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UN PONTE DA RIFARE: LA CORTE DEI CONTI RIBOCCIA IL PROGETTO SULLO STRETTO DI MESSINA PER TRE MOTIVI

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Questa volta si tratta di una bocciatura-bis. Dopo i primi due stop provvisori lanciati dalla Corte dei conti al Ponte sullo Stretto di Messina, la nostra più alta magistratura amministrativa ha ribocciato il progetto per tre motivi. E ora Palazzo Chigi fa sapere che è intenzionato a riscrivere gli atti censurati, per cui slitterà di mesi l’apertura dei cantieri: tant’è che il governo è costretto a far slittare al 2033 le somme impegnate quest’anno per la realizzazione dell’opera. A Messina, intanto, a fine novembre migliaia di persone hanno partecipato a un’altra manifestazione di protesta contro la maxi-opera (foto sotto).

“Ponte sullo Stretto, il giorno nero: decreto bocciato e fondi rinviati”, titola la Repubblica un articolo in cui Antonio Fraschilla spiega che “la Corte dei conti, dopo aver bocciato la delibera del Comitato interministeriale, ha bocciato anche l’atto aggiuntivo: il contratto, in soldoni, tra il ministero dell’Economia, il Mit e la società Stretto di Messina.

“Il Ponte sullo Stretto viola l’habitat e le direttive Ue”, aveva già annunciato in un titolo di prima pagina il Corriere della Sera (https://www.corriere.it/ ). E nel suo articolo Ilaria Sacchettoni spiega che, oltre alla legge sulla tutela dell’habitat (1992), sono state disattese le norme europee sugli appalti. A giudizio della Corte, inoltre, sarebbe “approssimativo” il parere sul piano tariffario per l’utilizzo del Ponte. Da qui, la bocciatura della delibera con cui il Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione Economica e lo Sviluppo sostenibile aveva approvato la maxi-opera.

“La conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e fauna selvatica è disciplinata da legge europee. E il Ponte a una campata verrebbe meno a quei principi”, riferisce la stessa giornalista, dato che l’opera coinvolgerebbe tre siti comunitari tutelati. Perciò la delibera viene ritenuta “illegittima”.

Il secondo rilievo della Corte dei conti riguarda il codice degli appalti. Scrivono i magistrati contabili: “La delibera Cipess si limita a prendere atto, sotto l’aspetto finanziario, del costo totale dell’opera ma non svolge alcuna considerazione sulla procedura di aggiornamento dei costi, con particolare riguardo al compiuto rispetto della direttiva europea”. Qui si richiamano i principi di “trasparenza e concorrenza”.

Terzo elemento di contestazione, il piano tariffario per l’utilizzazione del Ponte relativamente ai pedaggi per auto e camion. Secondo la Corte, appare “lacunoso e contraddittorio”. Da qui, l’incognita sulla sostenibilità economica dell’opera.

“Il Ponte è in un vicolo cieco. La gara dev’essere rifatta”, titola il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/), diretto da Marco Travaglio. In un articolo firmato da Carlo Di Foggia, si legge che le motivazioni con cui la magistratura amministrativa ha bocciato la delibera del Cipess “pesano come un macigno”. E il giornalista spiega: “La più importante riguarda la violazione della direttiva europea sugli appalti che impone di rifare la gara se i costi dovessero superare del 50% quelli dell’appalto originario, ma anche se quest’ultimo dovesse subire modifiche sostanziali”. Nel caso del nuovo progetto, si è arrivati a 13,5 miliardi di euro. Né la società Stretto di Messina né il ministero delle Infrastrutture sarebbero stati in grado di dimostrare che questa soglia non è stata superata.

La concessione originaria, infatti, prevedeva che il 60% dell’opera sarebbe arrivato da finanziamenti privati, senza una garanzia pubblica. “Mentre ora Salvini ha imposto che siano tutti a carico dello Stato”. E, in questo caso, “avrebbero attirato ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”.

Per La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, si tratterebbe invece di “tre cavilli”. Da un articolo a firma di Carlo Cambi e Nino Sunseri, risulta: “Nessun riferimento al rischio sismico o al presunto spreco di denaro pubblico”. E quindi “il governo sceglie la via del dialogo” e annuncia che “ci sarà un confronto costruttivo”.

