e pomandri (contenitori per profumi, cosmetici o erbe) evidenziano come il trucco, così come l’arte, intervenga sul corpo per perfezionarlo. Tuttavia, l’uso di sostanze nocive poteva produrre effetti paradossali, trasformando i volti e mettendo in discussione il confine tra perfezione e deformità.

Nel clima manierista, la crisi dei modelli assoluti favorisce una maggiore libertà creativa: l’arte abbandona l’imitazione della realtà e mette in discussione i canoni tradizionali. Artisti come Leonardo e Dürer aprono la strada a una nuova attenzione per il deforme e il caricaturale, facendo della bruttezza un soggetto autonomo. Nasce così il concetto di “bella bruttezza”, in cui anche il mostruoso, se ben rappresentato, può avere valore estetico.

Il percorso si conclude con il tema delle coppie mal assortite, in cui bellezza e bruttezza sono rappresentate insieme nello stesso spazio visivo. In questo genere, affrontato già da Leonardo, il contrasto tra gli opposti diventa elemento espressivo fondamentale, rafforzando l’idea che bello e brutto si esaltino reciprocamente.

La mostra invita così il pubblico a riflettere sul potere dell’arte di reinventare la realtà e mettere in discussione i canoni estetici tradizionali, celebrando la libertà creativa dell’artificio come una delle conquiste più significative del Rinascimento.

Il catalogo della mostra, con un ricco apparato di immagini e testi di approfondimento, è realizzato da Società Editrice Allemandi.

INFORMAZIONI

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: aperto dalle 9,30 alle 19; lunedì: chiuso; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Tariffe: Biglietto intero: 12€. Ridotto 10€: over 65, gruppi superiori a 15 persone. Ridotto speciale 6€: clienti Gruppo Intesa Sanpaolo. Gratuito: prima domenica del mese, under 26, scolaresche, dipendenti Gruppo Intesa Sanpaolo.

 PRENOTAZIONI

http://www.gallerieditalia.com, milano@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619

LAGHI A SECCO: ALLARME IDRICO DA NORD A SUD. REPORT DI LEGAMBIENTE SU 10 CASI, PRESENTATE 11 PROPOSTE AL GOVERNO

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I laghi italiani sono sempre più sotto pressione, a cominciare da quelli del Nord fino alla Sicilia e alla Sardegna (la foto in alto è ripresa da “Qui Como”). A minacciarli in maniera ormai costante sono la crisi climatica, l’inquinamento e le attività antropiche che minano come un virus il loro “sistema immunitario”, l’ecosistema lacustre e la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. A suonare il campanello d’allarme è un nuovo report di Legambiente che ha analizzato la situazione in 10 casi, presentando anche 11 proposte d’intervento al governo. (https://www.legambiente.it)

In Italia, 119 laghi sono associati a siti Natura 2000, 93 ad aree di protezione per l’acqua potabile, 43 ad acque di balneazione, 40 ad aree protette nazionali e 30 ad acque designate per pesci d’acqua dolce. Nonostante ciò, circa due terzi dei bacini sono fortemente modificati, secondo ISPRA, segno di una pressione antropica strutturale su questi fragili ambienti.

(Foto di Isaac Maffeis – iStock)

Dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia): dal Lago d’Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi; dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quelli di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati dagli esperti dell’associazione ambientalista risultano estremamente vulnerabili, sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso in uno stato non buono.

Al Nord, il lago Maggiore, quello di Como (Lario) e quello d’Iseo risultano essere, secondo le rilevazioni di Legambiente, quelli più in sofferenza, anche a causa del fatto che in questa stagione vengono utilizzati per l’irrigazione delle campagne. Si legge nel report: “A oggi il Lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento al 5 luglio del 40% secondo l’Osservatorio utilizzi idrici, coordinato dall’ Autorità di bacino del Fiume Po. Il lago Lario è calato di oltre 22 centimetri da fine giugno, raggiungendo il 5 luglio il livello di riempimento del 41%. Per il lago d’Iseo il livello di riempimento al 5 luglio era del 35%”.

A preoccupare è anche la temperatura superficiale media dell’acqua. Secondo Copernicus, per il lago Maggiore nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020), per il lago di Como di + 0,64°C, mentre per il lago di Iseo è stata di + 0,3°C. L’aumento provoca sempre più squilibri negli ecosistemi.

