spot_img

ACQUA SPRECATA: SU 300 MLD DI METRI CUBI NE UTILIZZIAMO SOLO IL 10%. LE PERDITE DELLA RETE IDRICA NAZIONALE

Per effetto del cambiamento climatico, l’Italia è il sedicesimo Paese più colpito da siccità e ondate di calore in tutto il mondo, come dimostra anche il maltempo degli ultimi giorni. Eppure, continua a perdere acqua dalle reti idriche in misura esorbitante: su 300 miliardi di metri cubi all’anno, prodotti dalle piogge, ne preleva effettivamente il 10%, circa 30-35 miliardi. Uno spreco ingiustificabile di risorse naturali, dovuto all’insufficienza di dighe, invasi, bacini di raccolta e alle falle delle condutture. E le regioni più penalizzate sono quelle meridionali e le isole, soprattutto nella stagione estiva con l’arrivo dei turisti. Sull’argomento, di cui Amate Sponde s’è già occupato più volte in passato (https://www.amatesponde.it/acqua-opere-ferme/ del 20/6/2025), Il Messaggero ha pubblicato recentemente un ampio e documentato articolo a firma di Valentina Pigliautile.

Interpellato dal quotidiano romano, spiega Erasmo D’Angelo, ex capo della struttura di missione “Italia sicura” per il dissesto idrogeologico: “Dal prelievo all’utilizzo si registrano quasi 7 miliardi di metri cubi di perdite”. Dei 26,6 che vengono utilizzati, la maggior parte (53,3%) è destinato all’agricoltura, il 21% all’industria per il raffreddamento dei macchinari e appena il 20% arriva nelle abitazione per gli usi domestici.

Quanto alle infrastrutture, dei 500mila chilometri di rete idrica il 60% risale tra i 50 e i 100 anni fa. Nelle 531 dighe esistenti, il volume di acqua autorizzato per la raccolta si aggira intorno ai 13,5 miliardi di metri cubi, mentre quello effettivamente stoccato arriva a 8,8. E questo dipende in parte anche dalla carenza di manutenzione che provoca l’accumulo di sedimenti negli invasi.

Non manca, tuttavia, qualche esempio in positivo. Al Nord, incluso il bacino del fiume Po, si registra una situazione di normalità. E a Roma, l’Acea riuscita a ridurre le perdite del 45%, scendendo al 24-25% di perdite.

Di contro, gli italiani continuano a preferire l’acqua minerale. In un articolo di Antonio Galdo sul sito Non sprecare, si legge che soltanto il 29,2 per cento – secondo un’indagine di Csa Research – bevono quella che esce dal rubinetto.E sono tra i più grandi consumatori di acqua minerale al mondo, appena dopo il Messico, un paese dove le falde acquifere sono tutte inquinate, al contrario delle nostre che sono considerate, per qualità, tra le migliori del pianeta”.

A parte il risparmio di denaro, e anche d’inquinamento causato dal trasporto dell’acqua minerale dalla fonte ai punti vendita fino al consumatore finale, quella del rubinetto presenta una quantità di vantaggi e di benefici decisamente più alti di quelli vantati dai marchi delle acque minerali più propagandate dalla pubblicità. Quattro italiani su quattro non si fidano dell’acqua fornita dal proprio Comune. Ma l’acqua del rubinetto è garantita dalla legge per qualità, è sicura da bere e da molte ricerche è risultata spesso superiore all’acqua in bottiglia.

Related Articles

Social

5,020FansLike
205FollowersFollow

Intesa Sanpaolo Eventi

spot_img

Art Bonus

spot_img

Articoli più letti