A margine di queste polemiche, da registrare un ampio reportage di Anna Lombardi, con foto di Paolo Leone, pubblicato su il Venerdì di Repubblica. È intitolato “Sulla strade della Sicilia” e descrive la situazione delle principali arterie dell’isola, da Messina a Palermo, Catania, Caltagirone e Gela. Ed è un quadro disastroso che rimette in discussione l’utilità e soprattutto la priorità del Ponte sullo Stretto.

 

VIGILI DEL FUOCO ED ENEL INSIEME PER RAFFORZARE LA SICUREZZA E SVILUPPARE PROGETTI INNOVATIVI  

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Un protocollo d’intesa è stato sottoscritto da Vigili del Fuoco ed Enel per rinnovare la collaborazione, rafforzare le attività di coordinamento e soccorso e sviluppare progetti innovativi. L’obiettivo è quello di migliorare la gestione delle attività di interesse comune, per l’ottimizzazione delle procedure e dei flussi di comunicazione; l’elaborazione di attività di formazione e di esercitazione, per incrementare la consapevolezza dei rischi associati alle diverse attività e azioni congiunte per facilitare ulteriormente la cooperazione e la conoscenza del territorio; la prevenzione degli incendi e di altre situazioni di emergenza.

Il protocollo prevede lo sviluppo condiviso di progetti ad alto contenuto tecnologico, attraverso l’adozione di piattaforme per supportare l’attività di soccorso, anche mediante l’utilizzo di droni e robot a comando remoto e l’utilizzo di sistemi di sensoristica e intelligenza artificiale per l’acquisizione e la gestione dei dati.

Dichiara il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile, Attilio Visconti: “La prevenzione incendi è una delle funzioni istituzionali del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco e ha come obiettivi diretti la sicurezza e l’incolumità degli operatori e delle persone e la tutela dei beni e dell’ambiente. Per questo il Dipartimento assicura il coordinamento degli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione per i quali siano richieste professionalità specialistiche e idonee risorse strumentali. Il protocollo ci permette di adempiere a questi compiti, anche con la promozione di adeguate attività di formazione e di collaborazione per adeguati e mirati percorsi di studio e ricerca”.

INTESA SANPAOLO: 30 MILIONI DI EURO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DI “AQUAFIL”, LEADER NELLA PRODUZIONE DEL NYLON

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Un finanziamento complessivo di 30 milioni di euro è stato erogato da Intesa Sanpaolo a favore di Aquafil, uno dei principali produttori di nylon in Italia e nel mondo, quotata sul segmento Euronext STAR di Borsa Italiana, per supportare i programmi di sviluppo sostenibile della società. Le due linee di credito, entrambe con durata quinquennale, sono finalizzate al rafforzamento della struttura finanziaria del Gruppo con sede nell’Alto Garda (foto sopra) e al sostegno degli investimenti previsti nel piano annuale. Una delle due operazioni beneficia della Garanzia SACE Growth, a conferma del forte orientamento del progetto verso obiettivi di sviluppo sostenibile.

In particolare, gli obiettivi riguardano:

  • incremento della quota di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, inclusi impianti di proprietà destinati all’autoproduzione;
  • riduzione dei consumi idrici a livello globale, in linea con le strategie di sostenibilità aziendale.

Commenta Giulio Bonazzi, amministratore delegato di Aquafil: “Questo accordo rafforza il nostro impegno verso un modello di crescita fondato su sostenibilità ed economia circolare. Grazie al supporto di Intesa Sanpaolo potremo accelerare gli investimenti in energie rinnovabili, efficienza dei processi e riduzione dei consumi, proseguendo nel percorso che da anni guida la strategia di Aquafil”.

Dichiara Michele Sorrentino, Responsabile Italian Network della Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo: “Questa operazione conferma la volontà del nostro Gruppo di accompagnare realtà industriali innovative nel loro percorso di crescita sostenibile. Aquafil è un esempio concreto di come la manifattura italiana possa coniugare competitività, attenzione all’ambiente e visione di lungo periodo. Il nostro impegno è continuare a offrire strumenti finanziari capaci di sostenere modelli produttivi sempre più responsabili e orientati alla transizione.

Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo SpA, (Photographer: Luke MacGregor/Bloomberg)

La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Aquafil ha già visto nel 2021 un finanziamento con caratteristiche circular e prosegue anche nell’ambito dell’Alleanza Italiana per l’Economia Circolare, di cui entrambi i Gruppi fanno parte. Questa nuova operazione si inserisce nel continuo impegno di Intesa Sanpaolo, sotto la guida del CEO Carlo Messina (foto sopra), nella transizione ambientale: dal 2021 ai primi nove mesi del 2025 il Gruppo ha erogato quasi 85 miliardi di euro a sostegno della Green Economy, di cui oltre 15 miliardi destinati all’economia circolare, a conferma del ruolo della Banca come motore della finanza sostenibile. Il 95% degli approvvigionamenti di energia elettrica proviene da fonti rinnovabili.

Il primo impianto per recuperare tessuti finora non utilizzati

Da molti anni Aquafil porta avanti un percorso che pone la sostenibilità e l’economia circolare al centro dei propri valori e della propria strategia di sviluppo, orientando le scelte industriali e gli investimenti verso modelli capaci di coniugare innovazione, competitività e attenzione all’impatto delle attività lungo l’intera catena del valore.

Il rinnovato impegno congiunto testimonia come la collaborazione tra finanza e industria possa favorire modelli di crescita basati su innovazione, responsabilità e visione di lungo periodo, rafforzando il ruolo di entrambe le realtà nella transizione verso un’economia più sostenibile.

RITARDI OLIMPICI

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A sei anni dall’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 all’Italia, e a due mesi dall’inizio dei Giochi in calendario dal 6 al 22 febbraio a Milano e Cortina d’Ampezzo, poco più di un terzo dei lavori (36%) sarà completato in tempo. Per il resto, pari al 64%, tutto è rinviato a dopo la conclusione delle gare. In Veneto, la regione più interessata alla manifestazione sportiva, sono state realizzate solo tre opere su 25, pari al 12%, altre sette (28%) sono ancora in fase di progettazione, mentre la quota rimanente (60%) risultano in esecuzione ma solo per il 40% di queste si prevede l’ultimazione entro febbraio.

A scattare questa impietosa fotografia, non sono gli ambientalisti o i residenti delle zone coinvolte. Bensì il Centro studi regionale di Ance, l’Associazione dei costruttori. E tuttavia, il presidente Alessandro Gerotto, si consola così: “La pista da bob di Cortina è stata un simbolo dell’efficienza realizzativa delle imprese, nonostante le notevoli difficoltà iniziali”. Peccato, però, che si tratti dell’intervento più controverso – destinato a rimanere largamente inutilizzato dopo la fine di queste Olimpiadi – che ha portato all’abbattimento di centinaia di alberi e all’ulteriore cementificazione del territorio.

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, il giornalista Giuseppe Pietrobelli, autore del libro inchiesta “Una montagna di soldi”, fa i conti in tasca all’organizzazione. Il valore complessivo delle opere previste in Veneto per i Giochi Milano-Cortina 2026 ammonta a 1,4 miliardi di euro: di cui 215 milioni per quelle legate alle competizioni e 1,2 miliardi per quelle infrastrutturali che costituiranno la cosiddetta “eredità olimpica”.

Tra queste ultime, quattro funzionali ai trasporti sono state completate in tempo utile: le stazioni ferroviarie di Belluno, Feltre, Ponte nelle Alpi e Longarone. Ma le due principali, cioè la variante stradale di Longarone e quella di Cortina, restano ancora sulla carta per un valore di 1,1 miliardi di euro. “L’elenco delle incompiute olimpiche è preoccupante”, commenta Pietrobelli.

 

L’Ance Veneto rileva, inoltre, che solo nel 60% dei casi sono state esperite gare d’appalto, con una procedura aperta e una media di ribasso intorno all’8%. Le procedure negoziate sono state il 27,8% del totale, con un ribasso medio del 13.4%, mentre gli affidamenti diretti sono stati due. In complesso, il ribasso medio è pari all’8,9%, mentre la maggior parte delle gare (76,5%) prevede il subappalto.