Nel centro Italia il Lago Trasimeno risulta quello più vulnerabile. In questi giorni ha perso 169 centimetri rispetto allo zero idrometrico. E ciò ha comportato anche una limitazione della navigazione dei battelli. Il calo del volume idrico causa l’accumulo di sali, l’aumento dell’alcalinità e fenomeni di eutrofizzazione (eccesso di nutrienti come azoto e fosforo), aggravati da sistemi di depurazione obsoleti e scarichi non conformi.

Per quanto riguarda invece la temperatura superficiale media, sempre secondo Copernicus, l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020. Tra i laghi laziali in sofferenza ci sono anche quelli di Albano e Nemi che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori.

A sud, il lago in condizioni più critiche è quello di Pergusa (nella foto sopra) che già in passato si è quasi disseccato più volte, con gravi conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale).

 

Altro campanello di allarme che compromette l’adattamento alla crisi climatica dei sistemi lacustri, riguarda la qualità delle acque minacciate dall’industrializzazione, dall’uso di pesticidi in agricoltura, dalla crescente urbanizzazione e dai prelievo per diversi scopi. L’adattamento dei laghi alla crisi climatica dipende strettamente dal loro stato ecologico: se è buono, permette al lago di difendersi e di adattarsi alla crisi climatica in atto.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente

Per questo Legambiente presenta al governo 11 proposte, chiedendo interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale dei cambiamenti climatici che, peraltro, contiene solo una misura per la tutela dei laghi.

Le altre richieste sono: definire una regia unica, in capo alle Autorità di bacino distrettuali, con l’obiettivo di costruire protocolli di raccolta dati e modelli logico/previsionali che permettano di conoscere il sistema delle disponibilità della risorsa idrica, dei consumi reali, della domanda potenziale e definire degli aggiornati bilanci idrici; realizzare una strategia nazionale integrata; adottare per ogni bacino dei protocolli di gestione delle siccità, indispensabile intervenire per ripristinare le falde attraverso interventi di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua e del reticolo idraulico.

Legambiente chiede infine di azzerare l’impermeabilizzazione e il consumo di suolo per permettere la ricarica naturale delle falde, azioni di adattamento per il contrasto alle inondazioni delle aree urbane; puntare su scelte di sostenibilità valorizzando il turismo attivo; migliorare i sistemi di depurazione, ridurre l’impatto dell’inquinamento civile e industriale, ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura.

UN FINANZIAMENTO DI 300 MILIONI DI EURO PER L’INDUSTRIA AEROSPAZIALE DA INTESA SANPAOLO, BANCA EUROPEA ED ESA

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Trecento milioni di euro di nuovi finanziamenti saranno attivati per gli investimenti delle Pmi di un’industria come quella aerospaziale che nel 2025 ha generato un valore aggiunto stimato di circa 7 miliardi di euro e un export di 8 miliardi, l’1,2% del manifatturiero. Intesa Sanpaolo, la Banca Europea per gli investimenti (BEI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno sottoscritto un accordo biennale per sostenere le piccole e medie imprese della filiera italiana di questo settore, tra le più strategiche e innovative dell’economia italiana ed europea.

Dichiara Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti: “Con questa prima operazione in Europa a sostegno delle Pmi della filiera spaziale, la BEI conferma il proprio impegno nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria europea in un settore chiave per innovazione, sicurezza e transizione digitale. Per il settore spaziale italiano, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e il contributo tecnico dell’ESA rappresenta un canale concreto per sostenere investimenti in crescita, ricerca e industrializzazione”.

Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana e la prima a livello europeo ad avviare una collaborazione con BEI ed ESA, attraverso il nuovo accordo sottoscritto dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese. L’obiettivo è quello di imprimere un impulso alla crescita delle Pmi del settore aerospaziale e ai loro processi di sviluppo internazionale.

 “L’industria aerospaziale italiana – spiega Barrese – è caratterizzata dalla presenza di imprese in alcuni casi molto piccole e fortemente specializzate, connesse alle aziende grandi da esigenze complementari che sono ben rappresentate nella filiera industriale. Per Intesa Sanpaolo la filiera resta un importante indicatore del potenziale di crescita e di innovazione, in particolare per questo settore sempre più strategico per il Paese”.

