MUSEI GRATIS, UN BUON AFFARE

MUSEI GRATIS, UN BUON AFFARE

Le domeniche gratis nei musei non solo non danneggiano i loro bilanci – come ritiene il nuovo ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, che vorrebbe abolirle – ma anzi giovano ai conti pubblici. A documentarlo, cifre alla mano, è il sito “True Numbers” (www.truenumbers.it) specializzato nel cosiddetto “fact checking”, il controllo e la verifica dei fatti, contro la diffusione delle “fake news” o bufale che dir si voglia. E con tutto il rispetto per il ministro, laureato all’Università Bocconi di Milano, forse sarebbe il caso di approfondire la situazione prima di prendere una decisione che potrebbe contribuire ad aggravare ulteriormente il bilancio dello Stato, messo già a dura prova dai primi provvedimenti del governo giallo-verde contenuti nel “decreto dignità” e dalle mirabolanti promesse elettorali (flat tax e reddito di cittadinanza) che all’inizio di agosto hanno fatto risalire lo spread oltre i 260 punti base.

Con un grafico eloquente, l’analisi di “True Numbers” documenta innanzitutto che i musei pubblici non perdono soldi: tra il 2013 e il 2017, le entrate sono sempre aumentate fino a raggiungere l’anno scorso la cifra di 64,2 milioni di euro, con una media mensile di 5 milioni. Nel complesso, il patrimonio gestito dal ministero dei Beni culturali (musei, monumenti e aree archeologiche) ha registrato un totale di 193 milioni e 631 mila euro, in aumento di circa 70 milioni rispetto al 2013 quando gli incassi furono di 126 milioni e 417mila euro (+53%). Un trend positivo che ha permesso nel quinquennio migliaia di assunzioni nel settore.

Un altro dato confortante per l’apparato culturale italiano, fornito dallo stesso sito, è il numero dei visitatori dei musei. Nel 2013, gli ingressi sono stati 38 milioni 424 mila e 587, per poi salire nel 2017 a 50 milioni 103 mila e 996, con un incremento del 31%. L’anno scorso s’è registrato anche l’aumento più consistente rispetto all’anno precedente: 4 milioni 720mila e 123 ingressi più del 2016.

Per quanto riguarda in particolare le domeniche gratis, dal 1° luglio 2014 – quando entrò in vigore la legge che obbliga i poli museali italiani a non far pagare il biglietto a nessuno la prima domenica del mese – i visitatori dei 480 spazi che hanno approfittato dell’iniziativa sono stati 11.740.931. I due anni con il maggior numero di partecipazioni sono stati il 2015 (3.509.459 visitatori) e il 2017 (3.549.201).

Ma quanto hanno influito le domeniche gratis sulle visiste? Il sito “True Numbers” ha calcolato che, su un totale di 160.307.339 milioni di ingressi (a pagamento e non) nel periodo 2014-2017, separando gli ingressi medi mensili da quelli delle domeniche gratis il risultato finale risulta positivo: i ricavi dei musei fra il 1° luglio 2014 e il 31 dicembre 2017 sono sempre aumentati. Ciò significa che le domeniche gratis non hanno provocato alcun danno, ma anzi hanno alimentato un effetto promozionale.

Alla luce di questi dati, è appena il caso di ricordare che il turismo rappresenta tuttora la nostra prima industria nazionale. E non c’è dubbio che i Beni culturali rappresentano un forme motivo di richiamo e di attrattiva, sia per gli italiani sia per gli stranieri.

Qualche preoccupazione, a tale proposito, desta invece la norma introdotta nel “decreto dignità” che proibisce la pubblicità, diretta o indirezza, dei giochi d’azzardo. Fra questi ultimi, viene compreso anche il più innocuo Gioco del Lotto che vanta un’antica tradizione popolare. E fin dal 2007 Lottomatica, la società che lo gestisce su concessione statale, ha investito direttamente circa 80 milioni di euro per supportare iniziative culturali, sociali e sportive. A queste sponsorizzazioni, va aggiunto il contributo che, attraverso un meccanismo di trasferimento dal Ministero dell’Economia (MeF) a quello dei Beni culturali e del Turismo (Mibact) introdotto dalla “legge Veltroni” (n.662/96), destina automaticamente una parte dei proventi del Lotto al recupero dei beni architettonici e culturali: oltre 1,8 miliardi di euro per oltre 600 interventi, dal ’98 a oggi.

Va bene, allora, combattere la ludopatia: cioè la dipendenza dal gioco d’azzardo compulsivo. Ma attenzione a non ridurre i finanziamenti alla Cultura e al Turismo. Altrimenti, lo Stato farebbe meglio a rinunciare alle concessioni e ai relativi proventi.

Luca Grimaldi

foto:

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