Ma ora arriva un altro report, redatto da Libera e da altre 20 associazioni aderenti alla rete civica Open Olympics 2026, secondo cui sono pronte solo 42 opere su 98 previste e il 57% degli interventi sarà completata a Giochi finiti (il testo integrale si può consultare sul sito: https://www.libera.it/it-schede-2792-open_olympics_2026_il_terzo_report_di_monitoraggio_civico). E, come riferisce il quotidiano La Notizia, l’investimento complessivo salirebbe a 3,54 miliardi di euro: il 13% dedicato alle strutture sportive e l’87% alla “legacy”, cioè ai lavori opere sul territorio. “Nel solo 2025 – scrive Andrea Sparaciari – la data di fine lavori è stata posticipata per il 73% delle opere del Piano, spesso in modo rilevante, con slittamenti che in alcuni casi superano i tre anni”.

“Sul fronte economico – come si legge ancora nell’articolo – nei primi mesi del 2025 il valore del Piano è cresciuto di 157 milioni (+4,6%), con aumenti che riguardano 34 opere già presenti, uno sdoppiamento e tre nuove opere”. Ma solo per la Lombardia il portale della Regione elenca 78 interventi per 5.17 miliardi, di cui 3,82 miliardi non presenti nel portale Open Milano Cortina 2026”.

Quanto all’impatto ambientale, “l’unico valore noto è la stima della Fondazione: 1.005.000 tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento”. Una specie di nube tossica, insomma, destinata a riversarsi sulle aree interessate e in particolare sulla Conca d’Ampezzo intorno alla “perla delle Dolomiti”.

ENEL ACQUISISCE PER LA PRIMA VOLTA DUE IMPIANTI EOLICI ONSHORE IN GERMANIA (80 MILIONI DI EURO)

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Enel ha perfezionato l’acquisizione di un portafoglio composto da due impianti eolici onshore in Germania che hanno una potenza installata complessiva di 51 MW. L’operazione apporta un contributo di circa 10 milioni di euro l’anno all’EBITDA ordinario (margine operativo loro) di Gruppo, grazie a una tariffa regolata in regime di feed-in premium che garantisce un livello minimo di remunerazione qualora i prezzi di vendita sul mercato risultino inferiori alla soglia prevista.

Questa operazione, con un enterprise value di circa 80 milioni di euro, rappresenta la prima significativa acquisizione del Gruppo Enel di un portafoglio di impianti operativi in Germania, un mercato chiave all’interno della strategia di espansione geografica del Gruppo. Tale strategia prevede una crescita nel settore delle rinnovabili anche attraverso acquisizioni mirate, focalizzandosi su aree caratterizzate da stabilità regolatoria e macroeconomica.

Il mercato tedesco delle rinnovabili è il più grande e uno dei più interessanti d’Europa, in virtù del potenziale di crescita e del contesto regolatorio favorevole che prevede meccanismi di incentivazione per le fonti di energia rinnovabile.

CUCINA TRICOLORE, PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’ UNESCO. GIRO D’AFFARI: 700 MLD

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Per celebrare la notizia, è stato illuminato con il tricolore il Colosseo, il monumento nazionale più rappresentativo. E diversi quotidiani hanno pubblicato la foto in prima pagina, annunciando che la cucina italiana è diventata Patrimonio culturale dell’umanità Unesco. Un riconoscimento senz’altro prestigioso per il nostro Paese che si aggiunge ora ai 61 siti – il più alto numero al mondo – già riconosciuti sul nostro territorio dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

A “spararla” più grossa è stato Il Messaggero di Roma (https://www.ilmessaggero.it/), con un titolone in prima che urla “Primi al mondo” e un editoriale di Mario Ajello che recita “Il modello vincente del cibo italiano”. Non esagera il quotidiano diretto da Roberto Napoletano a rivendicare un primato mondiale, perché la nostra alimentazione e la nostra cucina sono il prodotto di un ambiente e di un’agricoltura che tutti ci invidiano. E nelle pagine interne, in un articolo firmato da Carlo Ottaviano, si spiega che questo “è il nostro petrolio: sul piatto ci sono 700 miliardi di euro”. Si tratta di un volume d’affari dietro il quale lavorano tre milioni di addetti, con una leadership mondiale che vanta 900 registrazioni di Dop e Igp.