Commenta Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA: “Per molte Pmi del settore spaziale, il principale ostacolo alla crescita non è la tecnologia, bensì l’accesso ai capitali. Questo accordo cambia le cose, offrendo alle imprese italiane un’opportunità concreta per crescere, competere a livello globale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore spaziale”.

Intesa Sanpaolo è la prima banca commerciale europea ad aver aderito all’ESA Investor Network e ha già contribuito concretamente allo sviluppo del settore aerospaziale: ha sostenuto oltre 500 Pmi operanti nella filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro, con una quota di mercato del 33%. L’accordo con BEI ed ESA si aggiunge alle soluzioni già disponibili per Pmi e Mid-Cap che consentiranno al primo Gruppo bancario italiano di supportare nuovi impieghi per oltre 2 miliardi di euro nel 2026, consolidando una partnership pluriennale basata su strumenti innovativi di finanziamento e mitigazione del rischio a sostegno dello sviluppo del tessuto imprenditoriale.

L’aerospazio è un settore strategico in rapida crescita. La Space Economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello globale. Secondo la Space Foundation, le attività connesse al settore hanno generato nel 2024 un valore di 613 miliardi di dollari, in crescita del 7,8% rispetto al 2023. In base alle stime della stessa Fondazione, le attività di questo settore dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi di dollari entro il 2032. Il settore integra industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico, servizi avanzati e ricerca scientifica, con ricadute positive trasversali su energia, ambiente, ICT, salute e trasporti.

L’Italia è tra i principali Paesi europei nel settore aerospaziale con un’industria, che conta oltre 50.000 addetti, attiva nei settori della fabbricazione di veicoli aerospaziali, nelle riparazioni e nelle telecomunicazioni satellitari. Il nostro Paese spicca anche per una specializzazione nella Space Economy, con una filiera articolata che va dal software all’elettronica, dall’ingegneria alle telecomunicazioni, dalla meccanica alla fabbricazione di veicoli spaziali.

FORESTE URBANE: RIMUOVERE L’ASFALTO E IL CEMENTO PER FARE SPAZIO AL VERDE ANTI-CALORE

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Si chiama devaping, cioè depavimentazione, la pratica di rimuovere asfalto e cemento per fare spazio al verde urbano. E per contenere o magari ridurre così il crescente riscaldamento atmosferico. Da Genova a Reggio Emilia, da Bari a Cagliari e in diverse altre città italiane, l’operazione è già iniziata.

(dal sito di “Mezzopieno News”)

Aumentare la copertura degli alberi, fino a raggiungere almeno il 30 per cento nelle aree urbane, può contribuire a ridurre in modo significativo l’impatto delle ondate di calore nelle città italiane. L’indicazione emerge ora dallo studio su un campione di dieci città condotto da un team dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr-Iret (Consiglio nazionale delle ricerche) e del SUNY-ESF, (College of Environmental Science and Forestry della State University of New York), pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability.

Il gruppo ha analizzato i dati di Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona, città diverse per dimensione e condizioni geografiche (la foto in alto è di Claudio Divizia). Che cosa sarebbe accaduto, si sono chiesti i ricercatori, se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30 per cento di copertura arborea, durante la storica ondata di calore dell’estate del 2003? Stando alle stime, si sarebbe potuto abbassarne di circa il 36% l’impatto, misurato come eccesso di mortalità da calore nella fascia di età dai 65 anni in su.

Veduta aerea del Parco Sempione, Milano (foto di Sam 74100)

Gli autori – Theodore Endreny, Marco Ciolfi, Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra del Cnr-Iret e della State University of New York – hanno utilizzato il modello climatico urbano “i-Tree Cool Air”, che combina dati su temperatura, umidità, copertura del suolo e vegetazione. E hanno così verificato come gli alberi raffreddino l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, cioè il processo con cui rilasciano acqua nell’atmosfera contribuendo a dissipare il calore.

“I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso”, spiegano Ciolfi e Chiocchini. A loro avviso, “il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità”.

