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ALLARME ACQUA: LA CRISI COSTA ALL’ITALIA 13 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO. I DATI IN UN “ATLANTE” DI LEGAMBIENTE

“L’acqua è il filo invisibile che tiene insieme salute, ecosistemi, economia, diritti”. Per approfondire questa stretta connessione, Legambiente ha pubblicato, in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia, l’Atlante dell’acqua 2026. Un lavoro interdisciplinare che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia. E non si parla solo di acqua potabile, ma anche di acqua per l’agricoltura e l’industria: un allarme alimentato dalla siccità, dai consumi connessi alla digitalizzazione e all’uso dell’Intelligenza artificiale.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo, abbiamo ripreso i passaggi che riguardano in particolare il nostro Paese. Il testo integrale dell’Atlante si può scaricare da questo link: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/file-ATLANTE-DELLACQUA-2026-ITA-LEGAMBIENTE-LOW-2.pdf

Una veduta di un antico acquedotto romano

“Ogni anno nel mondo – si legge nel documento – vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi. Il 70% -72% dell’acqua dolce globale è destinata all’agricoltura. 3,2 miliardi di persone vivono in aree agricole con scarsità idrica, mentre 12,5 milioni di europei sono esposti a PFAS vivendo in aree con acqua potabile contaminata. Intanto nel mondo la domanda globale di acqua è in aumento e di questo passo lo stress idrico è destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni.

La crisi dell’acqua, secondo il quotidiano Il Messaggero, costa all’Italia 13 miliardi di euro all’anno. E sebbene migliori la qualità del servizio, permangono ancora diverse criticità. In particolare, al Sud, a causa delle gestioni “in economia” di alcuni enti locali. Nel periodo 2021-2029, gli investimenti si attestano su una media di 90 euro annui per abitanti, con un picco fino a 106 euro nel biennio 2025-2026, grazie anche all’applicazione del Pnrr. Per Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, è necessario un contributo pubblico di almeno 2 miliardi l’anno per i prossimi 10 anni.

“L’Italia – come si legge nell’Atlante di Legambiente – è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile: nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di m³, pari a 155 m³ annui per abitante. L’85% proviene da acque sotterranee. Nelle reti di distribuzione si perde il 42,4% dell’acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di m³ l’anno, con punte oltre il 60% in alcune regioni del Mezzogiorno”.

Il Rapporto ricorda che sono 6 le procedure europee di infrazione attive, una relativa alle acque potabili, in particolare per i livelli di arsenico e fluoruro nel viterbese, una relativa alla Direttiva Nitrati e, infine, quattro su fognature e depurazione, per la prima delle quali paghiamo sanzioni che sarebbe più utile investire nell’adeguamento degli impianti. Solo il 56% delle acque reflue è trattato in conformità con la normativa, contro una media UE del 76%.

Gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere. A gennaio 2026 si è aggiunta l’apertura di una ulteriore procedura per la Direttiva Quadro Acque 2000/60. Preoccupa l’intensificarsi degli eventi meteo estremi (grandinate, siccità, alluvioni, esondazioni…). 195 quelli registrati negli ultimi 11 anni, secondo l’Osservatorio Città Clima, e che hanno causato danni all’agricoltura, pari al 7,9% del totale degli eventi censiti nello stesso periodo in Italia.

Nella Penisola preoccupa lo stato di salute del Po, il grande fiume d’Italia con unbacino idrografico di circa 71.000 km², pari al 24% del territorio nazionale, dove vivono oltre 16 milioni di persone. Importante tesoro di biodiversità, è minacciato da inquinamento chimico, microplastiche e crisi idriche. Le sue acque sono una risorsa idrica di importanza inestimabile per il Nord Italia, irrigando la Pianura Padana, una delle aree agricole più produttive d’Europa. Ogni anno, vengono prelevati oltre 20 miliardi di m3 d’acqua nel distretto del Po, di cui quasi il 75% è destinato agli usi irrigui. La dispersione dei rifiuti plastici è una delle emergenze ambientali più gravi: il Po è uno dei principali vettori di plastica nel Mar Adriatico. La Riserva MAB UNESCO Po Grande, in questo bacino fluviale, rappresenta un importante modello di tutela e sviluppo sostenibile.

Manifestazione di protesta contro lo scioglimento dei ghiacciai

I ghiacciai delle Alpi e dei Pirenei sono tra i più vulnerabili alla crisi climatica, conclude l’Atlante di Legambiente. Tra il 2000 e il 2023 hanno perso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Sulle Alpi italiane, inoltre, i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con deficit dell’equivalente idrico della neve fino al 70%. Ne derivano effetti rilevanti sulla disponibilità di acqua, sulla portata dei fiumi, sulla produzione idroelettrica e sull’equilibrio degli ecosistemi montani. Il degrado del permafrost aumenta l’instabilità dei versanti. È urgente rafforzare strategie di adattamento e cooperazione tra istituzioni, comunità locali e mondo scientifico per una gestione integrata delle risorse idriche e degli ecosistemi alpini.

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