Ma l’eccellenza del cibo italiano è – per l’appunto – un fatto culturale, come riconosce l’Unesco, prima ancora che economico. Perché deriva dalla biodiversità del nostro territorio, per quella che il giornalista Giovanni Valentini, già direttore del settimanale L’Espresso, ha definito in un suo libro “la filiera delle tre A”: ambiente, agricoltura, alimentazione. Ai fattori di cui madre natura ha dotato l’Italia, come il clima, il mare e le montagne, si somma poi la capacità di lavorare la terra, di trarne i frutti i migliori e quindi di fornire prodotti di alta qualità: pasta, olio, vino, formaggi, frutta e verdura.

Con la fantasia e la creatività, due doti tipiche degli italiani, la nostra cucina è assurta a modello globale: dalla classica pizza agli spaghetti, dal Parmigiano al Pecorino, dal Chianti al Prosecco. E i nostri chef stellati sono noti ormai in tutto il mondo. Neppure i dazi americani riusciranno a fermare la richiesta di cibo italiano, simbolo di genuinità e di originalità, da un capo all’altro del pianeta.

Ecco perché è tanto più opportuno salvaguardare questo straordinario patrimonio enogastronomico, contrastando l’inquinamento atmosferico e proteggendo l’assetto idrogeologico. L’Italia, oltre a essere un immenso deposito di bellezze naturali, possiede anche beni storici e artistici che nessun altro Paese al mondo può vantare. Ed è proprio questo insieme di caratteristiche che ne fanno una méta turistica privilegiata, alimentazione la più grande industria nazionale con tutto l’indotto che ne deriva in termini di occupazione.

 

TORINO, ALLE GALLERIE D’ITALIA IN MOSTRA “LA MADONNA DELLE CILIEGIE” DI BAROCCI (FINO ALL’11/1/2026)

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Alle Gallerie d’Italia – Torino è aperta al pubblico, per tutto il periodo natalizio fino all’11 gennaio 2026, la mostra “Barocci. La Madonna delle ciliegie”. L’esposizione presenta uno dei più celebri capolavori di Federico Barocci (Urbino, 1533 – 1612), il Riposo durante la fuga in Egitto, proveniente dai Musei Vaticani, conosciuto anche come Madonna delle ciliegie, e s’inserisce nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre” che, dal 2015 nel corso di 17 edizioni, ha visto la presentazione di numerosi capolavori nelle sedi espositive di Intesa Sanpaolo provenienti da musei italiani e stranieri.

Allestita al piano nobile del museo di Piazza San Carlo in Sala Turinetti, la mostra offre al pubblico la possibilità di ammirare da vicino un dipinto che testimonia in modo emblematico la “maniera dolce” dell’artista urbinate: un linguaggio pittorico morbido e sfumato, memore delle atmosfere correggesche, arricchito da un cromatismo ricercato, frutto della perfetta fusione di tonalità calde e fredde. Pur avendo scelto di trascorrere gran parte della carriera nella sua città natale, lontano dai principali centri culturali, Barocci seppe affermarsi come uno dei più significativi autori di pittura sacra della seconda metà del Cinquecento, richiesto da committenti in tutta Italia.

Dichiara Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia: “Accogliere un capolavoro d’arte da una delle più importanti collezioni del mondo è il modo migliore per concludere la programmazione espositiva proposta alle Gallerie d’Italia nel corso di quest’anno. Da Palazzo Turinetti ai piani ipogei, dalla fotografia e i temi contemporanei, agli imperdibili ospiti illustri, le Gallerie di Piazza San Carlo sono luogo di contributi significativi all’offerta culturale in città, anche grazie ai crescenti rapporti costruiti con le più grandi istituzioni italiane e internazionali come i Musei Vaticani. Insieme alle immagini di Jeff Wall e del Museo del Cinema, la Madonna delle ciliegie di Federico Barocci, con la sua delicata bellezza, renderà ancora più preziose le festività del Natale torinese”.