“Rispetto all’urgenza di preparare le città al caldo estremo, questo lavoro di ricerca propone una soluzione concreta. Le foreste urbane possono diventare una soluzione per la resilienza climatica, a beneficio della salute pubblica e della qualità della vita, assieme a maggiori superfici permeabili e sistemi di gestione dell’acqua piovana. Contiamo di sviluppare modelli dettagliati, in modo da identificare i quartieri deputati alla dimora di nuovi alberi”, aggiunge Endreny (Cnr-Iret e State University of New York). Il lavoro evidenzia anche altri benefici: minor inquinamento atmosferico e deflusso di acque piovane grazie a superfici più permeabili, maggiore assorbimento di CO₂. Nel complesso, l’incremento di alberi sarebbe associato a benefici ambientali collaterali forniti dai servizi ecosistemici che mediamente si stimano sui 56 mila dollari all’anno per chilometro quadrato.

Un moderno grattacielo nello skyline di Milano (foto di Todamo)

Sullo stesso sito del Cnr (https://www.cnr.it/), appare una ricerca congiunta dell’Università dell’Aquila e del Cnr-Lia, basata su un’analisi delle serie di temperature medie globali dei maggiori centri internazionali di ricerca climatica. Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Climate, evidenzia un punto di cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature a partire dal 2013-2014 e un aumento doppio nell’ultimo decennio rispetto ai precedenti.

“Lo sviluppo di questi studi – dice Umberto Triacca del Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’informazione e matematica dell’Università dell’Aquila, primo autore dell’articolo – sarà collegare questo cambio di passo della temperatura globale alle sue possibili cause, naturali o dovute all’azione umana, cercando analoghi punti di cambiamento in altre variabili causali come le emissioni antropogeniche di solfati o le proprietà di riflettività del pianeta. Dopo queste analisi statistiche potremo analizzare l’evoluzione del sistema clima con i nostri modelli dinamici e di intelligenza artificiale”.

Alberti caduti a Villa Borghese – Roma

Aggiunge Antonello Pasini del Cnr-Iia: “Nell’attuale contesto, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche, riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare e ridurre al minimo, per quanto possibile, l’impatto umano sull’aumento delle temperature”. E le “foreste urbane” possono fornire, appunto, uno di questi strumenti: a cominciare da una maggiore cura e manutenzione degli alberi già esistenti, per prevenirne la caduta, potarli regolarmente e rinforzare le radici.

TURISMO, RECORD 2026: L’ITALIA BATTE SPAGNA E FRANCIA. BOOM DI ARRIVI DALL’ESTERO NEL PRIMO SEMESTRE (+4,4%)

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“Turismo boom” avevamo annunciato su questo sito già a metà maggio e il boom è arrivato. I dati elaborati ora dall’Ufficio di Statistica del ministero del Turismo sono anche superiori alle previsioni dell’Istituto Demoskopika, pubblicate in anteprima dall’agenzia giornalistica Ansa. L’Italia batte la Spagna e la Francia, registrando un record di arrivi dall’estero.

“Il tasso di saturazione delle strutture ricettive sui canali web – scrive Gian Maria De Francesco su il Giornale – raggiunge il 51,2%, superando la Spagna ferma al 42,8%, e surclassando la Francia che non va oltre il 32,9%”. Quanto ai prezzi, la tariffa media italiana si attesta a 153 euro, in una fascia decisamente più accessibile rispetto ai 170 euro richiesti in Spagna e ai 195 della Germania (in alto, foto di KIrk Fisher).

Il primo semestre dell’anno, secondo le statistiche del ministero, ha registrato un record negli arrivi con un incremento del 4,4%, trainato soprattutto dal turismo internazionale. Ne hanno beneficiato in particolare le regioni del Centro-Sud: +23,2% in Calabria, +14,6 in Puglia, Abruzzo +14 e Molise + 13,1. Ma anche il turismo interno ha retto bene con un +2% generale e picchi in Umbria e Liguria.

(foto di Imre Cikajio)

Sul piano della ricettività, a fare il balzo maggiore è il settore extra-alberghiero, quello che comprende tutte le strutture ricettive diverse dagli hotel tradizionali, come B&B, case vacanza, affittacamere e agriturismi: +7,5%. Mentre le strutture alberghiere crescono del 2,3. E ora, riferisce lo stesso giornalista, “la proiezione sui mesi caldi evidenzia un’estate vissuta a pieno ritmo, con i dati preliminari di giugno e luglio che registrano un incremento della saturazione nazionale rispetto allo scorso anno rispettivamente del 13,4% e del 10%”. Le méte preferite sono il Veneto (57,5%), l’Emilia-Romagna (56,7), la provincia autonoma di Trento (55,7) e quella di Bolzano (54,9).

Un esempio di “turismo sostenibile” nei borghi

Naturalmente, il boom del turismo non può che far piacere. “Sappiamo bene – abbiamo già scritto a maggio – che questo comparto è, da sempre, la nostra più grande industria nazionale. Una risorsa fondamentale che rappresenta il 13% del Pil e arriva con l’indotto fino al 25%. Ma il ministro Gianmarco Mazzi ritiene che si dovrebbe bandire il termine overtourism, perché – a suo parere – l’allarmismo può danneggiare il settore, mentre bisognerebbe promuovere invece una gestione equilibrata e una comunicazione improntata all’ottimismo”.

Sta di fatto, tuttavia, che un eccesso di visitatori – al limite della capacità ricettiva attuale delle nostre strutture – può nuocere allo stesso turismo. Tanto più che l’overtourism è fortemente concentrato: circa il 70-75% si riversa solo sull’1% del territorio nazionale. Le aree più affollate includono Roma, Firenze, Venezia e Napoli, oltre a località costiere o balneari come Rimini e la provincia di Bolzano.

Si tratta, quindi, di favorire un turismo sostenibile, soprattutto nelle località di mare, per tutelare la “qualità della vita” dei cittadini residenti e nell’interesse degli stessi visitatori. A cominciare dal potenziamento dei collegamenti (stradali, ferroviari e aerei) e dall’efficienza dei servizi che devono essere adeguati a questa pressione stagionale. Tanto più opportuno è promuovere un turismo alternativo, soprattutto nelle zone interne e nei borghi disseminati lungo la Penisola. E poi, occorre tenere sotto controllo i prezzi di alberghi, ristoranti e bar, per evitare il fenomeno degli scontrini-monstre. Altrimenti, si rischia di provocare un effetto boomerang che alla lunga può danneggiare l’intera filiera.

PARTE DALLA PUGLIA L’OPERAZIONE “SPIAGGE LIBERE”. PROROGA DELLE CONCESSIONI

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Mentre il nuovo presidente della Puglia, Antonio Decaro, lancia la campagna “Mare Democratico” per riqualificare le spiagge libere della sua regione che con 865 chilometri di coste detiene il primato nella Penisola, nel resto d’Italia la stagione balneare si apre all’insegna dell’incertezza. Il piano di Decaro prevede un fondo di 50mila euro per i 69 comuni costieri, finalizzato a dotare gli arenili pubblici di passerelle, servizi di salvataggio, spogliatoi e aree gioco, per renderli accoglienti come gli stabilimenti privati. Ma nelle altre regioni, all’inizio di questa estate che si annuncia caldissima, regna il caos.

Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia

In mancanza ancora del bando-tipo con cui il Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) dovrebbe regolarizzare le concessioni balneari, i Comuni hanno la facoltà di prorogarle fino alla conclusione delle gare, e comunque non oltre il 30 settembre 2027. Alcuni hanno già cominciato ad assegnarle, ma la maggior parte ha deciso di rinviarle entro quella data. Da segnalare in controtendenza, invece, l’esempio del coraggioso sindaco di Bacoli (Napoli), Josi Gerardo Della Ragione, che annuncia: “L’81% delle spiagge sarà libero”. E intanto arrivano le docce gratis per i bagnanti.

Rimane irrisolto poi il nodo dell’indennizzo che i concessionari rivendicano per gli investimenti strutturali eseguiti finora. Il Consiglio di Stato ha stabilito che, fino alla conclusione delle gare, i titolari uscenti possono prorogare senza predeterminare questi importi. Ma il Tar del Lazio, competente in questi casi per tutto il territorio nazionale, non è d’accordo: a suo giudizio, le estensioni automatiche delle concessioni con scadenza al 2033 sono illegittime, a norma ella Direttiva europea sulla concorrenza. E perciò, occorrerebbe espletare una procedura di rinnovo.

All’origine del contenzioso, c’è la normativa di Bruxelles che ha fissato il termine ultimo alla fine di settembre dell’anno prossimo. Ma la questione degli indennizzi indeterminati lascia ancora tutto in sospeso. Da una parte, la giustizia amministrativa che deve far rispettare la legge; dall’altra, i balneari che vogliono difendere legittimamente i propri diritti per le spese sostenute nella realizzazione e manutenzione degli impianti. Proviamo a fare un po’ di conti.