Conosciuta anche come Madonna delle ciliegie, quest’opera raffinata e poetica – completata nel 1573 per l’amico e collezionista Simonetto Anastagi di Perugia – rappresenta una delle più alte espressioni della produzione sacra di Barocci, protagonista della scena artistica italiana ed europea tra Cinque e Seicento. La presenza dell’albero e dei frutti, offerti da san Giuseppe al Bambino, richiama sia il sangue della Passione sia la dolcezza del Paradiso, in una sintesi iconografica dal profondo valore teologico e affettivo.

Nel Riposo durante la fuga in Egitto la scena sacra si carica di una tenerezza quotidiana che riflette i nuovi orientamenti della Controriforma: la dimensione divina si traduce in un’intimità domestica fatta di gesti semplici, nella quale l’umanità dei protagonisti diviene tramite di un messaggio spirituale accessibile e profondamente empatico. Alla morte dell’Anastagi, nel 1602, l’opera passò ai Gesuiti di Perugia e vi rimase fino alla soppressione dell’ordine nel 1773, per poi raggiungere Roma, transitando prima per il Quirinale, entrando nelle raccolte pontificie all’epoca di Pio IX e approdando infine, nel 1935, alla nuova Pinacoteca Vaticana di Pio XI.

L’ingresso alle Gallerie d’Italia – Torino è gratuito per le scuole e per i ragazzi fino a 18 anni.

INFORMAZIONI

Sede: Gallerie d’Italia – Torino, Piazza San Carlo 156, Torino.

Orari: martedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 9,30 alle 19,30; mercoledì dalle 9,30 alle 20,30; lunedì chiuso; ultimo ingresso: un’ora e mezza prima della chiusura.

Tariffe: intero 10€, ridotto 8€, ingresso gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e prima domenica del mese; ridotto speciale 5€ per under 26 e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo.

PRENOTAZIONI

http://www.gallerieditalia.com , torino@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619

ROMA, NUOVI CASSONETTI DI AMA SPA IN AREE PROTETTE PER LA RACCOLTA DI ABITI E ACCESSORI USATI DA RICICLARE

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Sotto il titolo “Una trama per tutti”, parte in grande stile la nuova campagna di Ama SpA, l’Azienda municipale Ambiente di Roma, per la raccolta degli abiti e accessori di abbigliamento usati. I vecchi cassonetti gialli sono stati rimossi su tutto il territorio della Capitale, per contrastare atti di vandalismo e saccheggio che ne compromettevano il servizio.

Ed è già iniziato il piano di posizionamento dei nuovi cassonetti amaranto, collocati in aree protette e monitorate come scuole, mercati rionali, centri commerciali e sedi municipali: per ora, nei Municipi II, III, IV, VI, VII, VIII, IX, X, XII, XIII e XV e, a seguire, in tutta la città.

Si possono conferire:

  • abiti usati (vestiti e cappotti, biancheria intima, calzini, ecc…);
  • tessili (stoffe in genere, coperte, tende, tappeti e tappezzerie);
  • accessori di abbigliamento (scarpe e scarponi, borse e zaini, cappelli, sciarpe e guanti, cinture).

Gli indumenti raccolti sono igienizzati, trattati in impianti autorizzati e avviati a:

  • recupero di materia (pezzami, lati, imbottiture, pellami, eccetera);
  • commercializzazione e vendita dei capi in buone condizioni;
  • smaltimento a norma in impianti autorizzati dei materiali non recuperabili;

(I materiali inseriti in questi contenitori sono trattati come rifiuti ai sensi del d.lgs. 152/006 e s.m.i.).

A questo link, l’elenco dei nuovi cassonetti Municipio per Municipio: Raccolta Differenziata

Il tessile può essere conferito anche nei Centri di raccolta Ama e, durante le giornate di “Ama il tuo quartiere”, ogni sabato in diversi Municipi.

L’azienda ricorda, infine, l’opzione del riuso: “Prima di gettare via i tuoi tessili, pensa che ci sono tantissime alternative al riciclo. Puoi organizzare un baratto tra amici o donarli a chi ne ha bisogno. Ogni singolo gesto conta e fa la differenza”.

 

NATALE CON IL FAI: VISITE GUIDATE AI BENI CULTURALI E NEGOZI SPECIALI PER GLI ACQUISTI

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Natale è tornare a casa, ritrovare la propria famiglia, godere del calore e dell’affetto di parenti e amici. È il momento più magico dell’anno, tanto atteso da grandi e piccini, per trascorrere insieme giornate di allegria e convivialità. Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) invita a visitare i suoi Beni calati nell’atmosfera natalizia e a condividere con le persone più care lo splendore di ville, castelli e palazzi signorili addobbati a festa, la suggestione dei presepi allestiti secondo le tradizioni locali, il fascino di boschi imbiancati di neve e aree naturalistiche immerse nella fioca luce dicembrina.

I visitatori, inoltre, potranno curiosare nei Negozi della Fondazione lasciandosi ispirare per gli acquisti natalizi. Tra le proposte regalo un’accurata selezione di libri, prodotti gastronomici realizzati con le materie prime provenienti dai Beni FAI, come le marmellate di agrumi antichi del Giardino della Kolymbethra, l’olio extravergine di oliva dagli ulivi secolari della Baia di Ieranto e il sale integrale delle Saline Conti Vecchi. Doni esclusivi, originali e “di valore”, anche perché l’acquisto va a sostegno delle attività del FAI volte alla tutela e alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio d’arte e natura.

Gli Iscritti al Fondo Ambiente Italiano avranno l’opportunità di usufruire del 10% di sconto su tutti i prodotti in vendita.

Ecco le visite proposte sul sito del FAI:

CASTELLO E PARCO DI MASINO CARAVINO (TORINO)

Una visita guidata per immergersi nell’atmosfera del Natale a Masino (nella foto in alto): dal dipinto raffigurante la Natività di Gesù nel Salotto Rosso – uno degli ambienti più preziosi del Castello – al Presepe in corallo di manifattura trapanese nella Galleria dei Poeti; dai servizi da tè e da cioccolata, alla tavola imbandita nella Sala da pranzo estiva, fino ai ricordi della Vigilia di Natale che risalgono alla metà del Novecento. Un’occasione unica per vivere il Castello immerso nell’atmosfera natalizia e per conoscere le tradizioni e le abitudini di casa Valperga.

ABBAZIA DI SANTA MARIA CERRATE (LECCE)

Articolata in quattro tappe — lectio, meditatio, oratio e contemplatio — aiuta il credente ad ascoltare la Parola, a meditarla, a risponderle nella preghiera e a contemplarla nel silenzio del cuore. Questa esperienza di fede, radicata nella tradizione monastica, trova un luogo particolarmente significativo nella Abbazia di Santa Maria di Cerrate, oggi restaurata e restituita alla sua originaria bellezza spirituale (nella foto sopra). Le meditazioni sulla Sacra Scrittura saranno guidate da Suor Annamaria Mulazzani delle Suore Oblate Benedettine, mentre le riflessioni patristiche, dal dottor Luca Spano. L’iniziativa è in collaborazione e a cura della Parrocchia San Nicola di Myra e Mater Domini di Squinzano.

CASTELLO DELLA MANTA (CUNEO)

Nel percorso che unisce le cantine e la cucina alle sale affrescate si dipana il racconto delle tradizioni e delle pratiche più diffuse legate ai simboli natalizi: dalla corona dell’Avvento all’albero addobbato, dal presepe alle ghirlande, dall’agrifoglio al vischio. Gli ambienti decorati e addobbati per l’occasione accolgono i visitatori per un racconto speciale della storia e delle memorie del Castello tra affreschi e aneddoti (nella foto sopra).
Sabato 13 dicembre, il Castello partecipa all’evento “I doni di Santa Lucia”, organizzato dal Comune di Manta. Dalle ore 15 alle ore 22, Via Castello ospiterà associazioni locali, espositori e artigiani per un percorso tra gusto e manualità.
Dalle 15 alle 18, visite guidate all’antica Parrocchiale di Manta e, al giungere della sera, dalle 18 alle 22, il Castello aprirà le sue porte per speciali visite… al buio. Muniti di piccole torce, i visitatori saranno condotti, tra aneddoti e racconti, a conoscere l’ala cinquecentesca del Castello.
Durante il pomeriggio, per le famiglie con bambini dai 5 agli 11 anni, laboratorio manuale “Giochi di luce” (ore 15-16,30). Per i più grandi, due laboratori “Vermouth a Corte” (alle ore 16) e “La Tavola del Natale” (alle ore 17). I laboratori si terranno presso la Cascina del Castello.
Prenotazione consigliata.