In Italia, il canone minimo annuo per una concessione demaniale marittima è fissato per legge a 3.225,50 euro. Il costo finale, tuttavia, dipende da diversi parametri: come la superficie, la località e la redditività. Secondo i dati della Corte dei Conti, il canone medio si aggira attorno ai 7.600 euro, ma può raggiungere cifre molto superiori nelle località turistiche più rinomate.

Il gettito complessivo delle concessioni frutta alle casse dello Stato circa 115 milioni di euro all’anno. Mentre il giro d’affari del settore è stimato fra i 30 e i 40 miliardi. Per quanto il “gap” possa variare da regione a regione, e da stabilimento a stabilimento, la differenza fra entrate pubbliche e incassi privati risulta evidente.

La spiaggia di Amalfi (Campania)

Oltre ai canoni di concessione, sui balneari pesano anche i costi di gestione. Per legge, i titolari degli stabilimenti devono farsi carico dei servizi obbligatori: quello di salvataggio (bagnini autorizzati) e quello della pulizia quotidiana della spiaggia. E sono “voci” che possono incidere sul bilancio per decine di migliaia di euro.

Alle normali imposte sul reddito, si aggiungono poi la Tari sui rifiuti e l’eventuale Imu sulle strutture fisse. Per avere un quadro completo delle spese, dunque, bisogna considerare che i costi fissi per uno stabilimento balneare medio variano tra 50mila e 100mila euro annui, includendo utenze, personale, assicurazioni e manutenzione. Mentre si calcola che l’investimento iniziale per l’acquisto o l’allestimento di cabine, le attrezzature (ombrelloni, sdraio e lettini) e i locali può oscillare tra 250mila e 600mila euro.

LA VITTORIA DI TAVOLARA: REVOCATO IL PERMESSO PER IL PROGETTO DEL MEGA-RESORT DI FRONTE ALL’ISOLA SARDA

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È la vittoria dei sardi, degli ambientalisti e di tutti coloro che amano e vogliono difendere la Sardegna, con il suo territorio, il suo paesaggio e il suo mare (l’immagine in alto è stata diffusa su “X” dal Coordinamento nazionale dell’associazione Mare Libero).

Prima è stato il consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo a revocare la delibera con cui l’amministrazione aveva riclassificato la zona di Cala Finanza, di fronte all’isola di Tavolara, per autorizzare la costruzione di un mega-resort proposto dalla società italo-brasiliana che fa capo al gruppo Jhsf. Poi, è arrivato anche la revoca del Dipartimento Sud di Palazzo Chigi che il 6 febbraio scorso aveva acconsentito al progetto, già bocciato dal ministero della Cultura, dalla Soprintendenza e dalla stessa Regione.

Si tratta di una svolta improvvisa, proprio all’indomani della manifestazione popolare di protesta inscenata il 1° luglio da centinaia di persone con decine di bandiere dei quattro mori. E sull’onda della campagna d’informazione e di denuncia a cui ha partecipato anche il nostro sito Amate Sponde, con due articoli pubblicati nelle scorse settimane.

Il controverso progetto della società Tavolara Bay prevedeva la realizzazione di un resort extra-lusso di 4.350 metri quadri, con un edificio a due piani, 47 metri di larghezza per ogni lato, mentre la normativa regionale vieta di costruire a meno di 300 metri di distanza dal mare. Un nuovo “ecomostro”, insomma, concepito in nome dello sviluppo turistico e dello sfruttamento del territorio.

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Un’operazione immobiliare del genere non poteva non suscitare le reazioni e le proteste a livello locale, soprattutto da parte degli ambientalisti. “Sarà battaglia ricorso dopo ricorso al Tar, al Consiglio di Stato. In Cassazione, fino alla Consulta e alla Corte europea”, avevano annunciato gli agguerriti esponenti del Gruppo di Intervento Giuridico che hanno guidato la protesta.

Gli attivisti di Legambiente e del Wwf hanno invocato l’articolo 9 della Costituzione: vi si legge che la Repubblica italiana – oltre a promuovere la ricerca scientifica e tecnica – “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, con l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.