INFORMAZIONI, ORARI E PRENOTAZIONI SUL SITO: https://fondoambiente.it/vivi-natale-nei-beni-del-fai

GIOCHI OLIMPICI 2026: ENEL INAUGURA A LIVIGNO LA PIU’ ALTA CABIMA ELETTRICA D’ITALIA (2.177 METRI)

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Dare energia ai siti olimpici e garantire una rete elettrica più moderna e resiliente. Sono alcuni degli obiettivi alla base della costruzione della nuova cabina primaria Enel di Livigno, impianto appena inaugurato in vista delle prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Le cabine primarie sono snodi fondamentali della rete elettrica. La loro funzione è garantire energia al territorio ricevendo elettricità in alta tensione e trasformandola in media, condizione necessaria per poterla distribuire a imprese e attività commerciali. Questo nuovo impianto fornirà più energia e un servizio di maggiore qualità, garantendo il fabbisogno energetico necessario ai Giochi Olimpici Invernali in Alta Valtellina e il futuro sviluppo del territorio.

La nuova cabina elettrica di Livigno è la più alta d’Italia: realizzata a 2.177 metri s.l.m. è stata costruita sfruttando le più avanzate tecnologie e, soprattutto, all’insegna della sostenibilità. L’impianto è stato realizzato con una struttura ipogea che favorisce la completa integrazione nel contesto paesaggistico montano, consentendo di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

L’alta sostenibilità di questo progetto è stata garantita anche dal riutilizzo di terre e rocce derivanti dalle attività di escavazione, in linea con i principi dell’economia circolare. Tale materiale (27.000 m3) è stato tutto riutilizzato, infatti, per infrastrutture a uso della comunità locale, come per esempio il parcheggio comunale Passo Eira.

Un momento dell’inaugurazione, con il taglio del nastro

“La cabina primaria Enel di Livigno – dichiara Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia – garantirà un approvvigionamento energetico tanto efficiente quanto indispensabile per l’Alta Valtellina. Anche in questo caso in Lombardia registriamo un record: la cabina è unica nel suo genere ed è la più alta mai realizzata in Italia. Ulteriore motivo di orgoglio, per cui ringraziamo Enel e tutti gli attori coinvolti, è la sostenibilità di questo progetto, in linea con i principi dell’economia circolare da sempre cari a Regione Lombardia. Siamo dell’idea che gran parte del successo delle Olimpiadi sia il lascito permanente di infrastrutture innovative e strategiche come questa”.

“La nuova cabina primaria di Livigno – afferma il Direttore Enel Grids and Innovation Gianni Vittorio Armani – è un patrimonio per il territorio che va oltre i Giochi Olimpici Invernali. Un’infrastruttura che unisce innovazione e sostenibilità, abilitando la transizione energetica grazie a reti resilienti, capaci di integrare sempre più energia rinnovabile e di adattarsi ai cambiamenti climatici. È un investimento concreto su crescita sostenibile e sicurezza del territorio, in grado di rafforzare la capacità della città di accogliere nuove opportunità economiche, culturali e turistiche”.

La rete elettrica locale dell’Alta Valtellina è stata ulteriormente potenziata e resa più resiliente ai cambiamenti climatici grazie alla posa di 60 chilometri di cavi interrati, favorendo l’integrazione dell’infrastruttura in aree di rilevanza paesaggistica. Nelle aree di Livigno e Bormio, inoltre, sono state realizzate 4 nuove cabine secondarie e altre 12 sono state riqualificate con un aggiornamento tecnologico a vantaggio dell’automazione di rete e del telecontrollo: ossia il monitoraggio degli impianti a distanza con la possibilità di attuare comandi da remoto real time e senza l’intervento del personale operativo sul posto. Oltre a garantire l’energia necessaria per le Olimpiadi Invernali, il progetto di Enel per Livigno assicurerà anche una qualità del servizio migliore per i residenti e abiliterà l’elettrificazione dei consumi futuri per circa 20.000 clienti.